Innovazione, Reti per la crescita

Ecco come Huawei prova ad affondare Trump con i cavi Internet sottomarini

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La cinese Huawei Marine Networks è impegnata nella costruzione e ristrutturazione dei cavi di cablaggio sottomarini. Tutti i dettagli

Non solo torri, frequenze e tecnologie sperimentali. La partita di internet, di nuova e vecchia generazione, si gioca anche sotto il livello del mare: nei cavi sottomarini, infatti, vengono trasmessi e si nascondono miliardi di dati.

Lo sa bene Huawei Marine Networks, azienda nata nel 2008 che sta investendo ingenti risorse per migliorare e costruire nuovi cavi sottomarini. Andiamo per gradi.

UNA RETE NASCOSTA

Per comprendere come il mondo sia collegato ad internet bisogna guardare nei fondali degli oceani: sotto acqua, infatti, passano centinaia di cavi in fibra ottica che sostengono l’intera infrastruttura di connessione.

La rete è stata realizzata negli ultimi decenni, come è facile immaginare, ad opera soprattutto di società private. Tra i big tecnologici che hanno investito nei cavi sottomarini ci sono anche Google, Facebook ed Amazon (per ragioni che è facile immaginare).

NEI FONDALI TRASMESSA LA QUASI TOTALITA’ DEI DATI

Secondo il forum di cooperazione economica Asia-Pacifico, i 380 cavi sottomarini trasportano il 97% di tutti i dati intercontinentali e la maggior parte del traffico vocale che viene “scambiato” tra i diversi continenti.

UNA RETE STRATEGICA

Penetrare la rete di cavi sottomarina o danneggiarla avrebbe conseguenze catastrofiche. “C’è un nuovo rischio per il nostro modo di vivere, che è la vulnerabilità dei cavi che attraversano i fondali marini. Potete immaginare uno scenario in cui questi cavi vengano tagliati o interrotti, il che avrebbe immediatamente e potenzialmente conseguenze catastrofiche sulla nostra economia e su altri modi di vivere”, ha affermato il maresciallo dell’Aeronautica Sir Stuart Peach, l’ufficiale militare più anziano del Regno Unito.

L’INTERESSE MARINO DI HUAWEI

Dal 2008, ad entrare il partita per giocare un ruolo da protagonista nella realizzazione dei cavi sottomarini è anche la cinese Huawei, tramite Huawei Marine Networks, azienda che si propone di “Connettere il mondo, un oceano alla volta”.

L’azienda è impegnata nella costruzione e nella ristrutturazione di quasi 100 cavi sottomarini in tutto il mondo. Lo scorso anno, la società cinese ha completato un cavo che si estende per circa 4.000 miglia dal Brasile al Camerun (il cavo è in parte di proprietà di China Unicom, un operatore di telecomunicazioni controllato dallo stato).

LE PREOCCUPAZIONI DELL’INTELLIGENCE

Anche l’impegno sottomarino di Huawei preoccupa l’intelligence occidentale, allo stesso modo della tecnologia 5G della società cinese: gli Usa sono convinti che Pechino obbliga la società al trasferimento dei dati di rete in caso di richiesta del governo di Pechino. Ma anche su questo fronte Huawei nega qualsiasi manipolazione dei cavi che sta costruendo.

COSA FARE?

Vista la preoccupazione, dunque, sarebbe quasi scontato un intervento americano per fermare il pericolo che arriva dall’Asia. E invece, gli Usa, questa volta, possono fare ben poco.

“Non c’è modo di impedire a Huawei di costruirli, o di impedire ai proprietari privati ​​di contrattare con le imprese cinesi per modernizzarli, basandosi esclusivamente sui sospetti”, sostiene James Stavridis, editorialista di Bloomberg, ex ammiraglio della Marina degli Stati Uniti in pensione ed ex comandante supremo alleato della NATO, ora consulente di Carlyle Group. “Piuttosto, gli Stati Uniti devono usare la loro capacità di raccolta di informazioni e di cibernetica per raccogliere prove concrete di spionaggio. Questo sarà impegnativo: le imprese cinesi sono tecnologicamente sofisticate e intrecciate con uno stato di polizia virtuale”.

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