Innovazione

Ecco le aziende che daranno vita in Europa a Gaia-X anti-Usa e Cina sul cloud

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cloud Gaia-X

Bosch, SAP, Deutsche Telekom e non solo. Ecco le aziende coinvolte in Gaia-X, il progetto Made in Germany dalla vocazione europea per smarcare il Vecchio Continente dal dominio americano e cinese sul cloud


Emancipare il Vecchio Continente dal dominio statunitense e cinese sul cloud. È questo l’obiettivo di Gaia-X un progetto tedesco (ed europeo) che dovrebbe dare vita ad un’infrastruttura cloud dalle caratteristiche rivoluzionarie.

Il progetto, nato negli ambienti politico-istituzionali tedeschi potrebbe coinvolgere anche Bruxelles (come volere tedesco) e gli altri Stati Membri, con la Francia che pare già particolarmente interessata.

IL PROGETTO

Gaia X, secondo un documento congiunto del Ministero dell’economia e delle altre parti interessate, presentato il 29 ottobre 2019, sarà una “infrastruttura dati potente e competitiva, sicura e affidabile per l’Europa”. L’idea è nata all’interno dell’International Data Space (IDS) del governo federale e della Fraunhofer-Gesellschaft, con particolate interesse anche da parte del settore privato.

UNA RETE TRA PICCOLE E GRANDI AZIENDE

Con Gaia-X la Germania intende mettere in rete le capacità del server di molte piccole e grandi aziende, in modo tale che “i dati possano essere resi disponibili, riuniti e condivisi in modo veloce e sicuro”, secondo quanto scrive Frankfurter Allgemeine Zeitung.

LE AZIENDE INTERESSATE

Quali, dunque, le aziende coinvolte? Gaia-X coinvolge pesi massimi come Bosch, SAP, Deutsche Telekom, Deutsche Bank, Siemens e Festo, che prenderanno parte attiva nello sviluppo dell’intero progetto. Ma secondo Handelsblatt le società coinvolte sono oltre 100 e al progetto starebbero lavorando anche gli “istituti di ricerca di 17 paesi”.

RECUPERARE LA SOVRANITÀ DIGITALE

L’unione delle forze ha un unico obiettivo: quello di recuperare la “sovranità digitale” della Germania, secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Economia tedesco, Peter Altmaier (CDU). Il progetto dovrebbe consentire a privati, aziende ed enti pubblici di depositare i propri dati in infrastrutture sotto la giurisdizione Ue.

“Il potere dei dati Europei non dovrebbe più ricadere nelle mani di altre società extracomunitare”, ha dichiarato ad Handelsblatt, il ministro federale della ricerca Anja Karliczek (CDU).

UN’ALTERNATIVA AD AMAZON, MICROSOFT, GOOGLE ED ALIBABA

Non ci sono dubbi, dunque, il progetto nasce come alternativa ai maxi data center americani e cinesi: Gaia-X va a sfidare apertamente Amazon, Microsoft, Google ed Alibaba.

IL MERCATO DEL CLOUD

L’operazione non sarà certo semplice. Il mercato cloud è già blindati ed è cosa per pochi attori. Attualmente secondo la società di analisi Canalys, è Amazon il leader di settore con una quota del 31,7% del mercato ed un fatturato annuo da 25,4 miliardi. Secondo posto per Microsoft Azure, con 13,5 miliardi e una quota di mercato del 16,8%. Segue Google con un fatturato di 6,8 miliardi e un market share dell’8,5%.

BRUXELLES E FRANCIA GUARDANO AL PROGETTO

Se è vero che farsi strada tra i colossi americani non sarà facile, è anche vero che la cosa non è certo impossibile. Soprattutto se il progetto andrà a coinvolgere anche gli altri Stati Membri, come da intenzione della Germania.

Proprio Bruxelles sembra essere particolarmente interessata al progetto. La Presidente delle Commissione UE, Ursula von der Leyen, sostiene che tra gli obiettivi comunitari di primaria importanza c’è quello di riappropriarsi di una sovranità digitale oramai perduta.

Anche la Francia guarda al progetto e, in nime dei buoni rapporti tra il Ministro Peter Altmaier e il Ministro dell’Economia Bruno Le Maire, Parigi e le sue aziende potrebbero presto aggiungersi al progetto (la Francia lavora anche ad un progetto simile in casa, chiamato Nextcloud.

ALLA RICERCA DI UNA FORMA GIURIDICA ADEGUATA (CON L’EUROPA)

La collaborazione di Bruxelle fa particolarmente gola a Berlino. La Germania non vuole giocare da sola e nel documento di progetto si legge che è necessaria un’organizzazione guidata dall’Europa centrale”, che sarà “responsabile della definizione e della specifica dei requisiti tecnici e delle regole dell’infrastruttura di dati”. Ma se così fosse allora deve essere trovata una forma giuridica adeguata. Con i tempi che si allungherebbero.

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