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Gli Stati Europei possono bloccare Uber

Uber Free Now

Secondo la sentenza di un avvocato generale della Corte di giustizia europea gli Stati Membri possono vietare Uber senza dover notificare la decisione all’Ue

 

Il periodo nero di Uber non finisce. E mentre i dirigenti sono alla ricerca di un Ceo che gestisca l’azienda, dall’Ue arriva una sentenza che mette in pericolo le attività della società di San Francisco su tutto il territorio del Vecchio Continente. In pratica, secondo quanto stabilito avvocato generale della Corte di giustizia europea, i Paesi possono bloccare Uber senza dover notificare il progetto di legge alla Commissione, dal momento che si tratta di una società di trasporti. Ma andiamo per gradi.

Cosa è Uber

Uber è una start up con sede a San Francisco che ha creato un’applicazione: si tratta, dunque, di un servizio digitale. Un servizio, però, che si traduce nella realtà quotidiana in passaggi a prezzi bassi, rappresentando una forma di concorrenza diretta per le compagnie di trasporto tradizionali.

Obiettivo della casa di San Francisco, infatti, è rappresentare una valida alternativa alle auto provate, ai mezzi di trasporto e ai taxi. E ci prova sfruttando il potenziale della sharing economy. Gli automobilisti sfruttano la propria stessa auto per trasformarsi in strumenti per il trasporto urbano altrui.

Nei primi mesi, Uber era un’app per richiedere auto di lusso in alcune zone metropolitane. Negli anni, l’azienda è cresciuta, si è rinnovata e ha allargato il proprio business, modificando le abitudini. Che si tratti di una corsa, di un sandwich o di un pacco, la  casa di San Francisco prova a dare alle persone quello che vogliono, quando vogliono.

“Per tutte le donne e gli uomini che guidano con Uber, l’app rappresenta una nuova e flessibile fonte di guadagno. Per quanto riguarda le città, diamo vigore alle economie locali, miglioriamo l’accesso ai trasporti e rendiamo le strade più sicure. Se i trasporti sono affidabili, tutti ne beneficiano, soprattutto quando fuori nevica!”, si legge sul sito dell’azienda.

La Francia ha vietato UberPop

Come in Italia, anche In Francia Uberpop è stato vietato, perché ritenuto contrario alle norme e alle pratiche regolamentate dalle leggi per il settore trasporti. La società di San Francisco, però, non ha accettato la decisione e fatto ricorso alla Corte di Giustizia Europea, basandosi sul fatto che la società opera attraverso una piattaforma elettronica che permette attraverso strumenti come smartphone e tablet, di richiedere un servizio di trasporto urbano.

franciaIn particolare, per il ricorso, Uber ha puntato sulla direttiva relativa ai servizi della società d’informazione, una normativa che disciplina la fornitura di servizi in via elettronica, nel rispetto della libera circolazione di beni e servizi.

Le decisione dell’Ue

La difesa di Uber, però, a poco è servita. L’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Ue, Maciej Szpunar,infatti, ha classificato Uber come società di trasporti e non come società di servizi di informazione. In base a questo, gli Stati membri “possono vietare e sanzionare l’esercizio illegale di un’attività di trasporto come quella di Uberpop senza essere tenuti a notificare previamente il progetto di legge alla Commissione”. L’Ue, infatti, non ha competenza esclusiva per il settore trasporti.

Verso condanna definitiva di Uber?

Dobbiamo dire che si tratta “solo” di conclusioni generali, che non producono effetti legali. Sarà la Corte Ue a dare il giudizio finale, che dovrebbe arrivare nel corso dell’anno. La stessa Corte potrebbe non tener conto delle conclusioni dell’avvocato Maciej Szpunar in merito alla causa francese.

In realtà, l’avvocato generale della Corte di giustizia europea ha considerato anche l’ipotesi che Uber fosse una società di informazione. E anche in quel caso, bloccare o sanzionare la piattaforma che farebbe da intermediario tra servizio e cliente “non costituisce una regola tecnica ai sensi della direttiva, cosicché neppure in tal caso sarebbe necessario notificare il progetto di legge alla Commissione non sono tenuti a notificare alla Commissione, ma possono agire prima di comunicare le misure”. Dunque, gli Stati Membri possono bloccare Uber ugualmente.

Il commento di Uber

Uber-Google“Abbiamo visto il commento e attendiamo la decisione finale nel corso dell’anno. Questo caso si riferisce ad una legge francese del 2014 relativa a servizi tra privati che non sono più attivi dal 2015. Oggi Uber opera in Francia unicamente con autisti professionisti muniti di licenze”, hanno commentato da Uber.

Uber: è record di corse

E mentre l’Europa decide sul destino di Uber, la società californiana festeggia 5 miliardi di corse. L’azienda cresce, considerando che a fine 2015 la società di trasporti privati via app aveva raggiunto 1 miliardo di corse, raddoppiandole appena sei mesi dopo, nel giugno 2016.

Ricordiamo che Uber opera in 76 Paesi e oltre 450 città con 12mila impiegati in tutto il mondo che servono 40 milioni di passeggeri attivi ogni mese.

Uber alla ricerca di un nuovo Ceo

Travis Kalanick non sarà più Ceo dell’azienda che lui stesso ha fondato, ma rimarrà comunque a far parte del board. Da molti mesi l’azienda era finita nell’occhio del ciclone per diversi scandali.

Susan Fowler è una donna ingegnere assunta, nel 2015, da Uber. Fin dai primi giorni di lavoro (dal racconto di Susan), la ragazza ha dovuto subire pressioni e molestie sessuali dall’amministratore delegato (e cofondatore) Travis Kalanick. Vista l’insistenza del suo capo, la neoassunta ha informato il capo del personale della situazione, che trattandosi di high performing manager’ (ovvero di un manager che fa molto bene il suo lavoro), ha preferito non intervenire. Susan Fowler ha deciso di lasciare l’azienda di San Francisco. Ora lavora per un’altra startup, il gigante dei pagamenti Stripe.

Kalanick ha respinto le accuse e ha avviato un’indagine ad ampio raggio sulla questione. L’indagine interna, come ha scritto il The Guardian, si è conclusa in questi giorni con il licenziamento di 20 persone con l’accusa di molestie sessuali. 

Travis Kalanick uber
Travis Kalanick. ex Ceo Uber

All’indagine sarebbe seguita anche una lettera  di Kalanick ai manager in cui dà loro istruzioni su come relazionarsi ai dipendenti. E ancora. Il 1 marzo 2017, infatti, un dipendente ha pubblicato, su Youtube di Bloomberg, un video in cui discuteva della situazione difficile degli autisti dell’azienda proprio con il Ceo.

Il cambio di regole continuo e la riduzione dei prezzi faceva guadagnare sempre meno agli autisti. ‘Ho perso 97 mila dollari finora per colpa tua’ gli dice l’autista. Cabiate tutto ogni giorno!’. La risposta è brutale e colpevolizza l’autista della sua situazione.

E se proprio per colpa di questi scandali, nelle scorse settimane Kalanick aveva annunciato di volersi prendere un periodo di aspettativa, date le crescenti pressioni da parte degli azionisti è costretto a dimettersi.

Le dimissioni di Kalanick aprono la corsa per un nuovo Ceo. Come racconta The New York Times, i cinque primi azionisti (Benchmark, First Round Capital, Lowercase Capital, Menlo Ventures, Fidelity Investments) hanno chiesto non solo le dimissioni del Ceo, ma anche un controllo ferrato del Consiglio di Amministrazione. 

“Nei prossimi 180 giorni ci impegneremo a nominare la nuova guida di Uber”, ha detto la società. “Sappiamo che c’è una lunga strada da percorrere, ma non ci fermeremo finché non ci arriviamo.”

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