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Così il caro Ram giochicchia con i prezzi di cellulari e videogiochi

Le azioni del produttore di videogiochi Nintendo hanno perso il 33% in cinque mesi: i mercati temono variazioni di prezzo delle console a causa della crisi delle Ram. Il colosso sudcoreano Samsung sta riflettendo se ritoccare all'insù i propri listini e Carl Pei di Nothing ha già deciso di andare in quella direzione. E avverte: non aspettatevi piccoli ritocchi, rincari anche superiori al 30 per cento

A quanto pare il caro Ram (le memorie usate ormai nella maggior parte dei dispositivi hi-tech, non solo PC, laptop e tablet, ma anche smartphone, console e altri device) non solo perdurerà per l’intero 2026 ma, temono gli analisti, si trasformerà in una costante che rischia di rialzare e non poco i prezzi di vendita al dettaglio dei prodotti elettronici. Le prime conseguenze il consumatore finale le vedrà a breve.

OCCHI PUNTATI SU NINTENDO

Nel frattempo le avvisaglie possono essere lette negli scambi azionari. Non è sfuggito, per esempio, il fatto che le azioni del colosso videoludico giapponese Nintendo abbiano perso il 33% in cinque mesi, passando dal valore record di 14.795 yen, segnato lo scorso agosto, ai 9.950 yen rasentati nell’ultimo periodo.

Oscillazioni che non possono essere spiegate dalle vendite della sua ultima console, la Nintendo Switch 2 (uscita il 5 giugno 2025) che, seppur abbia archiviato un Natale sottotono rispetto a quello di debutto, nel 2017, della fortunata console che l’ha preceduta (la vecchia Nintendo Switch lo scorso ottobre aveva ormai piazzato la cifra record di 154,01 milioni di unità in tutto il mondo), incassa comunque numeri incoraggianti.

LA CRISI DELLE RAM COSTRINGERÀ NINTENDO AD AUMENTARE I PREZZI?

Il timore degli azionisti riguarda il fatto che l’azienda guidata da Shuntaro Furukawa si trovi esposta alle oscillazioni di mercato delle Ram e nel corso dei prossimi mesi venga dunque costretta ad aumentare il prezzo delle console per non vedere assottigliati i margini.

Secondo Yahoo Japan la crisi delle Ram non colpirebbe allo stesso modo i produttori di console nipponici e mentre si starebbe accanendo su Nintendo ne uscirebbe meglio Sony, motivo per il quale al momento le azioni della Big Tech dietro a PlayStation non sarebbero state colpite nel medesimo periodo da simili flessioni.

SONY REGGE MEGLIO?

Sony, del resto, essendo stata travolta nel periodo iniziale di vita di PS5 dalla crisi dei chip (le sue console erano introvabili) ha fatto tesoro dei propri errori errori, ampliando, aggiornando e diversificando l’elenco dei fornitori, garantendosi così approvvigionamenti e scorte. Inoltre, gli abbonamenti del servizio online PlayStation Plus le consentono ricavi ormai pari al 20% del totale della divisione videogame, mentre l’avversaria con il Nintendo Switch Online non ha ancora flussi costanti simili.

Infine viene fatto notare dal giornalista di YJ che benché Sony ormai sia uscita da parecchi business, non è concentrata solo sui videogiochi come Nintendo e questo le permette di avere dei paracadute quando un settore entra in crisi. Qui però occorre puntualizzare che, come si diceva, le difficoltà affrontate dai produttori di console oggi sono legate alla penuria delle Ram  e non a una contrazione delle vendite dei videogames, quindi la crisi è destinata a colpire trasversalmente tutti i comparti hi-tech.

L’ALLARME DI SAMSUNG

Non a caso dal palco dell’ultimo Ces, la più grande fiera sulla tecnologia del mondo utile a percepire le tendenze dell’anno appena iniziato, i vertici di Samsung hanno lanciato un avvertimento riguardante un possibile aumento generalizzato dei prezzi per l’elettronica di consumo, inclusi smartphone e laptop.

Il responsabile del marketing globale dell’azienda, Wonjin Lee, ha spiegato che la causa principale è da ricercare proprio in quella che ha definito una significativa carenza nell’approvvigionamento di memorie e, sebbene l’intenzione dichiarata sia non trasferire interamente i costi aggiuntivi sui clienti finali, l’azienda sudcoreana ha ammesso di star valutando se ritoccare all’insù il prezzo di listino dei propri prodotti, necessario per riflettere le attuali condizioni di mercato e non erodere marginalità all’etichetta.

CON LA CRISI DELLE RAM IL PREZZO DEGLI SMARTPHONE AUMENTA

Se una corrazzata del calibro di Samsung valuta se aumentare o meno i prezzi, una piccola ma arrembante startup come Nothing di Carl Pei (ex direttore di OnePlus) va senz’altro verso un aggiornamento dei listini.

L’amministratore delegato dell’azienda che coi suoi device mira a occupare soprattutto una nicchia di mercato che guardi ai giovani e perciò punta molto su prezzi mediani, sostiene che sia eccessivamente ottimistico aspettarsi solo piccoli aggiustamenti ai prezzi dei dispositivi: in alcuni casi le fluttuazioni potrebbero persino essere superiori al 30%, il suo avvertimento via X. Il 2026 è appena iniziato ma per le società hi-tech e per gli amanti della tecnologia pare tutto in salita.

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