È un bene che Donald Trump, al contrario di Joe Biden, abbia deciso di lasciare TikTok negli Usa, a patto di “americanizzarla“. È un bene anzitutto per Meta, che avrebbe nel contraltare rappresentato dalla piattaforma cinese la prova che non agisce più da monopolista. Lo scorso novembre il giudice distrettuale statunitense James Boasberg di Washington ha infatti respinto le argomentazioni della Federal Trade Commission statunitense adducendo che Menlo Park ora deve vedersela con TikTok. L’ente federale sosteneva che la società di Mark Zuckerberg avesse solo due rivali nel settore, Snapchat e MeWe, in grave difficoltà proprio a causa del predominio di Meta.
IL GIUDICHE CHE HA DATO TORTO ALLA FEDERAL TRADE COMMISSION
Non per il giudice investito della questione, appunto, che ha messo nero su bianco che: “Quando le prove indicano che i consumatori stanno trasferendo una quantità enorme di tempo dalle app di Meta a quelle dei suoi rivali, e che tale sostituzione ha costretto Meta a investire ingenti somme di denaro per rimanere al passo, la risposta è chiara: Meta non è un monopolista isolato dalla concorrenza”, le conclusioni di Boasberg. La novella che TikTok sia destinata a permanere nel mercato americano anziché essere bandita come disposto nel 2024 dal Congresso ha fatto il resto.
Per Meta quella vittoria avrebbe dovuto porre la parola “fine” a un’era di contenziosi con la Ftc, che per anni ha inutilmente cercato di scorporare le varie app dell’azienda, – Facebook, Instagram e WhatsApp – con la finalità di ottenere un maggior gioco della concorrenza sul mercato dei social network. Ma la Federal Trade Commission aveva da subito lasciato intendere che avrebbe ricorso in appello: “Il giudice Boasberg, attualmente sottoposto a procedimento di impeachment, è sempre stato a nostro sfavore. Stiamo valutando tutte le opzioni a nostra disposizione”, il commento a caldo raccolto in novembre dalla Cnbc.
LA FTC NON INTENDE MOLLARE META
Detto, fatto. La Federal Trade Commission statunitense ha deciso di caricare a testa bassa in direzione di Menlo Park. “La nostra posizione non è cambiata”, ha dichiarato Joe Simonson, portavoce della Ftc. L’Autorità americana continua a ritenere che “Meta abbia violato le nostre leggi antitrust quando ha acquisito Instagram e WhatsApp. Di conseguenza, i consumatori americani hanno sofferto a causa del monopolio di Meta”.
MA DOV’ERA LA FTC QUANDO MR. FACEBOOK FACEVA SHOPPING?
Proprio in merito a queste operazioni, aveva fatto mediaticamente rumore il passaggio della sentenza di Boasberg che, citando il filosofo greco Eraclito, ha scritto: “nessun uomo può entrare due volte nello stesso fiume”, lasciando intendere che la Ftc avesse avuto occasione in passato di bloccare le acquisizioni, scegliendo però di non farlo e quando infine ha deciso di muoversi lo ha fatto con così grave ritardo che – sostiene il giudice – nel frattempo il mercato dei social è mutato ed è diventato globale, con attori extra-Usa pronti a prevalere.
A prescindere da come la si pensi, Facebook ha acquistato Instagram nel 2012 per circa 1 miliardo di dollari e WhatsApp nel 2014 per 19 miliardi di dollari. All’epoca, come ben testimonia la portata economica di simili operazioni, la software house di Zuckerberg era già un colosso del mondo del Web eppure la Ftc scelse di non intervenire, salvo poi dichiararle “guerra” soltanto nel 2020 sostenendo che avesse speso miliardi in acquisizioni volte a eliminare i concorrenti emergenti. Probabilmente anche la Federal Trade Commission – e non solo Meta – dovrebbe dunque essere chiamata a rispondere di alcune sue azioni nel corso degli ultimi anni. Anzi, delle sue omissioni.






