Innovazione

Enel, Open Fiber e non solo, ecco che cosa ha scritto l’Antitrust su Tim e banda ultralarga

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L’Antitrust ha chiuso l’istruttoria per presunte condotte anticoncorrenziali poste in essere da Tim-Telecom Italia nell’ambito delle procedure di gara per l’infrastruttura in banda ultralarga delle aree bianche del territorio.

La comunicazione del Garante è giunta nei giorni scorsi ai soggetti interessati (oltre a Tim, anche tra gli altri a Enel, Open Fiber e Infratel).

All’epoca della gestione targata Flavio Cattaneo (strategia poi portata avanti anche dal successore Amos Genish), Tim – ha scritto oggi Andrea Montanari su Mf/Milano Finanza – aveva creato la società ad hoc Cassiopea, per fare concorrenza diretta a Open Fiber, nello sviluppo della banda ultralarga: “Un piano poi sospeso da Telecom che, oggi, sostiene di non aver mai da operato in questo business e di non aver mai fatto concorrenza diretta alla società controllata pariteticamente da Cdp ed Enel”, ha aggiunto Mf.

Ma che cosa si legge nell’atto di oltre cento pagine che le società interessate hanno ricevuto dagli uffici del Garante della concorrenza e del mercato?

Ecco una delle conclusioni: “Le condotte poste in essere da Tim costituiscono la componente esecutiva di una strategia complessa volta a ostacolare e, in tale disegno illecito, a prevenire definitivamente l’ingresso sul mercato di un nuovo concorrente infrastrutturale, mediante un abuso di posizione dominante di natura escludente”, si legge nel documento firmato da Filippo Arena, segretario generale dell’Autorità presieduta da Roberto Rustichelli.

Dall’analisi della documentazione raccolta nel corso del procedimento, emerge – secondo gli uffici del Garante – “una strategia anticoncorrenziale complessa, composta di condotte differenti, attuale nelle aree bianche e nella restante parte del mercato nazionale”.

Le condotte – è scritto nel documento Agcm – sono tutte indirizzate “a preservare ingiustificatamente il potere di mercato wholesale e retail detenuto da Tim, a ostacolare l’ingresso sul mercato di Open Fiber”, scongiurando una trasformazione del mercato secondo condizioni di concorrenza infrastrutturale e a impedire un regolare confronto competitivo tra gli operatori attivi nel mercato dei servizi al dettaglio nella fase di passaggio dalle connessioni a banda larga alle connessioni a banda ultralarga.

La strategia del gruppo ora guidato da Luigi Gubitosi – secondo gli uffici dell’Antitrust – è “molto grave, specie con riferimento alle condotte finalizzate a compromettere lo svolgimento degli investimenti pubblici nelle aree bianche”.

In tal caso, infatti, Tim sembra – a parere del Garante – volere boicottare una complessa iniziativa volta a garantire che in tutto il territorio nazionale vi sia la disponibilità di connessioni a banda ultralarga, nel tentativo di prolungare artificiosamente un assetto di mercato caratterizzato da assenza di incentivi all’innovazione tecnologica e di prodotto nonché da scarsa competitività nel mercato dei servizi al dettaglio.

Le evidenze raccolte – è scritto – consentono all’Antitrust di ritenere sostanzialmente fondate le ipotesi istruttorie formulate dall’Autorità in fase di avvio e di estensione oggettiva del procedimento. Gli elementi acquisiti delineano la sussistenza di una complessa strategia anticoncorrenziale volta a preservare l’attuale assetto competitivo del mercato, ritardare gli investimenti nelle reti di nuova generazione e impedire di configurarsi di una struttura competitiva fondata sulla concorrenza infrastrutturale.

Il documento si dilunga anche sulla tempistica sia nel mercato dei servizi all’ingrosso sia in quello al dettaglio.

Nel primo caso le condotte attuate da Tim sono state attuate a partire dall’ingresso del gruppo Enel sul mercato delle telecomunicazioni, “ossia da gennaio 2016 come emerso dalla documentazione recepita in sede ispettiva”.

Mentre nel secondo caso le condotte dell’ex Telecom emerse sono state avviate “a partire da gennaio 2016”.

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