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La multa ad Applied Materials e la geopolitica dei chip 

Il ritmo delle norme e delle multe continua a essere ben diverso da quello delle supply chain, delle loro innovazioni, delle loro triangolazioni creative, delle loro scappatoie. Il caso Applied Materials e non solo. L'approfondimento di Alessandro Aresu

Questa settimana, due notizie che riguardano Applied Materials, il gigante statunitense che realizza macchinari e strumenti per la produzione dei semiconduttori, raccontano la complessità della guerra tecnologica e l’intreccio tra i suoi vari protagonisti.

Con la prima notizia, Applied rivendicava il ruolo di Samsung come partner strategico del suo nuovo EPIC (Equipment and Process Innovation and Commercialization) Center, una piattaforma di ricerca e sviluppo nella Silicon Valley da 5 miliardi. Con la seconda notizia, nello stesso periodo, poco prima della presentazione dei conti che hanno evidenziato la crescita trainata dal ciclo dell’intelligenza artificiale, Applied Materials ha comunicato un accordo transattivo con il Bureau of Industry and Security (BIS) del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, che dettagliava il pagamento di una sanzione civile di 252 milioni di dollari per risolvere le accuse di aver spedito illegalmente apparecchiature alla società cinese SMIC tra il 2020 e il 2022. Questo caso, affiorato già nel 2023, ha così trovato la sua soluzione.

A ben vedere, entrambe le notizie riguardano la Corea del Sud. Nel primo caso, per l’attivismo di Samsung, che dopo l’investimento degli ultimi anni per recuperare terreno con i concorrenti interni di SK Hynix sulle memorie di ultima generazione, sembra peraltro disposta a valutare un progetto di espansione anche nel territorio europeo, nel vuoto lasciato da Intel in Germania. Pochi mesi fa, Samsung ha anche siglato un importante accordo con Tesla.

Anche il caso della multa coinvolge la Corea del Sud, in questo caso per una triangolazione che ha sfruttato la profonda connessione del contesto industriale coreano con quello cinese. Vediamo in che modo.

A settembre 2020, il Bureau of Industry and Security (BIS) aveva inviato una notifica privata ad Applied Materials e ad altri produttori di macchinari statunitensi, informando che alcuni articoli specifici erano a rischio di essere utilizzati per “uso finale militare” in Cina ed era quindi necessaria una licenza per spedire i prodotti a SMIC.

Per Applied, SMIC era un cliente fondamentale, un pilastro della crescita nel mercato asiatico. Così, è stato utilizzato uno schema coreano con cui l’assemblaggio finale dei suoi prodotti era spostato dal Massachusetts, alla sua sussidiaria in Corea del Sud, Applied Materials Korea (AMK). Questa mossa, che nell’accordo transattivo viene considerata un “malinteso”, seguiva la logica per cui, eseguendo l’integrazione finale e i test in Corea, le macchine sarebbero state trasformate in prodotti “sudcoreani”, quindi al di fuori della giurisdizione diretta della notifica, in considerazione del contenuto statunitense al di sotto della soglia. L’azienda ha coinvolto un appaltatore terzo per assistere con la logistica e l’assemblaggio in Corea del Sud e alla fine i prodotti arrivavano a SMIC. Così sono state spedite dozzine di macchine tra il 2020 e il 2022, fino a quando il BIS si è svegliato sul serio e gli apparati statunitensi hanno chiaramente rifiutato la logica dello “schema coreano”. Inoltre, con il coinvolgimento del Department of Justice, la questione poteva assumere una dimensione penale.

Ora l’accordo transattivo ha chiuso la vicenda, con una multa di circa il doppio di quanto Applied Materials ha ottenuto dalla partita. Tutto ciò è comunque avvenuto in modo piuttosto lento, come si può facilmente intuire. Il ritmo delle norme e delle multe continua a essere ben diverso da quello delle supply chain, delle loro innovazioni, delle loro triangolazioni creative, delle loro scappatoie.

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