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Ecco i videogiochi più venduti nel 2020

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Videogiochi: società, mercato, prodotti. L’approfondimento di Carlo Terzano

Il 50% dei videogiocatori ha utilizzato i videogames per rimanere in contatto con gli amici durante quarantene per tamponi positivi, lockdown e restrizioni da zone rosse, il 48% per sentirsi meno isolato, il 39% come strumento per sentirsi meno ansioso – e oltre un terzo di loro (il 36%) ha dichiarato che i videogiochi hanno aiutato a sentirsi felici. Il Covid ha aggredito molti settori dell’economia, ma – per fortuna – ne ha avvantaggiato altri, permettendo una redistribuzione della ricchezza. E grazie agli store online nemmeno le chiusure per frenare il contagio hanno diminuito gli acquisti, che anzi sono aumentati proprio perché è cresciuto il tempo trascorso a casa. E così pure un mercato tutto sommato piccolo come quello italiano ha ripreso a crescere, superando i 2 miliardi. Ma andiamo con ordine.

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COVID, IN ITALIA VIDEOGIOCHI IN SUPPORTO ALLA DAD

Anche in ambito familiare i videogiochi, durante i mesi più difficili dell’epidemia, hanno giocato un ruolo importante nei momenti di svago in famiglia qui in Italia: il 19% degli intervistati da Iidea, la “Confindustria” del videoludo che riunisce i principali attori del Paese, ha dichiarato infatti di aver videogiocato con i propri figli, dato che sale al 22% tra quanti hanno figli nella fascia 6-10 e al 20% nella fascia degli 11-15 anni. Il 19% dei genitori, inoltre, ha dichiarato di aver utilizzato videogiochi educativi per supportare il loro apprendimento – dato che sale al 29% tra quanti hanno figli in età da scuola primaria.

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QUANTO VALE IL MERCATO DEI VIDEOGIOCHI IN ITALIA?

In Italia si “gioca” soprattutto su dispositivi mobile come smartphone e tablet: sono 10,6 milioni i videogiocatori italiani a utilizzarli, tra cui 5,2 milioni di donne. Seguono i PC con 7,2 milioni di persone e le console home con 6,7 milioni. Per via della pandemia il settore registra una performance storica: cresce, infatti, del 21,9% rispetto alla precedente rilevazione e realizza un giro d’affari di 2 miliardi e 179 milioni di euro.

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Le vendite sul fronte software hanno fatto ancora da traino al settore con un giro d’affari di 1,7 miliardi di euro e una crescita del 24,8% rispetto al 2019. In particolare, il segmento digitale, comprensivo di digital download su console e PC e di app, ha registrato la più grande espansione, passando dai 602 milioni di euro dell’anno precedente ai 799 milioni del 2020. Complice la buona performance delle console next gen – le nuove PS5 e Xbox Series uscite a novembre 2020 – e di Nintendo Switch, il comparto ha generato un turnover di 395 milioni di euro con un trend di crescita del 6,9%.

MA LE SOFTWARE HOUSE ITALIANE STANNO A GUARDARE

Purtroppo, a fronte di un mercato che diventa anno dopo anno sempre più importante, sono ancora troppo pochi e troppo piccoli gli studi di sviluppo italiani (a eccezione di alcune etichette, come le milanesi Milestone, fresca di acquisizione però da parte della straniera THQ Nordic, e Kunos, il resto è un sottobosco di nanerottoli).

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E così i soldi dell’utenza italiana finiscono nelle casseforti di studi di sviluppo stranieri: per lo più statunitensi e giapponesi, anche se la concorrenza dell’Europa dell’Est (dove i governi finanziano startup e PMI innovative) diventa sempre più forte. Lo confermano anche i dati sui videogiochi più venduti in Italia: FIFA 21, seguito da Grand Theft Auto V e FIFA 20. Il calcio resta la passione numero 1 degli italiani, ma paradossalmente la software house che sviluppa i titoli è statunitense e non italiana. La vicina Francia è presente per ben tre volte nella lista dei 20 blockbuster più venduti. Chissà se il fondo per l’industria dei videogiochi da 4 milioni di euro varato lo scorso anno dal governo Conte consentirà di portare qualche italiana a scalare questa classifica.

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