OpenAi, startup di Sam Altman responsabile di Chatgpt, algoritmo di intelligenza artificiale per antonomasia, deve molto a Microsoft. Redmond ha infatti foraggiato quella realtà con oltre 13 miliardi di dollari. Ma il loro rapporto è stato tutto fuorché idilliaco.
LA MARETTA TRA MICROSOFT E OPENAI
Solo lo scorso febbraio, Mustafa Suleyman, alla guida della divisione AI di Microsoft (è pure tra i cofondatori di Google DeepMind), in un’intervista al Financial Times aveva infine ammesso quello che la stampa vociferava da parecchio tempo, ovvero che l’azienda creata da Bill Gates stesse inseguendo la necessità di sviluppare modelli di frontiera interni, addestrati con infrastrutture su larga scala e team altamente specializzati, cessando insomma di essere legata a quelli di terze parti.
La partnership era stata messa in discussione in più occasioni dalla guida aziendale “spericolata” di Altman che ha lasciato intendere di non gradire i vincoli imposti da Microsoft. Il punto più critico è stato raggiunto quando OpenAI e Amazon hanno siglato un accordo da circa 50 miliardi di dollari che metteva in discussione un elemento fondamentale del contratto con Microsoft, ovvero l’esclusività del cloud Azure. Sempre il FT aveva riportato l’indiscrezione secondo la quale Microsoft avrebbe valutato a lungo se intraprendere o meno azioni legali nei confronti del colosso fondato da Jeff Bezos come pure della sua ex “protetta”, OpenAI.
COSA PREVEDE IL TAGLIANDO CONTRATTUALE
Quelle appena ricordate sono state solo le ultime schermaglie in ordine temporale, in realtà i dissidi tra le realtà di Altman e Satya Nadella occupano da tempo un posto fisso nelle cronache delle testate specializzate in tech. Ma forse sono destinate a concludersi visto che avrebbero portato alla ridefinizione dei termini contrattuali originari in modo da soddisfare le pretese di maggiore libertà avanzate da OpenAI.
Microsoft rimarrà il cloud partner primario di OpenAI e i prodotti sfornati dalla casa madre di Chatgpt continueranno a essere lanciati su Azure in via prioritaria, salvo diverse decisioni da parte di Redmond. OpenAI otterrà però la libertà di distribuire i propri prodotti su qualsiasi cloud provider mentre Microsoft manterrà la licenza sui modelli e prodotti fino al 2032. Una licenza non più esclusiva e, soprattutto, con una data di scadenza ben chiara.
Parallelamente, i nuovi accordi siglati tra le parti prevedono che Microsoft cessi di pagare una quota dei propri ricavi all’ormai ex startup di Sam Altman sulla via dell’IPO, mentre i pagamenti di revenue share da OpenAI a Microsoft proseguiranno fino al 2030, alla stessa percentuale ma con un tetto massimo complessivo, indipendentemente dai progressi tecnologici raggiunti nel frattempo da OpenAI.
Insomma, è innegabile che l’accordo, così come è stato emendato con ogni probabilità per il quieto vivere tra le due parti, segni un forte allentamento dei vincoli che legavano OpenAI esclusivamente, o quasi, all’infrastruttura Microsoft, la prima azienda ad aver creduto nel genio di Atlman consentendole di arrivare dov’è oggi. Microsoft, peraltro, sottolinea che resterà investitore di questa realtà in rapida ascesa.







