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Guerra tra Russia e Ucraina fra hacker e criptovalute

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La guerra fra Russia e Ucraina provocata dall’invasione decisa da Putin passa anche da hacker e criptovalute

 

Con ogni probabilità la guerra tra Russia e Ucraina è la prima a essere combattuta contemporaneamente su due fronti: il campo di battaglia, in cui la gente muore, e il deep web, in cui agiscono incontrollati gli hacker e vengono spostati grandi quantitativi di denaro, in criptovalute, a sostegno di entrambe le parti. Nei giorni scorsi, il Csirt (Computer Security Incident Response Team) ’dell’Anc-Agenzia nazionale di cybersicurezza, guidata da Roberto Baldoni, aveva diramato un avviso urgente sulla possibilità che hacker filorussi colpissero obiettivi italiani nella giornata del 6 marzo. Non è accaduto nulla, ma questo non vuol dire che non possa succedere. La stessa relazione annuale del Dis (Dipartimento informazione e sicurezza) pubblicata di recente sottolinea un «aumento degli attacchi cyber ad opera di attori statuali».

CHI SONO LE FAZIONI HACKER IN CAMPO

Secondo le informazioni raccolte da un gruppo di ricerca sulla sicurezza informatica che si chiama CyberKnow, in campo ci sarebbero oltre 50 gruppi. Quelli che supportano la Russia, almeno in modo ufficiale, sarebbero la minoranza: 14. Oltre al gruppo Conti, di cui si è parlato nei giorni scorsi come principale oppositore di Anonymous, nelle liste pro Mosca ci sono il gruppo Free Civilian, Coming Project, Sandwarm, Ghostwriter, quest’ultimo riconducibile alla Bielorussia.

I sostenitori della resistenza di Kiev provengono da tutto il mondo: in Georgia sarebbero localizzati i BlackHawks e i Gng, in Turchia i Monarch e i Turkish Hactivist, in Indonesia GreenXparta_9haan. Nella lista figura l’esercito di hakcer ucraino, IT Army of Ukraine, messo in piedi dal governo di Kiev per organizzare la controffensiva cyber e informativa contro la Russia, che al momento conta 280mila iscritti.

CRIPTOVALUTE NUOVO BENE RIFUGIO NELLA GUERRA TRA RUSSIA E UCRAINA?

E poi ci sono le criptovalute: se la guerra tra Russia e Ucraina ha infiammato i prezzi di una gran quantità di materie prime – dal gas al grano, passando per metalli e terre rare – e ha portato al tracollo delle rispettive monete nazionali, secondo i dati a disposizione, le popolazioni interessate, per tutelarsi da ulteriori svalutazioni, hanno iniziato a investire in moneta virtuale. Le criptovalute stanno cioè diventando un bene rifugio.

In Russia, poi, le criptovalute vengono usate per aggirare il blocco dei sistemi di pagamento come PayPal, Visa e Mastercard. È il motivo per il quale le autorità ucraine hanno chiesto ai più grandi excange del mondo, da Binance a Coinbase passando per Kraken, di congelare i movimenti dei clienti russi, anche per evitare che quelle piattaforme vengano usate per aggirare le sanzioni.

 

Niente da fare, resteranno nel Paese: queste operazioni contribuiscono all’apprezzamento delle valute digitali. Binance ha risposto che Binance Charity, il proprio ente di beneficenza farà al più una donazione di criptovaluta di 2,5 milioni di dollari all’UNICEF per aiutare le famiglie ucraine che sono state colpite dalla guerra. Coinbase ha replicato per mezzo del proprio Ceo, Brian Armstrong, che tali blocchi danneggerebbero solo la popolazione, non gli oligarchi e che comunque sono stati congelati 25mila portafogli di criptovalute riconducibili alla Russia.

La Svizzera congelerà tutte le criptovalute di proprietà di cittadini russi. La stessa decisione è stata presa da Corea del Sud, che al momento blocca le operazioni da Ip russi (quindi un blocco facilmente aggirabile) e Singapore, che nel proprio pacchetto sanzionatorio ha parlato proprio di limiti allo scambio di criptovaluta. Pure l’Ue dovrebbe muoversi in tal senso con le prossime sanzioni.

Cynet, azienda israeliana attiva nel rilevamento e nella gestione delle minacce avanzate nell’ambito della sicurezza informatica, ha analizzato e fornito una stima sui primi movimenti di denaro, basati sui wallet dei bitcoin delle grandi organizzazioni criminali. Dai dei leak pubblicati su Twitter da Conti Leaks il 27 febbraio e rilanciati da vx-underground, si parla di 65000 bitcoin, circa 2 miliardi di dollari, ma c’è anche chi si spinge a ipotizzare ben altre cifre: 79 miliardi di dollari. “Ciò che emerge – commentano da Cynet – è un dato evidente: la disponibilità di ingenti riserve di criptovalute, sviluppatisi in concomitanza della crescita delle capacità di Cyberwarfare delle cyber gang russe”.

 

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