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E-commerce

Gli Usa tassano l’e-commerce, ma Amazon la scampa

La Corte Suprema americana ha stabilito che gli Stati possono riscuotere le imposte sulle vendite online anche se i retailer non hanno sedi fisiche in quello Stato. Ma la decisione non intaccherà la supremazia di Amazon Gli acquisti online saranno un po’ meno convenienti negli Stati Uniti. La Corte Suprema americana ha decretato giovedì che…

Gli acquisti online saranno un po’ meno convenienti negli Stati Uniti. La Corte Suprema americana ha decretato giovedì che gli Stati potranno richiedere d’ora in avanti che i rivenditori online riscuotano le imposte statali sulle vendite.  La decisione della Corte ha ribaltato una sentenza fiscale decennale che aveva permesso a molti retailer online di evitare di dover addebitare l’imposta sulle vendite ai propri clienti.

UNA SENTENZA OBSOLETA

Nella decisione a maggioranza 5-4, il giudice Anthony Kennedy ha osservato che la realtà delle abitudini dei consumatori nell’era dell’e-commerce è cambiata dalla decisione del 1992 nella causa dei rivenditori online Wayfair, Overstock.com e Newegg contro una legge del South Dakota.

Le vendite per corrispondenza nel 1992 erano solo 180 miliardi di dollari, mentre le vendite online lo scorso anno hanno superato i 450 miliardi di dollari. Kennedy ha anche constatato che la precedente sentenza ha effettivamente creato rifugi fiscali per i rivenditori.

La causa del South Dakota derivava da una legge che imponeva tasse di vendita per qualsiasi venditore fuori dallo Stato che avesse consegnato più di 100.000 dollari di beni o servizi nello Stato. L’obiettivo era rivolto ai grandi rivenditori, senza danneggiare negozi più piccoli che vendono le loro merci attraverso eBay e Amazon.

LA SODDISFAZIONE DI TRUMP

“La grande Corte Suprema vince sulla tassa di vendita su Internet – era questione di tempo! Grande vittoria per l’equità e per il nostro paese. Grande vittoria per consumatori e rivenditori”. Non si è fatto attendere il presidente Donald Trump, che ha cinguettato subito su Twitter tutta la sua soddisfazione, con tacita frecciatina al colosso di Seattle Amazon, da sempre nel mirino di The Donald.

https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1009900449456115719

QUESTIONE DI SOLDI

È anche vero che gli Stati Uniti hanno a lungo lamentato il fatto che stavano perdendo milioni di introiti fiscali, concedendo ai rivenditori online un vantaggio rispetto ai negozi di mattoni. Un più ampio potere di tassazione permetterà ai governi statali e locali di raccogliere 8 miliardi di dollari in più a 23 miliardi di dollari all’anno, secondo varie stime raccolte da The Verge.

LE AZIONI CROLLATE DI AMAZON, EBAY, WAYFAIR&CO

In risposta alla sentenza di giovedì, le azioni di alcuni dei principali rivenditori online sono scese immediatamente. Wayfair è sceso fino al 9,5%, Etsy Inc. ha perso il 5,7%, Amazon.com è sceso soltanto dell’1,9% mentre EBay ha perso addirittura il 12,6%.

La sentenza eserciterà una nuova pressione su queste società e altri rivenditori online che non sempre riscuotono le tasse – tra cui Overstock.com, Newegg e migliaia di piccoli commercianti. Overstock.com ha perso fino al 7,3%; mentre 1-800 Flowers.com è sceso dell’1,3% e il servizio educativo online Chegg ha perso il 7,8%. Dall’altro lato della barricata ha gioito Avalara, società che produce software per l’elaborazione delle tasse, che è salita dell’11,9% giovedì.

BEZOS PUÒ STAR TRANQUILLO

Se le azioni di Amazon sono scese in misura minore rispetto ai concorrenti, il motivo è che il colosso tech guidato da Jeff Bezos ha dettato le regole del commercio online.

Come evidenza Recode, Amazon ha trascorso più di un decennio – almeno dalla creazione di Amazon Prime nel 2005 – differenziandosi dagli altri retailer online non solo attraverso il vantaggio di prezzo che talvolta aveva sui rivenditori tradizionali, ma concentrandosi sul diventare il posto più conveniente per i consumatori di acquistare una varietà sempre più ampia di prodotti.

Per anni il gruppo di Seattle ha soddisfatto le aspettative degli utenti grazie alla promessa di consegna illimitata di Prime di due giorni per una tariffa annuale fissa. Negli ultimi anni, lo spettro commerciale del colosso si è espanso per includere una vasta gamma di prodotti disponibili per la consegna in giornata e migliaia di merci disponibili, tra cui generi alimentari Whole Foods, entro due ore nelle principali città attraverso il programma Prime Now. Per questa serie di motivi, l’imposizione fiscale stabilita dalla Corte Suprema non andrà a intaccare più di tanto “the best place to shop online”. Non a caso Stacy Mitchell, dell’Istituto per l’autosufficienza locale, ha dichiarato su Twitter a proposito della sentenza: “È una buona notizia, ma è troppo brutto che la Corte non abbia agito anni fa, prima che Amazon crescesse per governare il commercio online”.

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