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Manifesto per internet 5G, Telco: investiremo su nuova rete, ma servono nuove regole

Tlc Europee

Le Telco scendono in campo: in un Manifesto per internet 5G chiedono al’Ue regole chiare sulla Net Neutrality, meno restrittive e che incentivino all’investimento
Un Manifesto per internet 5G: porteremo la nuova tecnologia nella Ue, a patto che le regole sulla Net neutrality siano meno restrittive. A sottroscriverlo sono stati, come racconta il Financial Times, ben 17 operatori europei, fra cui Vodafone, Deutsche Telekom, BT e Telecom Italia,  che si impegnano a realizzare entro il 2020 una rete 5G in almeno una grande città di tutti i paesi Ue, solo a condizioni favorevoli. Le attuali linee guida Ue sulla net neutrality, che la Commissione è impegnata a redigere in questi giorni, “creano una forte incertezza sul ritorno degli investimenti nel 5G”.

Per le Telco, infatti, non varrebbe la pena investire in una nuova e potente rete se l’Ue non decidesse di introdurre, per esempio, nuovi vincoli per i servizi OTT, Over-The-Top, imprese che forniscono, attraverso la rete Internet, servizi e contenuti, guadagnando dalla pubblicità, senza avere a proprio carico i costi relativi alla trasmissione ed alla gestione della rete, come WhatsApp eSkype. Gli OTT potrebbero contribuire al finanziamento delle reti (anche Agcom ha ipotizzato in uno studio, la possibilità di far pManifesto per Internet 5gagare agli OTT un pedaggio per la rete internet e per l’uso della numerazione cellulare su cui viaggiano i loro servizi).

Insomma, le Telco con il Manifesto per internet 5G, mettono le mani avanti: nessun importante investimento nella nuova tecnologia che dovrebbe accelerare lo sviluppo e la diffusione dell’Internet of Things se il ritorno economico non dovrebbe essere proporzionato all’impresa. È vero anche che la diffusione di Internet e della messaggistica istantanea ha portato i ricavi delle Tlc a diminuire progressivamente, con la perdita di valore di servizi tradizionali come voce ed sms. Nemmeno i i proventi del traffico dati 4G sono stati ingrado (almeno fino ad oggi) di coprire la riduzione dei ricavi derivanti appunto dai servizi tradizionali. Servono più certezze: meno regole e più semplici, che possano favorire modelli di co-investimento e condivisione dei rischi e creino nuovi incentivi all’investimento.

Diversamente dal passato, il 5G non sarà un semplice upgrade tecnologico in termini di connettività, ma una piattaforma per la digitalizzazione della società e dell’economia, basata sulla convergenza fra fisso e mobile”, spiega Etno, l’associazione che raccoglie i maggiori operatori europei. Ed è per questo che le Tlc, nel loro Manifesto per internet 5G, chiedono anche più collaborazione all’interno della industry e con i settori verticali come l’automotive, la logistica, la sanità.

Anche l’Italia pensa a legge su Net Neutrality

E mentre le Tlc, nel Manifesto per internet 5G, chiedono linee guida chiare sulla Net Neutrality, l’Italia si prepara a presentare le proprie regole in materia: è passata alla Camera la prima legge italiana per la tutela della neutralità della rete. Ora toccherà al Senato approvare.

Dopo aver chiarito che Internet non è solo alcuni servizi, la legge disciplina che: “Agli operatori non è consentito ostacolare, ovvero rallentare rispetto alla velocità alla quale sarebbe fornito a un utente nella stessa area avente la medesima capacità di banda e con accesso illimitato alla rete internet, l’accesso ad applicazioni e servizi internet, fatti salvi i casi in cui le misure che ostacolano o rallentano l’accesso siano necessarie, comunque per brevi periodi”.

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