Innovazione

Covid-19, terapia al plasma. A che punto siamo?

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A Pavia alcuni malati da Covid-19 sono stati trattati con il plasma dei guariti. In Toscana si parte nelle prossime settimane, come negli Usa. Dalla Cina arrivano conferme sull’efficacia del trattamento

Mentre dalla Cina arrivano le prime conferme positive sulle terapie al plasma dei guariti per gli infetti da Covid-19, Usa ed Italia accelerano nella sperimentazione. Negli States, in particolare, si lavora a ben due terapie, mentre al Policlinico di Pavia, uno degli ospedali di frontiera nella lotta contro Sars Cov 2, alcuni malati hanno già ricevuto il plasma di pazienti guariti.

Tutti i dettagli.

PAVIA IN PRIMA LINEA

L’infusione di plasma (qui i dettagli sulla terapia) è già in fase di sperimentazione in Lombardia. Dai primi giorni di aprile, presso il Policlinico di Pavia sono state già effettuate le prime infusioni plasma di pazienti guariti, e che quindi hanno sviluppato gli anticorpi, ai malati di Covid-19.

È qui che è partita in Italia la raccolta di plasma secondo il cosiddetto protocollo “San Matteo” (un protocollo siglato da varie ASST lombarde, con capofila il policlinico San Matteo di Pavia), in cui è previsto un sistema di condivisione dei dati che può estendersi anche ad altri ospedali.

IN TOSCANA SI PARTE DOPO PASQUA

E altri ospedali, dalla Tosca al Lazio e alla Campania sono pronti ad aderire alla sperimentazione (qui i dettagli).

In Toscana, in particolare, si parte da subito dopo Pasqua e l’infusione è destinata, in prima battuta, ai malati più critici e in ventilazione assistita ricoverati nelle terapie intensive come ha detto Francesco Menichetti, primario del reparto di malattie infettive dell’Azienda ospedaliero universitaria pisana.

“Ora siamo nella fase di individuazione dei potenziali donatori su una platea complessiva di 106 guariti in tutta la regione”, ha detto Menichetti.

USA: DUE STUDI

Anche negli Usa si accelera su questo fronte. In particolare, la Food and Drug Administration (Fda), l’agenzia Usa che autorizza i farmaci, ha autorizzato due sperimentazioni: la prima si chiama plasma convalescente e la seconda globulina iperimmune.

“Sotto la guida del presidente Trump, la Fd ha dato slancio a un nuovo sforzo nazionale per portare sul mercato le terapie legate al sangue per il trattamenti dei pazienti Covid-19 il più rapidamente possibile”, ha dichiarato il segretario HHS Alex Azar. “L’approccio del Presidente in America ha guidato una cooperazione senza precedenti tra il settore pubblico e privato, con la Fda che ha trovato nuovi modi per il settore privato di portare i propri prodotti ai pazienti mentre si raccolgono i dati sull’efficacia della terapia. Grazie al duro lavoro dello staff della Fda, di scienziati e medici e grazie al supporto di Nih (Dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti d’America, ndr) e Barda (l’autorità di ricerca e sviluppo biomedica avanzata, ndr), i pazienti potranno beneficiare di queste nuove promettenti opzioni nelle prossime settimane”.

FDA: DATI LIMITATI FANNO BEN SPERARE

Ancora non si hanno notizie certe sull’efficacia della terapia, ma “ci sono alcuni dati limitati che suggeriscono che il plasma convalescente e la globulina iperimmune possono avere benefici nella malattia Covid-19”, si legge sul sito della Fda. “Ecco perché la valutazione di queste terapie nel contesto di una sperimentazione clinica e di un programma di accesso esteso è così importante”.

SI PARTE NELLE PROSSIME SETTIMANE

Il plasma sarà distribuito, per i pazienti che ne hanno bisogno, già dalle prossime settimane. Per ora la Fda ha inviato i pazienti guariti a donare il sangue: un paziente potrebbe salvare la vita di 4 malati.

La raccolta sarà effettuata sotto il coordinamento della Mayo Clinic, in collaborazione con la Croce rossa americana.

LE CONFERME CINESI

Intanto arrivano le prime conferme sull’efficacia della terapia dalla Cina. Secondo uno studio pilota, pubblicato su Pnas, si otterrebbero “miglioramenti in 3 giorni” grazie al plasma dei guariti.

Lo studio è stato condotto dai ricercatori della Shanghai Jiao Tong University School of Medicine, coordinati da Zhu Chen, Xinxin Zhang e Xiaoming Yang, su 10 pazienti in condizioni critiche (tra 34 e 78 anni). Tutti i pazienti, dopo 3 giorni, “sono notevolmente migliorati e i pazienti hanno mostrato un aumento della conta dei linfociti, un miglioramento della funzionalità epatica e polmonare e una riduzione dell’infiammazione”.

“Tutti i sintomi nei 10 pazienti, in particolare febbre, tosse, respiro corto e dolore toracico, sono scomparsi o sono migliorati in gran parte entro 1 o 3 giorni dopo trasfusione di plasma convalescente”, si legge su Pnas.

Nessun paziente ha presentato “gravi reazioni avverse”.

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