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Che cosa succederà a Google, Facebook, Apple, Amazon e Microsoft con le tensioni Usa-Cina?

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Previsioni e scenari per Google, Facebook, Apple, Amazon e Microsoft alla luce delle rinnovate tensioni tra Usa e Cina sulla scia del Coronavirus

 

Nelle prossime settimane sarà la resa dei conti per i colossi della tecnologia come Google, Facebook, Apple, Amazon e Microsoft che dovranno mostrare al mercato le prime trimestrali dell’era coronavirus, facendo capire al settore, quanto sarà dolorosa la spaccatura che si sta consumando ormai da tempo tra Cina e Stati Uniti.

PER ANNI SI È SCOMMESSO SULLA CINA

Secondo Kyle Daly di Axios, per decenni i leader del settore tecnologico hanno scommesso molto sulla Cina come centro di produzione, catena di fornitura e, sempre più, come mercato. Ma da qualche tempo le cose sono cambiate con gli attriti commerciali che hanno portato alla contesa sui dazi tra Washington e Pechino, alle tensioni sulla sicurezza nazionale con l’affaire Huawei e ora con lo scambio di accuse sul coronavirus che stanno mettendo seriamente a repentaglio anche le relazioni tra aziende cinesi e statunitensi.

La Cina è diventata un punto di riferimento nella crisi del coronavirus, soprattutto per le critiche mosse su gestione e tempi di diffusione delle notizie riguardanti l’epidemia. Il punto di vista degli americani sulla Cina è diventato nettamente negativo nelle ultime settimane, secondo i recenti sondaggi. L’opinione diffusa, spiega Axios, è che la pandemia sia stata usata contro gli Stati Uniti.

QUERELLE SI AGGRAVA CON IL CORONAVIRUS

La querelle rischia di farsi ancora più seria in questi giorni, quando i colossi tecnologici Usa dovranno raccontare ad azionisti ed opinione pubblica, come la crisi ha colpito le loro imprese. “E gli analisti li spingeranno a parlare di quanto sia grande la minaccia che rappresentano per l’inimicizia crescente tra gli Stati Uniti e la Cina”, ha osservato Daly su Axios.

IL GRANDE DISACCOPPIAMENTO

Si tratta di un fattore particolarmente importante perché se è vero che il “grande disaccoppiamento” Usa-Cina era già in corso prima del diffondersi del virus, ora verrà accelerato dalla crisi, con la tecnologia destinata a trovarsi schiacciata nel mezzo. La ragione è molto semplice: Apple e molte altre aziende produttrici di hardware fabbricano la maggior parte dei loro dispositivi in Cina. “Cambiare il modo di produrre potrebbe essere costoso, complicato e difficile da scalare”, ha spiegato Daly.

SI ESPLORANO NUOVI PAESI

Una tale transizione potrebbe rivelarsi un vantaggio competitivo per le multinazionali, come la Samsung che negli ultimi anni hanno già spostato le loro catene di fornitura fuori dalla Cina.

Anche alcuni produttori di componenti che lavorano con giganti della tecnologia statunitense, come il produttore di iPhone Foxconn, negli ultimi anni hanno esplorato l’espansione in paesi come l’India e il Vietnam.

UN DANNO PER I PRODUTTORI DI CHIP

C’è da considerare, comunque, che gli Stati Uniti rimangono una potenza globale nel settore dei semiconduttori, essendo patria di giganti come Intel e Qualcomm. “Perdere la Cina come mercato ostacolerebbe le attività di queste aziende e potrebbe spingere la Cina stessa ad espandere ulteriormente la sua nascente industria dei chip – si legge su Axios -. I produttori di chip avevano già avvertito che avrebbero sofferto per le azioni dell’amministrazione Trump contro Huawei l’anno scorso e hanno contribuito a far sì che alcuni di loro continuassero a fare affari con il gigante cinese delle telecomunicazioni”.

GOOGLE, APPLE, FACEBOOK E AMAZON RISCHIANO DI ESSERE BERSAGLI DELLA ‘GUERRA’

La Cina è stata una regione chiave per la crescita di alcune aziende statunitensi, in particolare Apple. “Ma molte altre, tra cui Facebook, Google e Amazon, sono state in gran parte tagliate fuori dal mercato – o hanno scelto di non accettare le regole del governo -. Eppure la maggior parte delle aziende statunitensi sogna ancora di accedere allo sterminato mercato della classe media cinese, e un taglio definitivo porrebbe un grosso limite alle loro prospettive di crescita globale”, spiega Daly su Axios.

In tale contesto se la guerra di parole tra Cina e Stati Uniti dovesse proseguire le aziende tecnologiche potrebbero scoprire di essere dei ‘bersagli’ nell’ambito delle loro relazioni commerciali con la Cina o con le aziende cinesi. Google ne ha avuto un assaggio l’anno scorso, quando il miliardario Peter Thiel l’ha accusata di tradimento sostenendo di aver aiutato l’esercito cinese.

TUTTO DIPENDE DAGLI USA

Per il momento, comunque, “la spaccatura con la Cina rimane sulla carta”, ha evidenziato Axios. “Trump si è spesso fatto carico delle sue relazioni amichevoli con il presidente Xi Jinping e ha fatto un passo indietro nelle mosse contro le imprese cinesi, come quando ha revocato il divieto imposto al produttore telefonico cinese ZTE”.

“La questione fondamentale per gli Stati Uniti nell’affrontare il rapporto con la Cina è se lo Stato americano può governare – ha detto Matt Stoller, critico cinese e direttore della ricerca dell’American Economic Liberties Project -. Questa è davvero l’unica domanda, perché in questo momento Wall Street e le multinazionali non vogliono questa rottura con la Cina”.

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