Innovazione

Come valutare bene i titoli Amazon, Facebook, Google e Netflix?

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L’analisi di Michael Wursthorn sulle previsioni sui titoli tecnologici americani

La positiva performance dei titoli tecnologici statunitensi sta spingendo alcuni gestori di fondi a liquidare come miopi le annose preoccupazioni sulle valutazioni. Mentre le azioni di alcune società, tra cui Amazon, Netflix  e Salesforce, quest’anno sono arrivate a registrare un prezzo/utile pari a diverse volte la media di lungo periodo del mercato, molti sostenitori di questo tipo di investimenti spiegano la possibilità che tali parametri sovrastimino i rischi. Propendono per una valutazione più ampia dei progressi finanziari e strategici, affermando che tale punto di vista può essere più pertinente per coloro che prevedono di tenere in carico le azioni ancora a lungo.

COME VALUTARE I TITOLI TECH

Il tema di come valutare i grandi titoli tech sta diventato sempre più caldo, considerando che gli indici borsistici americani sono sulla buona strada per stabilire un nuovo record nell’ambito del mercato rialzista più lungo degli Stati Uniti. Di recente, l’avanzata di nove anni è stata guidata dai rally impetuosi e sostenuti di Amazon, Apple e Alphabet, tra gli altri. Gli scettici ribattono che valutazioni elevate e un’assenza di ‘estensione’, ovvero guadagni eccessivi concentrati in una manciata di titoli popolari, rendono il mercato vulnerabile a una ritirata. Un’analisi di dati raccolti a partire dal 1964 mostra che i multipli più elevati tendono a essere seguiti da rendimenti più deboli su tratti decennali, secondo Credit Suisse.

PARTECIPAZIONI A LUNGO TERMINE

Ma alcuni investitori, che affermano di considerare questi investimenti come partecipazioni a lungo termine, stanno puntando i piedi. Dal loro punto di vista, l’esame delle valutazioni rischia di trascurare il valore futuro dell’attuale spesa d’investimento a opera di imprese con vantaggi sostanziali nei mercati-chiave, come l’espansione di Amazon nel business del cloud computing. Chi crede in questo approccio può in qualche modo ritrovare la matematica dalla sua: la valutazione del titolo medio dello S&P 500 è ora al 97° percentile dei livelli storici, secondo Goldman Sachs, che ha analizzato 40 anni di dati.

I TIMORI

Quando l’anno scorso è calata dal 99° percentile c’è stata la dimostrazione che i timori legati alle valutazioni potrebbero essere applicati a una vasta fetta del mercato, non solo al comparto tecnologico. Anche il settore dei beni di prima necessità, visto come un investimento difensivo che dovrebbe fare bene in caso di rallentamento dei mercati azioniari, sembra troppo caro a molti investitori.

QUESTIONE DI MULTIPLI

Naturalmente pochi mettono in dubbio che i multipli più elevati aumentino il rischio di un calo del prezzo delle azioni a breve termine in risposta a un qualsiasi sviluppo negativo, che si tratti di un calo degli utili o delle ripercussioni sul sentiment dello shock in un mercato lontano.

DA NETFLIX A FACEBOOK

Agli investitori in Netflix e Facebook è stato ricordato questo ultimo mese in cui bruschi ribassi dei titoli hanno seguito le delusioni date dalle trimestrali. «Le valutazioni contano molto di più quando si estende l’orizzonte temporale», ha sottolineato John Prichard, presidente di Knightsbridge Asset Management, che si aspetta che la crescita dei tassi di interesse prima o poi porterà a uno scossone che «abbatterà i titoli con un p/e elevato».

CHI PUNTA SUI TECNOLOGICI

Tuttavia la salita dei tassi di interesse quest’anno è stata lenta e i tech restano popolari: i gestori sono maggiormente orientati verso la tecnologia rispetto a tutti e gli 11 principali settori industriali dello S&P 500. Secondo un rapporto di Bank of America Merrill Lynch, il gestore di portafoglio medio alloca circa l’1,2% del fondo in titoli di tecnologia e internet. In parte ciò è dovuto al fatto che molte delle più grandi aziende tecnologiche hanno messo a segno multipli di gran lunga superiori ai massimi storici e negli ultimi anni hanno presentato notevoli profitti che hanno abbassato i rapporti prezzo/utile anche se le azioni hanno fatto registrare importanti guadagni.

IL CASO AMAZON

Si prenda Amazon, che quest’anno ha guadagnato oltre il 60% e tratta a 85 volte gli utili futuri: secondo FactSet, il miglioramento del risultato netto negli ultimi trimestri ha portato il rapporto prezzo/utile della società a scendere dal livello medio di 115 volte negli ultimi tre anni. In confronto, lo S&P 500 scambia a 16 volte gli utili attesi nei prossimi 12 mesi.

CHE COSA E’ SUCCESSO A FACEBOOK

Meno di cinque anni fa Facebook passava di mano a più di 50 volte gli utili futuri in quanto spendeva più dei rivali per dominare il panorama pubblicitario dei social media. L’aumento dei profitti ha portato la valutazione a 23 volte oggi, anche dopo il calo record nel valore di mercato del mese scorso. Salesforce è in rialzo di oltre il 40% quest’anno, ma i sostenitori dicono che il mercato ne stia sottovalutando la capacità di conquistare clienti a lungo termine e penalizzando l’azienda di software per i costi iniziali in marketing e vendita.

(articolo uscito su MF/MIlano Finanza traduzione di Giorgia Crespi)

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