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L’intelligenza artificiale è un po’ comunista?

IA rappresenterà un momento di cambiamento fisico-culturale paragonabile solo a ciò che fu la scoperta dell’America. Il Cameo di Ruggeri.

Ho lavorato, fino ai 25 anni, in un mondo in cui la gerarchia retributiva e sociale delle classi povere privilegiava il mestiere rispetto alle brute attività operative, che allora chiamavamo manovalanza. Così, noi operai specializzati Fiat, nei Cinquanta del Novecento, guadagnavamo fino al 30% in più di un impiegato comunale o di un tranviere. Perché? Perché noi avevamo un mestiere, loro no!

Nei Sessanta cambiò tutto, le macchine utensili divennero più evolute, il nostro mestiere era sempre meno richiesto. Negli Ottanta la mazzata finale, le grandi ristrutturazioni chiudevano stabilimenti, licenziavano gli operai con un mestiere, sostituendoli con robot. Lì capimmo cosa significava produttività. Poi, arrivò la mitica globalizzazione . Per i lavoratori fu disastrosa, se non per chi non operava nella finanza. Di colpo, il lavoro operaio non fu più un mestiere, di colpo divenne un lavoro povero, insieme agli stabilimenti produttivi si trasferì in Cina, e non sarebbe mai più tornato indietro.

Fu la fine di una classe sociale, sostituita da laureati-masterizzati, english fluency, iPad d’ordinanza, completo Battistoni, camicia bianca, cravatta Marinella personalizzata. Il Patriziato si inventò il lavoro pregiato e lo affidò ai propri figli e amici degli amici, emettendo certificati, lauree, master. Non più mestieri, ma certificati di appartenenza a un club. Alcuni nascevano già con il giusto curriculum patrizio nella placenta. I modelli organizzativi divennero a maglia bernarda, aumentarono i livelli gerarchici, così i titoli (tutti Vice President). In realtà, costoro producevano non prodotti ma norme, protocolli, carta, quindi file.

Ora, cinquant’anni dopo, scopriamo che le attività contenute in un file possono essere svolte, meglio, più velocemente, soprattutto con costi infinitesimi, da IA anziché da un umano. E così morirà, come fu per il lavoro povero, anche il lavoro pregiato, sovrappagato. Perché IA non ha bisogno di un corpo, di sindacati che la rappresentino, di politici che cerchino il suo voto, di un ufficio. Le basta l’accesso allo stesso file al quale fino a ieri l’umano patrizio si collegava.

E software dopo software, applicazione dopo applicazione, IA si farà trama di un tessuto estetico e sociale che rappresenterà la nostra vita nel XXI secolo. Perché, che ci piaccia o meno, le Gen X e Millennium nel 2050 saranno al potere del mondo, e IA rappresenterà un momento di cambiamento fisico-culturale paragonabile solo a ciò che fu la scoperta dell’America.

IA dobbiamo cavalcarla, opporsi ad essa, come mi pare facciano larghe parti di alcune categorie patrizie – magistrati e banchieri in primis – mi pare tempo sprecato. Quando il Patriziato capirà l’importanza di IA per i giovani plebei? È l’unica opportunità di cambiamento di paradigma che da secoli viene loro offerta. Una facile profezia: fra cinque anni i plebei saranno più digitali dei patrizi! Per la prima volta, lavoro povero e lavoro ex pregiato saranno dello stesso importo.

Comunque, non dimenticatelo mai, se non siete nel tavolo di IA, siete nel menu!

Zafferano.news

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