Innovazione

Così Cdp prosciuga un po’ Invitalia per lanciare il Fondo per l’Innovazione

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Il giorno dopo l’annuncio, da parte del vicepremier Luigi Di Maio, della creazione del Fondo Nazionale Innovazione di (circa) un miliardo, si prova a comprendere in che modo Cdp e Invitalia conviveranno, soprattutto dopo la firma per la cessione del 70% di Invitalia SGR a Cassa Depositi e Prestiti.

DUE ATTORI PUBBLICI, STESSO SETTORE

Allo stato attuale non è affatto agevole immaginare come coesisteranno l’Agenzia nazionale (di proprietà del Ministero dell’Economia) che, come è noto, gestisce gli incentivi nazionali per la nascita di PMI – startup e il nuovo soggetto SGR multifondo che opererà attraverso metodologie di Venture Capital per investimenti nel medesimo settore, gestito proprio da Cassa Depositi e Prestiti. Ciò che si legge tra le righe è che, essendo la coperta piuttosto corta, la prima possa confluire nel Fondo appena presentato. Non è possibile fare pronostici prima della pubblicazione dei decreti attuativi che diranno come il Mise intenda concretizzare ciò che il suo titolare ha presentato a Torino davanti alla platea delle startup: si può, al più, richiamare i contorni dell’ambito di azione di Invitalia e vedere cosa dice in merito il dettato normativo approntato dal Governo in occasione della Finanziaria. Ma andiamo con ordine.

I FONDI DI INVITALIA VENTURES

Invitalia Ventures, la SGR che fino a oggi si è occupata in via esclusiva degli investimenti nel capitale di rischio di startup e PMI ad alto contenuto innovativo, è controllata interamente da Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, di proprietà del Ministero dell’Economia.

Invitalia Ventures SGR oggi gestisce due fondi. Il primo è Italia Venture I, il fondo di Venture Capital con dotazione di 86,65 milioni di euro che agisce in co-investimento con operatori privati nazionali e internazionali per rafforzare da subito sia la Venture Industry sia le startup o PMI innovative in Italia.

Il secondo è Italia Venture II, il Fondo Imprese Sud, strumento di private equity istituito nella penultima Legge di Bilancio dal Governo Gentiloni (commi 897-900), con una dotazione finanziaria di 150 milioni di euro.

TERZO FONDO GIA’ DIROTTATO AL MISE

A questi si sarebbero dovuti aggiungere i 200 milioni del Fondo anti-delocalizzazione, non ancora operativo e già trasferito per effetto dell’art. 1 comma 121 della Legge di Bilancio da Invitalia al Ministero dello Sviluppo Economico (v. pagina 20 del documento). Questo fondo era stato destinato per sostenere progetti di rilancio di attività e di asset di grandi imprese e complessi industriali di grandi dimensioni interessati da crisi finanziarie e produttive, anche in conseguenza di cessazione delle attività o di delocalizzazione produttiva in altri Paesi, con la finalità di un loro ricollocamento sul mercato e del mantenimento dei livelli occupazionali preesistenti. Che fine farà, se resterà a disposizione del Sud o confluirà nel miliardo del Fondo Nazionale Innovazione, è ancora tutto da definire.

COSA DICE LA LEGGE DI BILANCIO SU INVITALIA

Per capire cosa stia succedendo nel passaggio di controllo di Invitalia, bisogna tornare alle disposizioni dell’ultima Legge di Bilancio. All’articolo 1, comma 116, si legge: «Al fine di semplificare e rafforzare il settore del venture capital e il tessuto economico-produttivo del Paese, il Ministero dello sviluppo economico può autorizzare la cessione, a condizioni di mercato, da parte dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa Spa – Invitalia, di una quota di partecipazione, anche di controllo, detenuta nella società di gestione del risparmio Invitalia Ventures SGR Spa – Invitalia SGR, nonché di una quota di partecipazione in fondi da essa gestiti, per favorire la gestione sinergica delle risorse di cui all’articolo 23 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, all’articolo 1, comma 897, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, e al comma 121 del presente articolo, già affidate a Invitalia SGR, e a condizione che dalla cessione derivi l’apporto di risorse aggiuntive da parte del soggetto acquirente».

LE MODALITA’ DELLA CESSIONE

Il comma seguente entra nel dettaglio: «Per le finalità e alle condizioni previste dal comma 116, è attribuito all’Istituto nazionale di promozione di cui all’articolo 1 [ovvero Cdp, NdR], comma 826, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, il diritto di opzione per l’acquisto della quota di partecipazione azionaria in Invitalia SGR nonché della quota di partecipazione in fondi da essa gestiti, da esercitare nel termine e con le modalità stabilite nella direttiva del Ministro dello sviluppo economico di cui al comma 116, ove ritenuti congrui».

COSA NE SARA’ DELLE RISORSE DI INVITALIA

Il 118 spiega invece che ne sarà delle risorse già destinate a Invitalia: «Nel caso di cessione […], la gestione delle attività e delle risorse di cui al comma 116 già affidate a Invitalia sulla base di provvedimenti normativi e regolamentari vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge prosegue in capo al medesimo gestore, o ad altra società veicolo eventualmente costituita a seguito di operazioni di aggregazione del gestore con altri soggetti. I termini e le condizioni della gestione delle predette risorse possono in ogni caso essere ridefiniti, nel rispetto della normativa di riferimento, da una nuova convenzione sottoscritta tra il Ministero dello sviluppo economico, Invitalia e il soggetto gestore, in sostituzione delle disposizioni regolamentari e convenzionali che disciplinano tale gestione».

Su tutto ciò grava, naturalmente, la spada di Damocle dell’Unione europea che, come è noto, proibisce gli aiuti di Stato, ma per capire se Bruxelles avrà rilievi o meno sulla novella operata dal legislatore bisognerà attendere il decreto interministeriale tra il dicastero dell’Economia e quello dello Sviluppo economico che darà finalmente corpo agli annunci fatti.

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