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Facebook, YouTube, Spotify. Chi vince e chi perde la guerra alle fake news

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Nonostante il ban di YouTube prima e di Facebook poi, il fondatore del sitoweb Infowars Alex Jones continua a pubblicare post e video razzisti e fake news sulle piattaforme. Il teorico del complotto n.1 degli Usa riesce a eludere i controlli attraverso una rete di account e profili a lui associati e su Spotify il suo canale broadcast non è stato minacciato…

Gli attacchi dell’11 settembre sono una manovra del governo americano, Neil Armostrong non ha camminato sulla luna e la sparatoria alla scuola elementare Sandy Hook di Newton del 2002 è stata inscenata con attori bambini a interpretare le vittime. Ecco alcune delle teorie negazioniste diffuse dal sito Infowars. Il fondatore di questa fabbrica digitale di fake news è il complottista d’America di estrema destra Alex Jones, recentemente sospeso sia da Facebook sia da YouTube. Molto più cauta nei suoi confronti rimane la piattaforma di streaming musicale Spotify che, nonostante qualche indignazione, continua a ospitare il canale podcast di Jones. Vediamo tutti i dettagli.

L’INTERVENTO DI FB

La scorsa settimana Facebook ha sospeso il profilo personale del controverso fondatore di InfoWars, rimuovendo quattro video collegati alla sua pagina personale e al sito. “Abbiamo ricevuto segnalazioni relative a quattro diversi video sulle pagine che Infowars e Alex Jones gestiscono su Facebook”, ha dichiarato un portavoce di Menlo Park alla Cnn, “Abbiamo esaminato il contenuto rispetto ai nostri standard della community e abbiamo stabilito che li violavano. Tutti e quattro i video sono stati rimossi”. Gli standard chiamati in questione vietano “i contenuti che incoraggiano danni fisici (bullismo), o attaccano qualcuno in base alla sua affiliazione religiosa o identità di genere” e quindi incitamento all’odio. In passato Jones aveva già ricevuto un avviso di violazione delle politiche di Facebook e, in caso di recidiva, il suo account sarebbe stato sospeso per trenta giorni.

ELUDERE FACEBOOK, GIOCO DA RAGAZZI

Nel frattempo, la disciplina specifica del profilo di Facebook ignora allo stesso modo la capacità di Jones di saltellare di pagina in pagina. Se di fatto, a Jones viene impedito di accedere al suo profilo personale, egli continua ad apparire nel suo live show quotidiano, trasmesso su Infowars e “The Alex Jones Channel” sulla piattaforma di Mark Zuckerberg, in barba al ban subito.

LA FALLA IN YOUTUBE

Prima di Facebook, era arrivato YouTube a stoppare il complottista Jones attraverso la rimozione dalla sua piattaforma di quattro video targati Infowars. La piattaforma di videodi proprietà Google ha una “politica di tre colpi”. Pubblica tre video ritenuti inappropriati e il tuo canale verrà bannato. Ma soltanto per 3 mesi. YouTube consente infatti di riprendere il controllo del proprio canale con l’idea di concedere una seconda possibilità agli utenti e di riabilitarsi da soli dopo aver commesso un errore. Ma vista attraverso l’obiettivo di Infowars, la politica inizia a sembrare un passaggio gratuito per postare incitamento all’odio ogni 90 giorni circa.

INAFFERRABILE JONES

Come per l’Idra di Lerna, mostro mitologico dalle 9 teste, “tagliarne” una non basta. Anche se YouTube ha bloccato il profilo personale di Alex Jones, non ha fermato il cospiratore d’America dal comparire sulla piattaforma. Jones ha semplicemente iniziato a comparire nei live stream dei suoi associati, come Ron Gibson.

SUL FRONTE CINGUETTANTE

Per quanto riguarda Twitter, sembra che stia adottando un approccio più sottile. Secondo Gizmodo, il social network con la spunta blu sembra aver declassato la portata dei tweet da parte del redattore di InfoWars, Paul Joseph Watson, ma non di quelli di Alex Jones e InfoWars che ne approfittano per cinguettare della censura subita sulle altre piattaforme.

LA LIBERTARIA SPOTIFY

Se il complottista Jones non può postare su Facebook o diffondere video su YouTube personalmente, può ancora farsi ascoltare in tutta tranquillità dagli utenti della regina delle app di streaming musicale, la svedese Spotify.
Come riporta l’Indipendent, un vasto numero di abbonati è insorto minacciando di cancellare la propria sottoscrizione a Spotify dopo la decisione della piattaforma di mantenere i podcast di Alex Jones attivi.
Il tema è particolarmente caldo negli Stati Uniti e non è questione di calura estiva. Tutto ciò solleva la questione di cosa succede alla presenza sui social media di InfoWars e di altri siti simili come l’avvicinarsi di novembre e le elezioni di mid-term per la presidenza.

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