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Leonardo, ecco il programma per la digitalizzazione dei sensori Fadr

Fadr

Cosa prevede il programma per la digitalizzazione dei sensori terrestri di difesa aerea Fadr dell’Aeronautica Militare. L’articolo di Aurelio Giansiracusa per Ares Difesa

 

È stato presentato alle Commissioni competenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica il programma per la digitalizzazione dei sensori terrestri di difesa aerea Fixed Air Defence Radar (Fadr) comprensivo di fornitura di corsi addestrativi e di supporto logistico per l’Aeronautica Militare.

Trattasi di un programma pluriennale di Ammodernamento e Rinnovamento (A/R) volto ad aggiornare i sensori Fadr (Fixed Air Defense Radar) della Difesa Aerea mediante un processo di digitalizzazione di alcune componenti attualmente ancora a tecnologia analogica, riducendo l’impronta logistica del sistema e aumentandone le prestazioni, sia per la parte ABT (Air Breathing Target) che per la parte BMD (Ballistic Missile Defence).

In particolare, si provvederà ad aumentare la capacità di avvistamento sia dei target ABT (Air Breathing Target) che di quelli TBM (Theatre Ballistic Missile).

Inoltre, saranno risolte le problematiche software relative alla sicurezza dei sistemi Fadr e degli ancillari (RIS – Radar Integration System; T3 – Telecontrollo, Telerilevamento e Telediagnosi) e si ridurranno notevolmente le componenti del sistema Fadr grazie all’introduzione di nuovi TRM (Transmitter Modules) con tecnologia allo stato dell’arte.

Grazie a tale programma il sistema Fadr continuerà ad assicurare la capacità di sorveglianza dello Spazio Aereo nazionale, ponendosi quale indispensabile strumento per contribuire alla Integrated Air and Missile Defence (IAMD), in contesto nazionale (Homeland Defence/Security).

Le capacità del sistema d’arma in titolo sono riconducibili allo spettro delle Capacità Operative Fondamentali (COF) e contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi di forza nazionali e Nato.

Il settore industriale nazionale principalmente interessato, sotto il profilo tecnologico ed innovativo, è quello di sviluppo hardware/software dei sensori radar ed in particolare quello legato ai nuovi trasmettitori con tecnologia GaN (nitruro di gallio).

Sono preventivabili positive ricadute sul sistema Paese, in termini di capacità operativa, in quanto i Fadr saranno i primi sensori ad utilizzare tecnologie innovative tipiche dei sensori AESA (Active Electronically Scanned Array) di nuova generazione.

Il programma, di previsto avvio nel corso 2022, si concluderà nel 2030.

L’onere previsionale complessivo previsto per il completamento del programma è stimato in 105 milioni di euro (condizioni economiche 2021). La spesa relativa alla 1° tranche graverà, per un ammontare di 68 milioni di euro, sui capitoli del settore investimento del Bilancia Ordinario del Ministero della Difesa nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente.

La prima tranche permetterà di coprire le spese per:studi e preparazione all’integrazione; costi non ricorrenti per la modifica del primo esemplare; modifica dei primi sensori; modifica dell’architettura di sicurezza e sostituzione delle parti che presentano criticità dal punto di vista della cyber-defence; avvio del Supporto Logistico Integrato (SLI).

La 2° tranche residuale di 37 milioni di euro sarà contrattualizzata successivamente con i prossimi esercizi finanziari, consentendo di modificare tutti i rimanenti sensori e garantendo al contempo lo SLI dei sistemi modificati fino al 2030.

L’Aeronautica Militare nel 2011 ha iniziato a dispiegare i Fadr nel gennaio del 2011. Sono stati acquistati 12 sistemi FADR costruiti dall’allora Selex del gruppo Finmeccanica oggi Leonardo S.p.A.

I FADR sono costituiti da radar RAT31-DL ed hanno sostituito i precedenti sistemi di sorveglianza elettronica a lungo raggio per rendere disponibili le frequenze necessarie all’introduzione in Italia della allora nuova tecnologia Wi-MAX (Worldwide Interoperability for Microwave Access) di accesso Internet ad alta velocità in modalità wireless (senza fili).

 

Articolo pubblicato su aresdifesa.it

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