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Fincantieri Navi Militari

Ecco come Fincantieri punterà sulle navi militari

Che cosa ha fatto e che cosa farà Fincantieri con la divisione navi militari. L'intervento di Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm per la cantieristica navale.

La Divisione Navi Militari di Fincantieri conferma l’ambizione di voler diventare “il” player di riferimento delle marine militari di tutto il mondo.

Una consapevolezza enfatizzata nell’incontro del 4 giugno scorso, tenutosi nel cantiere di Riva Trigoso, fra la delegazione aziendale Fincantieri, guidata da Dario Deste, ed il coordinamento nazionale di Uilm con Fim e Fiom.

Convinzione supportata da recenti contratti sottoscritti a partire dall’assegnazione della quinta e sesta fregata della classe “Constellation” destinata alla US Navy: essere riusciti a prevalere sulla concorrenza statunitense con un progetto ed una piattaforma più avanzata ed innovativa rappresenta un evento storico per l’industria cantieristica italiana e della Difesa.

E proseguendo, come in una sorta di navigazione da ovest verso est, sono da elencare il consolidato successo del Qatar, con l’intera flotta della sua marina militare composta da navi italiane; le due fregate all’Egitto, l’ordine di 10 pattugliatori d’altura con la joint venture Maestral (Fincantieri-Gruppo Edge di Abu Dhabi) per la Guardia Costiera degli Emirati Arabi Uniti. Ed infine, la vendita di due pattugliatori d’altura alla marina dell’Indonesia.

Il direttore generale della divisione di Fincantieri ha confermato di voler continuare a sfruttare questo “vento in poppa” nel mercato orientale con presidi strutturati a partire dalla costituzione di una società in Indonesia, a supporto del recente contratto, a cui seguirà l’apertura di presidi commerciali per l’area della Malesia-Thailandia-Filippine, guardando ad India e Sud Corea. In sintesi, fare un consolidamento del business militare con una dimensione globale rispetto a quella definita, fino a qualche tempo fa, quasi esclusivamente dal rapporto con i clienti nazionali di Marina Militare italiana e Guardia Costiera. Un contesto che vedrebbe il gruppo cantieristico italiano essere presente commercialmente e produttivamente dagli Usa, con Fincantieri Marinette Marine, fino a Vietnam con Vard Vung Tau.

Localizzazione della produzione di navi nei mercati interessati, servizi post-vendita e supporto logistico saranno i punti di forza a disposizione del gruppo guidato da Pierroberto Folgiero per la penetrazione del mercato asiatico altamente competitivo.

Il gruppo cantieristico italiano può avere ambizioni di ulteriore crescita potendo contare su capacità industriali e su un portafoglio prodotti tecnologicamente avanzati come fregate, corvette, pattugliatori sottomarini.

Ma anche tante competenza e capacità di system engineering per la realizzazione di soluzioni integrate.

Oggi, la difficoltà di reclutare ulteriori risorse con adeguati skill professionali rappresenta forse l’unico elemento di debolezza (ma non solo per Fincantieri) per poter raggiungere gli obiettivi di crescita prefissati. Soprattutto per mantenere il vantaggio competitivo in termini di capacità di innovazione con navi sempre più digitali che assumono la caratteristica di “sistemi di sistemi”.

I ricavi del settore militare di Fincantieri si sono attestati al di sopra dei due miliardi di euro nel 2023.

In futuro si capirà anche quale ruolo potrà giocare Fincantieri, con questo posizionamento, nella tanto auspicata integrazione dell’industria europea della Difesa in ottica della tanto altrettanto auspicata Difesa europea. Nel frattempo Bruxelles continuerà a sostenere il programma per l’European Patrol Corvette, progetto guidato da Naviris, la joint venture tra Naval Group e Fincantieri, per la realizzazione della futura corvetta europea.

Le sinergie industriali con Leonardo, lo sviluppo dell’Underwater in collaborazione con la Marina Militare italiana ed enti di ricerca, l’acquisizione di Remazel e dell’ex Wass di Finmeccanica, in corso di definizione, rappresenteranno ulteriori importanti opportunità di sviluppo del business militare di Fincantieri.

In questo positivo contesto, la Uilm continuerà a svolgere un ruolo costruttivo e propositivo, in particolare nell’ambito dell’organizzazione del lavoro, in ragione di una previsione così importante di crescita industriale: organizzare al meglio, valorizzandole, le persone che rimarranno, anche a fronte di una spinta verso l’automatizzazione e la digitalizzazione della produzione, elemento strategico in Fincantieri.

In fondo, la cantieristica navale resta una delle ultime (vere) grandi manifatture nel panorama industriale.

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