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Così una startup raccoglie la plastica dai fiumi, combattendo l’inquinamento

Blue Barriers Plastica

Con il materiale inquinante raccolto negli specchi d’acqua è possibile realizzare carburante diesel, nafta e altra plastica riciclata, all’insegna della circular economy. L’esempio di Seads

Il problema della dispersione di plastiche e microplastiche nell’ambiente non è secondario a quello dell’inquinamento atmosferico. Diversi studi hanno infatti dimostrato che, al pari della Co2, anche le plastiche interferiscono con la nostra catena alimentare, per esempio mangiate dai pesci che a nostra volta finiscono sulle nostre tavole e perfino raggiungendo i rubinetti di casa, perché sminuzzate a tal punto da superare ogni filtro.

MICROPLASTICHE, I NUMERI DELL’INQUINAMENTO SONO MACRO

Si stima che, ogni minuto, l’equivalente di un camion di rifiuti di plastica entri nei nostri oceani. Numeri destinati a raddoppiare da qui al 2035 per poi quadruplicare nel 2050. Attualmente, le plastiche compongono oltre l’80% del litter presente in mare, con dimensioni che variano da nano particelle a mega plastiche. Ad oggi 322 milioni di tonnellate di plastica vengono prodotte ogni anno nel mondo e, di queste, una quantità compresa tra 4,8 e 12,7 milioni di tonnellate finisce in mare. Dunque intervenire sulla qualità delle acque dell’Aniene significa soprattutto agire sulle acque che arrivano in mare. Già oggi, in alcuni punti del mar Mediterraneo, la concentrazione di particelle rilevata è la più alta del mondo: una media di 1,25 milioni di frammenti di plastica a chilometro quadrato, contro i 335 mila del Pacifico.

LE BARRIERE BLU DELLA START-UP

Sono numerosi i progetti in studio e in via di sperimentazione per arginare il fenomeno. Tra questi, SEADS, start-up di ingegneri italiani, che ha progettato barriere anti- plastica che permettono di raccogliere i rifiuti dai fiumi: le “Blue Barriers”. Nel Lazio la Regione ha cominciato a installarle nel 2019 e le prime sono apparse nel Tevere e nell’Aniene. Lasciano passare l’acqua e trattengono i rifiuti. In meno di due anni sono state raccolte 9 tonnellate di rifiuti: il 75% è costituito da varie tipologie di materiali, la cosiddetta “frazione estranea”, che comprende tutto ciò che non è imballaggio in plastica. Il 15 % del campione è costituito da oggetti in plastica non imballaggio come giocattoli, caschi, seggiolini auto, ecc., il 27 % è materiale organico, il 7% da oggetti di varia natura come cuscini, scarpe, borse, ecc. e l’altro 26 % da stracci, corde, oggetti in vetro, alluminio e acciaio. Il 25 % è costituito da imballaggi in plastica. Nel dettaglio: il 14% è costituito da bottiglie in pet, quasi il 2% da contenitori in polistirolo, poco più del 3 % da flaconi, poco più del 5 % da film e il restante da altri contenitori in plastica sono stati recuperate più di 1200 kg di bottiglie, una bottiglia pesa in media 40 grammi quindi sono state rimosse dall’acqua più di 30 mila bottiglie.

RECUPERARE E LAVORARE I RIFIUTI RACCOLTI NELLE DIGHE BLU

SEADS ha inoltre avviato un progetto di ricerca al fine di identificare le tecnologie migliori per il riciclo di plastiche e materiale organico/legno. Grazie al supporto della Fondazione Maurizio Fragiacomo e la collaborazione del Dipartimento di Chimica ”G. Ciamician” dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e il Dipartimento di Ingegneria ”E. Ferrari” dell’Unimore – Università di Modena e Reggio-Emilia è stato analizzato il materiale raccolto nei fiumi e sono state individuate due tecnologie che ne massimizzano il riciclo e il valore. Per il riciclo delle plastiche e’ stata scelta la tecnologia di riciclo chiamata pirolisi e per la biomassa la gassificazione.

COS’È LA GASSIFICAZIONE DELLA BIOMASSA

Tale tecnologia consiste nella produzione di energia elettrica attraverso il riscaldamento del materiale vegetale, senza che questo venga bruciato, generando un gas che viene utilizzato come combustibile per produrre energia elettrica. Le emissioni in atmosfera vengono estremamente ridotte, rispetto ad una normale combustione, limitandole ad anidride carbonica e vapore acqueo. Inoltre, invece di ceneri, il prodotto di scarto è il biochar, una sorta di carbone utile in agricoltura.

LA PIROLISI DELLA PLASTICA

Con questo processo il materiale viene riscaldato (in maniera simile alla gassificazione, ma ad una diversa temperatura) producendo olio di pirolisi, gas e char. Utilizzando specifici sistemi di pirolisi è possibile massimizzare la produzione di olio di pirolisi e minimizzare quella degli altri due prodotti. L’olio di pirolisi oltre a poter essere trasformato in diesel, può essere utilizzato per produrre nafta, che è la base chimica da cui si produce la plastica, ”materia prima seconda”.

RISULTATI DEL PROGETTO

Le ricerche effettuate hanno dimostrato che una corretta gestione dei rifiuti raccolti dal fiume, sia plastiche che biomasse, può generare ricavi in grado di coprire in parte o totalmente i costi di gestione delle barriere anti-plastica. I risultati dei test sulle plastiche hanno dimostrato che la pirolisi può essere la tecnologia più indicata per riciclare le plastiche miste raccolte. La sperimentazione ha altresì accertato che la pirolisi è efficace per le plastiche raccolte dal fiume così come per quelle provenienti dai comuni sistemi di raccolta dei rifiuti, risolvendo il dubbio che la plastica mischiata ai detriti e la sua permanenza in acqua potessero invalidare l’impiego della termoscissione.

Anche i test completati sul materiale organico (legno) hanno evidenziato la possibilità di produrre energia rinnovabile e compensare in parte o in toto i costi di gestione dei rifiuti non riciclabili e gli eventuali oneri per il riciclo delle plastiche. Il prossimo passo consiste nella realizzazione di un progetto pilota che sfrutti i risultati ottenuti con questi test. Si ipotizza l’installazione delle SEADS ”Blue Barriers” in un fiume italiano e a poca distanza un piccolo impianto di gassificazione e pellettizzazione. I pellet potranno essere in seguito venduti o utilizzati per il riscaldamento di un edificio pubblico. I costi di gestione del materiale raccolto verranno compensati dalle vendite dei pellet o dal risparmio energetico della pubblica amministrazione per il riscaldamento di un edificio prescelto. Considerato il periodo e il costo del riscaldamento domestico, pare un’ottima soluzione.

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