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Facebook, chi sono i fondi Usa che vogliono togliere l’amicizia a Zuckerberg

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Diversi fondi statali di investimento stanno spingendo per sollevare Zuckerberg dal ruolo di presidente del board di Facebook. L’annuncio non ha alcun effetto pratico in quanto il papà del social network possiede una quota di blocco sulla maggior parte delle azioni della società

Mark fatti da parte. A chiedere la rimozione di Zuckerberg dal ruolo di presidente del consiglio di amministrazione del social network da lui fondato sono stati ieri quattro importanti fondi statali statunitensi che detengono azioni su Facebook.

Secondo loro, il fondatore e attuale ceo non sarebbe in grado di gestire i diversi scandali che hanno travolto la società di Menlo Park, dal gigantesco Cambridge Analytica all’ultimo data breach delle scorse settimane, e un nuovo chairman migliorerebbe la governance e l’immagine del social network nel mondo.

CHI VUOLE TOGLIERE LA POLTRONA A ZUCKERBERG

Ma chi è ad avercela tanto con il papà di Facebook? I tesorieri statali dell’Illinois, del Rhode Island e della Pennsylvania e Scott Stringer, il controllore del fondo pensione della città di New York (il quarto degli Stati Uniti) – tutti titolari di azioni Facebook – hanno avanzato ieri la proposta per separare i ruoli di presidente e ceo ora detenuti da Mark Zuckerberg.

In realtà i quattro hanno appoggiato una proposta già presentata a giugno dal Trillium Asset Management, hedge fund che detiene 53.000 azioni di Facebook.

L’ATTACCO DI STRINGER

“Facebook svolge un ruolo smisurato nella nostra società ed economia. Il gruppo ha una responsabilità sociale e finanziaria volta alla trasparenza, ecco perché chiediamo indipendenza e responsabilità all’interno del board dell’azienda” – tuona così il comptroller Stringer in una dichiarazione online – “Abbiamo bisogno che il cda di Facebook si impegni seriamente ad affrontare i rischi reali – reputazionali, regolatori e il rischio per la nostra democrazia – che impattano il paese, i suoi azionisti e, in definitiva, le meritate pensioni di migliaia di lavoratori della città di New York”.

UN BOARD INDIPENDENTE

Secondo Stringer e gli altri compagni di mozione, la soluzione per ristabilire la fiducia tra Facebook e gli investitori e i cittadini americani è un board indipendente.

PROPOSTA A VUOTO

Molto rumore per nulla tuttavia. La proposta è una minaccia che rischia di solleticare appena Mark Zuckerberg, dal momento che egli detiene il controllo assoluto del consiglio, con il 60% dei diritti di voto, secondo un report societario depositato in aprile. Senza dimenticare che iniziative simili per sollevare Zuckerberg dal ruolo di chairman sono già state fatte, l’ultima nel 2017, ma nessuna è passata.

SE NE RIPARLA L’ANNO PROSSIMO

Dunque, se Mark può stare tranquillo, il momento resta comunque difficile per Facebook in quanto le violazioni della sicurezza affliggono la società e stimolano le questioni relative alla supervisione aziendale. L’attuale richiesta di nominare un presidente indipendente verrà in ogni modo discussa alla riunione annuale degli azionisti di Facebook prevista a maggio 2019.

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