Innovazione

Vi spiego obiettivi ed effetti della riforma Ue del diritto d’autore. L’analisi di Abbamonte (Commissione europea)

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L’analisi di Giuseppe Abbamonte, direttore Politiche dei Media della Commissione Europea, che è stato testimone delle trattative tra Parlamento, Commissione e Consiglio Ue sulla riforma del copyright approvata ieri dal Parlamento Ue

 

L’accordo raggiunto dalle tre istituzioni comunitarie rappresenta un passo importante verso la modernizzazione del quadro normativo sul diritto d’autore ed una maggiore responsabilizzazione delle piattaforme Internet.

Uno degli obiettivi della riforma è proprio la creazione di un mercato più sostenibile, caratterizzato da una ripartizione più equa dei ricavi generati online dai contenuti protetti fra detentori dei diritti e piattaforme.

La direttiva e-commerce, che ha quasi vent’anni, è basata su un principio di responsabilità limitata delle piattaforme (safe harbour). Le piattaforme non sono infatti responsabili per contenuti illegali eventualmente caricati o trasmessi dagli utenti, ma devono attivarsi per rimuoverli qualora vengano a conoscenza dell’esistenza di tali contenuti.

Internet è diventato sempre più intermediato ed il comportamento dei consumatori/utenti è cambiato completamente nel corso degli ultimi vent’anni. L’utente medio oggi consuma sempre più contenuti on demand, in particolare due tipi di contenuti: video streaming professionali a pagamento (su piattaforme come Netflix ed Amazon Prime) dotati di licenze; video streaming amatoriali, che spesso contengono materiali protetti dal diritto d’autore ma non autorizzati, su portali come YouTube, Dailymotion e, soprattutto, Facebook.

L’ordine di grandezza è questo: YouTube conta 1,9 miliardi di utenti registrati, che consumano circa 1 miliardo di ore di video al giorno. Il tasso di penetrazione tra i 12 ed i 15 anni è del 90 per cento.

Con la nuova riforma sul copyright, due grandi novità sono l’articolo 11 e l’articolo 13. Il primo prevede un nuovo diritto ancillare a favore degli editori di stampa. Tale diritto, pur non prevedendo pagamenti obbligatori a favore degli editori, dovrebbe facilitare la conclusione di accordi di monetizzazione con gli aggregatori, risultando in una migliore remunerazione delle testate giornalistiche e di tutta la catena del valore (giornalisti, editori, fotografi, etc).

L’articolo 13 prevede invece che le grandi piattaforme che consentono il caricamento di contenuti creati dagli utenti (le piattaforme UGC – User Generated Content) siano direttamente responsabili dei contenuti protetti caricati dai loro iscritti. Tale norma, in deroga alla direttiva e-commerce precedentemente menzionata, prevede che in questo caso le grandi piattaforme effettuino degli atti di comunicazione al pubblico e debbano quindi adoperarsi per ottenere le relative licenze dagli aventi diritto.

La licenza – ovvero l’autorizzazione fornita alla piattaforma – ricoprirà, legittimandoli, anche gli usi da parte degli iscritti. L’articolo 13 disciplina anche le condizioni di responsabilità delle piattaforme qualora non abbiano ottenuto le licenze, la cooperazione con gli aventi diritto e gli obblighi delle piattaforme volti ad evitare che contenuti non autorizzati circolino sui loro siti web.

La riforma fa salve le eccezioni al diritto d’autore ed in particolare la citazione, critica, parodia e caricatura che diventano obbligatorie in tutta l’Unione Europea. Queste ultime eccezioni sono fondamentali per consentire il caricamento di contenuti audiovisivi generati dagli utenti (le c.d MEMEs). La Direttiva prevede anche che le piattaforme debbano predisporre dei sistemi di composizione dei litigi con i consumatori, contemperando in tal modo la protezione del diritto d’autore e la libertà di espressione degli utenti.

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