Innovazione

F35, ecco siluri e controsiluri tra Di Maio e Trenta su Lockheed Martin e Leonardo-Finmeccanica

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Che cosa hanno detto negli ultimi due giorni sul dossier F35 – che tiene in ansia Lockheed Martin e Leonardo-Finmeccanica, oltre alla Difesa italiana – il vicepremier e capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, e il titolare del dicastero della Difesa, Elisabetta Trenta

 

Di Maio silura Trenta e Trenta silura Di Maio? E’ quello che si bisbiglia in ambienti governativi – tra il serio e il faceto – in materia di F35.

Da dove deriva questa interpretazione piuttosto maliziosa? Ci sono fatti che possono essere messi in collegamento, anche se forse è azzardato individuare una causa e un effetto, si dice in ambienti militari.

Sta di fatto che due giorni fa, nel corso della missione di Luigi Di Maio negli Stati Uniti, il vicepremier e capo politico del Movimento 5 Stelle ha parlato tra l’altro anche dei cacciabombardieri della Lockheed Martin che sono assemblati anche in Italia nello stabilimento di Cameri gestito da Leonardo-Finmeccanica.

Dopo polemiche e sbuffi contrapposti seguiti alle intenzioni trapelate da ambienti governativi su pagamenti sospesi e tagli nei prossimi acquisti, Di Maio a New York, dove ha incontrato gli investitori americani e i responsabili di Wall Street, si è spostato a Washington per gli incontri con l’amministrazione americana.

Ai faccia a faccia già previsti con il consigliere alla Sicurezza nazionale John Bolton e il segretario al Commercio Wilbur Ross si è aggiunto un incontro con il segretario all’Energia Rick Perry, sempre nell’ottica dell’attrazione degli investimenti americani, soprattutto nell’hi-tech e nell’energia.

Con Bolton, Di Maio ha ribadito l’importanza dell’alleanza con gli Stati Uniti, secondo il resoconto del Sole 24 Ore: “I 400 milioni di dollari che gli americani attendono per saldare la commessa sugli F35 «sono in pagamento». Per il futuro del programma sugli F35 «vedranno Conte e Trump»”, ha aggiunto il quotidiano confindustriale diretto da Fabio Tamburini.

Dunque il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, indicata peraltro dal Movimento 5 Stelle e in passato esponente di spicco anche della Link University di Vincenzo Scotti vicino a Di Maio, non ha voce in capitolo sul dossier?, si sono chiesti alcuni ambienti del Movimento 5 Stelle.

Passano poche ore e il titolare della Difesa “fa una significativa sui caccia F35”, ha scritto ieri Airpress, la rivista edita da Paolo Messa, direttore Relazioni istituzionali Italia di Leonardo, l’ex Finmeccanica presieduta da Gianni De Gennaro e guidata dall’amministratore delegato, Alessandro Profumo.

Ecco di seguito un breve estratto dell’articolo di Stefano Vespa per Airpressonline:

Elisabetta Trenta, alla cerimonia per il 96° anniversario dell’Aeronautica militare, nello spiegare che le condizioni di instabilità comportano “uno strumento militare adeguato e credibile”, ha detto con chiarezza superiore al passato che occorre investire a lungo termine, anche se è difficile farlo capire ai cittadini e se sono necessari stanziamenti adeguati. Lampante il paragone con i Tornado, al centro di polemiche negli anni Settanta per costi e manutenzione e che invece in oltre 40 anni sono stati centrali per le operazioni dell’Aeronautica con 100 esemplari. Oggi le necessità dell’Arma azzurra richiedono “investimenti di lungo termine, non sempre facili da far comprendere, soprattutto in un momento in cui le priorità dei bisogni sono spesso dettate dalla contingenza e dove il presente, l’oggi, il momento, sono dominanti, se non totalizzanti”. Uno “slancio di innovazione” che è “complesso e oneroso assecondare e sostenere” nonostante sia “importante dal punto di vista strategico per la sicurezza interna e internazionale”.

Il ministro ha riconosciuto che si tratta di un impegno oneroso, “ma è questo il compito e l’impegno della politica, e non è un impegno da poco, perché comporta il ragionare, con sempre maggiore attenzione, per valutare l’effettiva rispondenza dei programmi di acquisizione alle esigenze di difesa nazionale; identificare, eventualmente, nuovi e più ragionevoli livelli di finanziamento; ricercare soluzioni sempre nuove per eliminare sprechi o duplicazioni, prima fra le singole Forze armate e poi, nei limiti del possibile, anche nell’ambito delle Alleanze”.

Il ministro non ha mai citato gli F35, ma il riferimento è stato evidente quando ha parlato dei Tornado rispetto ai quali “il paragone con altri avanzatissimi sistemi d’arma aerei oggi in fase di acquisizione, pilotati e non, è sin troppo calzante: si tratta di investimenti del medesimo tipo, che potranno consentire all’Aeronautica di mantenere standard operativi adeguati, idonei a fronteggiare i futuri impegni in ambito nazionale e internazionale”. Riassumendo: l’Aeronautica ha bisogno dei mezzi più evoluti tecnologicamente e quindi occorrono finanziamenti adeguati e a lungo termine, anche se i passaggi sulla “effettiva rispondenza” alle esigenze della difesa nazionale e su “nuovi e più ragionevoli livelli di finanziamento” sono stati in linea con la posizione del Movimento 5 stelle il cui capo politico, Luigi Di Maio, per coincidenza nelle stesse ore era in visita a Washington. Il ministro Trenta ha cercato dunque un equilibrio tra le reali necessità delle Forze armate e la posizione del M5S da sempre contrario a certi investimenti, né si conoscono i tempi dell’annunciata revisione dell’intero programma in mano alla presidenza del Consiglio.

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