Innovazione

Così Facebook rincorrerà Google e Amazon nell’intelligenza artificiale

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Non solo Amazon e Google, anche Facebook svilupperà un chip per l’intelligenza artificiale. Presto forse un assistente virtuale made in Menlo Park

Più intelligente di Siri di Apple o Alexa di Amazon. L’assistente virtuale targato Facebook punta a battere le concorrenti ma di strada ce n’è ancora da fare.

In un’intervista rilasciata al Financial Times, Yann LeCun, capo dell’Intelligenza artificiale di Facebook, ha annunciato che l’azienda sta lavorando a un proprio chip dotato di Ai. Non è improbabile dunque che il colosso di Menlo Park potrebbe lanciare un assistente dotato, secondo LeCun, “di buon senso e un background di base”. “Qualcuno” con cui puoi discutere su qualsiasi argomento per intenderci.

MENLO PARK A LAVORO SULLE RETI NEURALI

Ma un proprio assistente digitale sarebbe solo uno degli sbocchi possibili. Menlo Park sta infatti lavorando sulle reti neurali (modelli costituiti da “neuroni” artificiali che elaborano informazioni sul modello umano) e potrebbe sviluppare chip “su misura” (i cosiddetti Asic) per l’intelligenza artificiale. Non chip generici, per quanto potenti, ma pensati per uno scopo preciso.

I CHIP PROPRI E QUELLI DEGLI ALTRI

Come ha sottolineato LeCun, Facebook continua a collaborare con i produttori di chip. A gennaio la società guidata da Zuckerberg ha annunciato una partnership con Intel. Proprio Intel nel 2016 ha acquistato la startup di San Diego Nervana Systems che stava lavorando su un chip specifico per l’Ai. Ma se le soluzioni non dovessero essere sufficienti potrebbe mettersi in proprio, almeno nella fase di sviluppo, come con i propri chip Asic. “C’è sicuramente un sacco di spazio nel settore” ha aggiunto LeCun.

COME GOOGLE E AMAZON

Facebook intende quindi accorciare le distanze nella corsa ai chip dove Apple, Amazon e Google hanno già aumentato i loro investimenti, un’area quella dei semiconduttori fino a qualche tempo fa riservata agli incumbent come Intel e Qualcomm. Big G ha creato un chip chiamato Tpu –  Tensor Processing Unit che aiuta ad alimentare le applicazioni AI nei data center di cloud computing di Mountain View. Ma i Tpu di Google sono “ancora abbastanza generici”, ha puntualizzato LeCun. “Fanno ipotesi che non sono necessariamente vere per le future architetture di reti neurali”.

L’AI DI FB A SERVIZIO DEL SOCIAL NETWORK

Nei piani dell’azienda di Menlo Park, l’intelligenza artificiale rappresenterà uno strumento più pratico per controllare il proprio social network, come il monitoraggio dei video in tempo reale e aiutare il proprio esercito di moderatori umani a decidere quali contenuti dovrebbero essere censurati o meno.

Nonostante i passi avanti, non sempre Facebook riesce a controllare adeguatamente i miliardi di immagini e post che vengono condivisi ogni giorno. L’Ai ha una capacità di elaborazione superiore a quella dei moderatori umani, ma spesso fa fatica a cogliere sfumature, ironia, contesto. I nuovi hardware potrebbero puntare in questa direzione.

Per un’azienda come Facebook che lotta contro l’hate speech e i comportamenti abusivi del suo servizio, questi progressi non sono arrivati abbastanza presto secondo LeCun.

Infine oltre all’efficacia serve, ha spiegato LeCun, “ridurre il consumo energetico e la latenza” (ovvero il tempo che passa tra invio di un segnale e ricezione). Minore latenza, in particolare, vorrebbe dire una ì capacità più rapida di intervento sui video in diretta dal contenuto dannoso.

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