Innovazione

Gdpr europeo negli Usa? Cosa pensano Apple, Facebook e Google

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I numeri uno di Facebook, Google e Apple hanno elogiato, ma con impostazioni diverse, lo standard europeo di protezione dei dati personali (Gdpr), spingendo per una normativa simile anche negli Usa

“È tempo per il resto del mondo”. Il ceo di Apple Tim Cook auspica l’adozione di una regolamentazione sull’utilizzo dei dati personali sulla base del Gdpr europeo anche negli Stati Uniti.

I DATI SECONDO TIM COOK

Intervenuto a una conferenza sulla privacy a Bruxelles, il numero uno della Mela morsicata ha invitato gli Stati Uniti ad adottare una normativa simile al Gdpr europeo per proteggere la privacy dal minaccioso “complesso industriale dei dati”.

Cook ha lanciato l’allarme sui rischi che i colossi tecnologici abusino delle informazioni personali degli utenti fino ad arrivare ad “aziende che ci conoscono più di quanto ciascuno conosca se stesso”. “Si tratta di sorveglianza, e queste scorte di dati personali arricchiscono solo le società che li raccolgono. Questo dovrebbe farci sentire scomodi e turbati”, ha sentenziato il ceo di Apple.

Non è la prima volta che la società di Cupertino prende le distanze dai recenti scandali sulla privacy che hanno travolto le aziende tecnologiche (Cambridge Analytica soprattutto), ma stavolta Cook è stato inequivocabile. Oltre al plauso al quadro rigido a tutela delle informazioni personali degli utenti previsto dall’Ue, si rivolge direttamente ai legislatori nazionali: “È tempo che il resto del mondo, incluso il mio paese d’origine, segua questo esempio. Noi di Apple siamo pienamente a favore di una legge federale sulla privacy negli Stati Uniti”.

IL MODELLO GDPR

Entrato in vigore lo scorso 25 maggio, il General Data Protection Regulation (Gdpr) varato dall’Unione europea sono state introdotte regole più chiare su informativa e consenso e vengono definiti i limiti al trattamento automatizzato dei dati personali. In particolare, sono state fissate norme rigorose per i casi di violazione dei dati (data breach) e le conseguenze per le diverse fattispecie vanno dalla più blanda diffida amministrativa alla sanzione pecuniaria fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato totale. Facebook & co si sono dovute allineare per forza in quanto le norme si applicano anche alle imprese situate fuori dall’Unione europea ma che offrono servizi all’interno del mercato Ue.

PIÙ BLANDI FACEBOOK E GOOGLE

In video collegamento, hanno detto la loro alla platea europea anche i capi di Facebook e Google, Mark Zuckerberg e Sundar Pichai, riconoscendo la sfida di “ottenere una privacy giusta” sulle proprie piattaforme globali e appoggiando l’avvento di legislazione sulla privacy anche dal loro lato dell’oceano, anche se in termini meno espliciti rispetto al ceo di Apple.

LA PRIVACY DIPENDE DAL MODELLO DI BUSINESS

L’atteggiamento più cauto di Facebook e Google verso una legislazione sulla privacy più rigida dipende dai propri modelli di business, dal momento che si basano in gran parte sulla raccolta ed elaborazione di grandi quantità di dati personali. Come sottolinea Politico invece, per aziende come Apple, il cui principale generatore di reddito sta nel vendere più iPhone possibile piuttosto che raccogliere informazioni personali sulle sugli utenti, regole più rigorose sulla protezione dei dati non inciderebbero sulle loro attività (redditività compresa).

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