Innovazione

Leonardo-Finmeccanica, Piaggio, Airbus e General Atomics alla guerra dei droni

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L’approfondimento dell’analista militare Aurelio Giansiracusa, animatore di Ares-Osservatorio Difesa, a partire dal programma Eurodrone e non solo

General Atomics si prepara a far fronte al possibile fallimento del programma Eurodrone, proponendo un EuroGuardian.

L’Eurodrone Male Rpas ancora non è uscito dai tavoli da disegno, ma le polemiche finanziare attorno a questo progetto non sono mancate sin dall’inizio.

Come è noto, l’Eurodrone è un’iniziativa lanciata in sede di Unione Europea, da Francia, Germania, Italia, Spagna ed altri Paesi, tesa a progettare, sviluppare e costruire in serie un Uav classe Male (Medium Altitude-Long Endurance). A tale velivolo a pilotaggio remoto sarebbero conferite missioni di ricognizione, osservazione, targeting e attacco di precisione.

LE INDUSTRIE PARTECIPANTI

Capofila delle industrie interessate è Airbus, con Leonardo e Dassault che partecipano attivamente al programma dal punto di vista della cellula. Il programma è coordinato dall’Occar.

Congelato il disegno, una sorta di bimotore ad eliche spingenti posti su travetti in coda (soluzione simile, se non identica, a quella adottata dal Piaggio P1HH Hammeread n.d.r.), si è aperta la fase della revisione dei costi.

Qui, il discorso sì è subito incagliato a causa del divario sussistente tra le richieste del consorzio e le disponibilità dei Paesi firmatari dell’accordo. Tale vicenda è stata già trattata da Ares Osservatorio Difesa nello scorso mese di giugno.

Parigi, sin dall’anno scorso, ha sollevato la questione chiedendo un sostanziale abbattimento dei costi, minacciando di abbandonare il progetto.

Nel 2019 sono stati aperti diversi tavoli tecnici tra il Consorzio ed i rappresentati dei Paesi finanziatori, ma la “quadra” ad oggi non è stata ancora trovata, nonostante il lavoro di revisione sin qui svolto.

I COSTI FUORI CONTROLLO

Secondo fonti parlamentari francesi il divario sarebbe ancora assai cospicuo; si parla, infatti, di un 30% in più rispetto a quanto preventivato dal Ministero della Difesa Francese che fa da portavoce degli altri omologhi dicasteri interessati al programma.

A questo punto, se dovesse perdurare questa situazione di inconciliabilità tra consorzio e Paesi partecipanti, è possibile che il programma potrebbe collassare lasciando spazio ad altre soluzioni.

LE PROPOSTE DI GENERAL ATOMICS

Tra queste alternative General Atomics avrebbe palesato un paio di possibili soluzioni; la prima prevede l’acquisto diretto di una versione del Reaper, con prestazioni migliorate in termini di autonomia, tangenza operativa e carico, già dotato di apposita suite avionica e di osservazione/sorveglianza/targeting.

Tale soluzione avrebbe il pregio di ottenere una macchina già ampiamente testata, senza “sorprese” per l’utilizzatore finale ma minerebbe l’agognata indipendenza europea nel nel settore Uav Male. La versione proposta sarebbe derivata direttamente dallo SkyGuardian messo a punto da General Atomics insieme a Bae Systems per far fronte al programma britannico Protector destinato a fornire un Uav Male alla Raf.

Invece, la seconda soluzione prevede l’acquisto di un’apposita versione del Reaper/Guardian sempre potenziato ma, questa volta, privo di suite, la cui scelta ed installazione rimarrebbe nella libera disponibilità del cliente. Tale opzione avrebbe sicuramente costi più elevati perché coinvolgerebbe i costi di integrazione e, comunque, essendo un prodotto statunitense, i Paesi acquirenti non ne avrebbero il completo controllo.

SOLO TATTICISMI?

Peraltro, è evidente che, nonostante le roboanti parole pronunciate dal Direttore della DGA Francese di non voler raggiungere un accordo a tutti i costi, l’interesse del consorzio industriale e dei Paesi partecipanti è quello di salvare il programma e di pervenire ad una soluzione soddisfacente, per spuntare un prezzo accettabile.

L’ITALIA CHE FA?

Il Governo Italiano, come è noto, ha dato il via libera al decreto che stanzia 716 milioni di euro teso a salvaguardare la produzione di Piaggio Aero Industries S.p.A. in Amministrazione Straordinaria, entrata in profonda crisi finanziaria ed industriale a seguito della mancata ricapitalizzazione da parte del fondo sovrano emiratino che ne aveva acquistato la maggioranza di capitale. La ditta ligure si occupa di manutenzioni motoristiche e costruisce l’aereo executive Avanti II.

A queste attività una decina di anni fa si vollero aggiungere anche lo sviluppo di una versione MPA dell’Avanti, destinata al pattugliamento/sorveglianza marittima, ed un programma per un aeromobile a pilotaggio remoto, derivatO direttamente dall’Avanti. Questo Uav della categoria Male incontrò l’interesse degli Emirati Arabi Uniti ma non dell’Aeronautica Militare che aveva già in carico i Predator e che si preparava ad inserire in linea i più capaci Reaper, entrambi costruiti da General Atomics.

LE VICISSITUDINI DI PIAGGIO E DEL P1HH

Fatto sta che, per supportarne lo sviluppo e le prospettive commerciali, in un secondo momento anche l’Aeronautica Militare indicò un possibile requisito fino ad otto di questi sistemi (ognuno organizzato su una stazione di controllo a terra e due velivoli). All’Aeronautica Militare era demandata la coordinazione del programma e le prove a terra ed in aria, insomma, lo sviluppo di una tecnologia piuttosto innovativa in Europa ed in Italia.

Ma i problemi iniziali avuti dal primo velivolo modificato, le vicissitudini di Piaggio legate al cambio di strategia del fondo sovrano emiratino, il calo d’interesse da parte dell’Aeronautica Militare per questo velivolo, con l’Arma Azzurra che puntava decisa ad una versione pesantemente riveduta e corretta dell’HammerHead, sembravano aver chiuso completamente la carriera, peraltro mai iniziata, al primo drone tricolore classe Male.

Come si sa, il programma per il P2HH è stato bloccato dal precedente Governo Conte il quale ha preferito procedere al salvataggio della linea di revisione motoristica, della linea di produzione Avanti ed ha concesso i fondi necessari per completare lo sviluppo e l’allestimento di un sistema APR P1HH.

L’ARRIVO SULLA SCENA DEL LEONARDO FALCO XPLORER

Peraltro, l’anno passato, Leonardo ha presentato un suo Uav Male, il Falco Xplorer, totalmente made in Italy con l’esclusione del motore Rotax, pensato principalmente per l’esportazione ma che ha trovato l’interesse anche nel mercato nazionale

LE NECESSITÀ ITALIANE

Tuttavia, in una recente audizione parlamentare è emerso che le risorse da destinare al settore droni non sono infinite e, prima o poi, bisognerà decidere per quale piattaforma optare, dato che c’è notevole sovrapposizione di requisiti e prestazioni. Pertanto, se dovessero perdurare le difficoltà di Eurodrone è logico ipotizzare che si opterà per una soluzione nazionale, ambita dall’industria e dalle stesse Forze Armate che desiderano avere il pieno controllo di piattaforme e sensori. Secondariamente, potrebbe essere perseguita una soluzione mista, con acquisto sul mercato nazionale di un modello messo a punto dalla nostra industria ed all’Estero di nuovi droni. Un dato è certo; ormai i droni sono strumenti operativi indispensabili, sempre più sofisticati e sui quali puntano decisamente le Forze Armate, Corpi di Polizia e l’intelligence.

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