L’AI rivoluzionerà le decisioni e i processi. In futuro diventerà sempre più multimodale, contestuale e proattiva. Infatti, anticiperà i nostri bisogni e troverà da sola le soluzioni. Sono alcune delle ragioni per cui definiamo l’Intelligenza Artificiale “disruptive”, spiega Massimo Chiriatti, Chief Technology & Innovation Officer di Lenovo Italia, professore dell’Università Luiss e membro della commissione di esperti nominata dal Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) per elaborare la strategia nazionale italiana su tecnologie quali blockchain e registri condivisi. Quest’innovazione, però, deve essere guidata dall’intento umano per evitare che la conoscenza digitale diventi elitaria e costruire un futuro dove l’AI sia davvero al servizio di tutti, avverte Chiriatti.
Perché si dice che l’AI, in particolare, è disruptive? In quali settori avrà l’impatto maggiore?
Perché con l’AI non ci limitiamo a migliorare processi esistenti: li reinventiamo. È un approccio che cambia le regole del gioco, trasformando il modo in cui viviamo, lavoriamo e creiamo. L’IA non è solo automazione, ma collaborazione aumentata: ci affianca, ci potenzia, ci anticipa. I settori dove l’impatto sarà più profondo sono quelli ad alta intensità informativa: sanità, manifattura, mobilità, finanza, retail, education, ma anche creatività, sport e intrattenimento. L’AI generativa e agentica sta già rivoluzionando il modo in cui si sviluppano contenuti, si prendono decisioni e si gestiscono flussi ad alta complessità. In Lenovo, stiamo portando l’AI in ogni ambito: dai PC AI-ready alle workstation ad alte prestazioni, fino alle soluzioni edge e cloud. Il nostro approccio “Smarter Technology for All” riflette la volontà di democratizzare l’AI, rendendola utile, sicura e accessibile.
Come sarà l’IA del futuro? I Large Language Models diventeranno i protagonisti indiscussi del panorama dell’intelligenza artificiale?
I Large Language Models sono una pietra miliare, ma non l’unico orizzonte. Il futuro dell’IA sarà multimodale, contestuale e proattivo. L’AI non si limiterà a rispondere: agirà, anticipando bisogni e orchestrando soluzioni. Lenovo sta già sviluppando la prossima generazione di AI: i Super Agent, capaci di coordinare più agenti specializzati per eseguire compiti complessi in tempo reale. Questi agenti non solo comprendono il linguaggio, ma percepiscono, decidono e agiscono. Sono veri e propri aiutanti dei nostri sistemi cognitivi, che operano su cloud, edge e dispositivi personali, adattandosi al contesto e alle esigenze dell’utente. I nostri AI PC, ad esempio, integrano NPU dedicate e software ottimizzati per l’AI locale, riducendo la dipendenza dal cloud e migliorando la privacy e la reattività. L’AI del futuro sarà ibrida, personalizzata e orchestrata.
Creare modelli linguistici di grandi dimensioni con hardware analogico invece che digitale (come auspica Hinton) è una soluzione per l’eccessivo consumo di energia dell’IA? Se sì, come potrebbe diventare realtà?
L’idea di Hinton è visionaria e affronta un tema cruciale: la sostenibilità dell’AI. L’hardware analogico potrebbe offrire vantaggi in termini di efficienza energetica, ma siamo ancora lontani da una sua applicazione industriale. La sfida è integrare efficienza, scalabilità e affidabilità. Lenovo affronta già il tema dell’AI sostenibile con soluzioni concrete: dal raffreddamento liquido nei data center al packaging plastic-free, fino al Smart Energy Efficiency System (SEES), che usa AI e IoT per ottimizzare i consumi nei nostri campus. Inoltre, stiamo lavorando su modelli AI più leggeri e ottimizzati per l’on-device, riducendo il carico computazionale e l’impatto ambientale.
L’Italia e l’Europa a che punto sono nella corsa all’Intelligenza Artificiale? Come possono ridurre il gap con i Big dell’IA?
L’Unione Europea ha avviato un percorso importante con l’AI Act e l’AI Pact, a cui Lenovo ha aderito volontariamente. Questi strumenti puntano a garantire etica, trasparenza e sicurezza, elementi fondamentali per uno sviluppo sostenibile dell’AI. L’Italia ha eccellenze industriali e creative che possono diventare laboratori di innovazione AI. Per ridurre il gap, servono investimenti in competenze, infrastrutture e adozione tra le PMI. Lenovo collabora con partner locali per portare l’AI “alla fonte del dato”, con soluzioni ibride che rispettano la sovranità digitale e abilitano la competitività territoriale. La nostra campagna “Smarter Technology for Italy” nasce proprio da questa visione: partire dal globale per calarlo nel locale, valorizzando l’approccio glocal di Lenovo.
Parliamo delle possibili implicazioni negative dell’IA. Il costo della ricerca e dello sviluppo di soluzioni AI-based rischia di aumentare il gap tecnologico tra grandi aziende e PMI, oltre che tra Paesi più e meno avanzati dal punto di vista tecnologico?
L’uso dell’AI può amplificare le disuguaglianze se non viene governata con responsabilità. I costi elevati, la complessità dei modelli e la necessità di infrastrutture avanzate possono escludere le PMI e i Paesi con minori risorse. Per questo Lenovo promuove un approccio inclusivo e scalabile. Offriamo soluzioni AI “as a service”, modelli pre-addestrati e strumenti on-device per abbattere le barriere d’ingresso. Inoltre, collaboriamo con enti pubblici e privati per diffondere la cultura dell’AI e supportare l’adozione anche in contesti meno strutturati.
Esiste il rischio di consegnare la conoscenza e i nostri dati nelle mani di un ristretto gruppo di aziende e dei loro algoritmi? Come trovare un equilibrio? Se la conoscenza si sposterà sempre più nel mondo digitale non rischia di diventare più elitaria?
Sì, per questo serve pluralità, trasparenza e governance. La conoscenza deve essere accessibile, verificabile e condivisa, non proprietà esclusiva di pochi. Lenovo ha istituito un Responsible AI Committee che valuta ogni soluzione AI secondo criteri di privacy, sicurezza, affidabilità, spiegabilità e impatto sociale. Abbiamo aderito a iniziative internazionali come l’AI Pact europeo, il Codice canadese sull’AI generativa e le raccomandazioni UNESCO sull’etica dell’AI. L’AI, nella nostra visione, non è un’entità che controlla, ma uno strumento che amplifica. Deve essere guidata dall’intento umano, trasparente nelle decisioni e accessibile a tutti. Solo così potremo evitare che la conoscenza digitale diventi elitaria e costruire un futuro dove l’AI sia davvero al servizio di tutti.






