Meta di Mark Zuckerberg è di nuovo sotto accusa. Un ex dipendente ha infatti denunciato l’azienda davanti al tribunale del lavoro di Londra, sostenendo che il colosso dei social media avrebbe gonfiato i dati relativi alle performance degli annunci “Shops Ads” e violato le regole sulla privacy introdotte da Apple. Le accuse, contenute in documenti legali, riguardano pratiche commerciali, gestione dei dati utente e motivazioni alla base del suo licenziamento. Il caso è al vaglio del tribunale e potrebbe essere oggetto di un’udienza completa nel prossimo anno.
LE ACCUSE SUI DATI GONFIATI DEGLI ANNUNCI “SHOPS ADS”
Stando alle dichiarazioni di Samujjal Purkayastha, ex product manager di Meta, riportate dal Financial Times, l’azienda avrebbe riportato i risultati finanziari degli “Shops Ads” utilizzando i dati lordi delle vendite, includendo quindi tasse e costi di spedizione, a differenza di quanto avveniva per gli altri annunci pubblicitari. Questa metodologia, diversa anche da quella di concorrenti come Google, avrebbe portato a un’inflazione delle performance tra il 17% e il 19%. Meta, secondo Purkayastha, era a conoscenza della discrepanza ma non l’avrebbe comunicata agli inserzionisti.
RACCOLTA DATI NON AUTORIZZATA SU DISPOSITIVI APPLE
Purkayastha ha inoltre accusato Meta di aver aggirato le regole introdotte da Apple nel 2021 con la funzione App Tracking Transparency (ATT), che imponeva il consenso esplicito dell’utente per la raccolta dei dati. Nonostante queste restrizioni, Meta avrebbe continuato a raccogliere informazioni sugli utenti iPhone combinando dati con altri elementi identificabili per monitorarne le attività online. Un team interno definito “chiuso e riservato” avrebbe utilizzato tecniche di “deterministic matching” per collegare i dati tra piattaforme diverse, in contrasto con le politiche sulla privacy di Apple.
STRATEGIE PER COMPENSARE LE PERDITE DOPO LE MODIFICHE DI APPLE
Secondo quanto riferito, la decisione di spingere fortemente sugli “Shops Ads” sarebbe stata influenzata dalle perdite di ricavi causate dalle restrizioni sulla privacy introdotte da Apple. L’ex Cfo di Meta, David Wehner, aveva stimato che tali modifiche avrebbero comportato un impatto sui ricavi pari a circa 10 miliardi di dollari nel 2022. Purkayastha ha dichiarato che Meta vedeva negli Shops Ads un mezzo per raccogliere più dati sugli utenti e che metriche gonfiate avrebbero aiutato a sostenere il prodotto.
INSERZIONI SOVVENZIONATE E MANCATA COMUNICAZIONE AGLI INSERZIONISTI
Un altro punto sollevato riguarda la sovvenzione degli annunci Shops Ads. Purkayastha ha affermato che, durante la fase di test, Meta avrebbe offerto spazi pubblicitari gratuiti per un valore di 160 milioni di dollari, autorizzati direttamente da Zuckerberg. Questo avrebbe alterato i dati sulle performance reali degli annunci. Meta ha risposto che le sovvenzioni erano ampiamente note internamente e che eventuali aggiustamenti erano menzionati pubblicamente in un centro assistenza online.
LICENZIAMENTO E PROCEDIMENTO LEGALE IN CORSO
Purkayastha è stato licenziato lo scorso febbraio, nel contesto di un taglio del 5% della forza lavoro di Meta, annunciato da Zuckerberg con l’obiettivo di “alzare l’asticella nella gestione delle prestazioni”. Meta ha giustificato il licenziamento citando un calo delle sue performance, debolezze lavorative emerse nel tempo e problematiche personali e di salute. L’ex manager ha riconosciuto di aver avuto problemi di salute, definiti dal suo avvocato “particolarmente stressanti”, ma ha sostenuto che non costituivano motivi legittimi per il licenziamento. Ha quindi presentato ricorso al tribunale chiedendo di essere reintegrato fino alla decisione finale sul suo caso di licenziamento ingiusto.
LA POSIZIONE DI META
Meta ha negato le accuse e affermato che le questioni sollevate da Purkayastha rientrano nelle normali attività commerciali e non rappresentano violazioni legali. Ha inoltre dichiarato di non avere alcun interesse a compiere ritorsioni contro l’ex dipendente e ha ribadito la fiducia nei propri processi interni di valutazione delle prestazioni. In merito alle metriche pubblicitarie, un altro dipendente ha dichiarato che i valori delle vendite erano auto-dichiarati dagli inserzionisti e che Meta non era in grado di verificare se includessero tasse e spese di spedizione.