Innovazione

Cos’è e cosa fa U-Earth, la startup delle mascherine sequestrate dopo il servizio di Striscia la Notizia

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u-earth

 La Procura di Milano ha disposto il sequestro di mascherine U-Mask per effettuare le analisi sulla loro effettiva capacità di filtraggio. La denuncia di una società concorrente, il servizio di Striscia la Notizia e la versione dell’azienda produttrice U-Earth

Potrebbe trattarsi di una tempesta in un bicchier d’acqua, ma in un periodo come questo, in cui c’è particolare attenzione sui dispositivi anti-Covid, è naturale che rimbombi particolarmente la notizia che la Procura di Milano abbia disposto il sequestro in dieci farmacie milanesi e nella sede della società di 15 mascherine U-Mask complete di filtro e di 5 filtri per effettuare le analisi sulla loro effettiva capacità di filtraggio e constatare se risulti conforme a quanto dichiarato dall’azienda che le produce, la startup italobritannica U-Earth. Benché con sede a Londra, U-Earth produce quotidianamente 20mila mascherine italianissime ed era riuscita ad apparire più volte sui media nei mesi passati. Tanto da essere sfoggiata persino dai Ferragnez, alias i coniugi Fedez + Chiara Ferragni: oggigiorno una comparsata sul loro Instagram vale più di qualsiasi articolo su di una testata blasonata. Fatto, questo, che deve avere attirato su U-Earth anche le attenzioni indesiderate di qualche concorrente. Ma andiamo con ordine.

L’INDAGINE SU U-EARTH

L’inchiesta, coordinata dai procuratori aggiunti Tiziana Siciliano ed Eugenio Fusco, si apprende dalle agenzie di stamapa, è nata infatti da un esposto di una ditta concorrente, che ha allegato alla denuncia anche le analisi di laboratorio che proverebbero che la capacità di filtraggio della mascherina biotech con il filtro che dura 150-200 ore sarebbe in realtà del 70-80% a fronte del 98-99% dichiarato ufficialmente. L’amministratrice della filiale italiana della società londinese risulta così indagata come atto dovuto. La procura ora ha affidato a un consulente terzo l’incarico di analizzare le mascherine sequestrate per stabilire l’effettiva percentuale di filtraggio e la veridicità dell’esposto. Il reato contestato è il 515 del codice penale in quanto l’ipotesi su cui sono in corso verifiche è che il prodotto abbia caratteristiche non conformi a quanto dichiarato.

LA REPLICA DELLA STARTUP

“Confermiamo che questa mattina su richiesta della Procura della Repubblica di Milano è stata svolta un’acquisizione documentale sul nostro prodotto U-Mask. Abbiamo collaborato attivamente con gli inquirenti, fornendo tutta la documentazione richiesta. Ribadiamo che il prodotto U-Mask rispetta pienamente le norme e le leggi in materia. Tutta la documentazione tecnica relativa ai nostri dispositivi è stata a suo tempo inviata – come prescritto dalla legge – alle Autorità competenti (Ministero della Salute) che, preso atto della correttezza della documentazione accompagnatoria e delle prove tecniche effettuate, ne ha disposto l’approvazione e la registrazione come dispositivi medici di classe uno. Siamo certi che le indagini in corso chiariranno la trasparenza del nostro operato”. Questo il comunicato rilasciato dalla startup.

L’ARRIVO IN FORMULA 1

Le maschere U-Mask sono più volte finite sotto i riflettori dei media in questi mesi non solo perché sono un prodotto interamente italiano, ma anche in quanto sono state scelte dalla Formula 1 come accessorio di protezione dal virus ufficiale. Si legge su StartupItalia: la startup, nata in Italia e poi trasferitasi a Londra, è stata avviata da Betta Maggio a partire da un’idea di famiglia: “Mio zio, uno scienziato americano esperto di biotech che ha studiato per anni le biotecnologie, da allergico cronico, si è inventato questo sistema che poteva pulire l’aria dagli inquinanti, dandoli letteralmente in pasto a dei batteri. Il principio è molto semplice ed era stato pensato proprio per l’ipotesi di dover fronteggiare una situazione come una guerra chimica batteriologica, ma per renderlo commercializzabile ci sono voluti otto anni di test e sperimentazioni”.

Scriveva Il Sole 24 Ore: “Se ne vedono indossate di tutte i colori, compresa la Red, la mascherina nata per supportare con parte degli introiti il Fondo globale nei programmi che aiutano a proteggere le comunità più vulnerabili dalla minaccia di Covid-19 e HIV”. E, ancora: “U-Mask ha seguito tutte le fasi di test e controlli necessari per ottenere la conformità alla norma EN14683 che è l’unico standard che tiene conto del BFE (Bacterial Filtration Efficiency). All’esterno Nylon rigenerato al 100%, recuperato da plastiche degli oceani e da bottiglie che viene filato con un particolare procedimento, all’interno il tessuto non tessuto. Il refill ha uno strato interno auto-sanificante, una tecnologia innovativa naturale e assolutamente atossica per l’uomo, che offre risultati garantiti per almeno 150-200 ore di utilizzo efficace”. Le mascherine di U-Mask erano finite anche su Millionaire: “È un nuovo progetto (vincente) di Betta Maggio. Imprenditrice pluripremiata, nel 2012 ha creato U-Earth, un’azienda biotech che sviluppa sistemi innovativi per la purificazione dell’aria. Il suo sogno? Un mondo senza inquinamento dove tutti possano respirare aria pulita”. Ma l’approdo importante è stato sicuramente sulla versione internazionale di Wired.

L’ARRIVO DI STRISCIA LA NOTIZIA

Tutto questo clamore mediatico non deve essere piaciuto alle realtà concorrenti e una in particolare avrebbe effettuato dei test e sulla base dei risultati sosterrebbe che quanto dichiarato dal produttore non corrisponda al vero. Da lì il sequestro delle 15 mascherine. Della vicenda se ne sta occupando pure la trasmissione televisiva di Antonio Ricci, Striscia la Notizia. L’autore del servizio, Moreno Morello, era stato particolarmente aggressivo: «Dicono che ha una molecola che distrugge i batteri. Quindi i consumatori hanno la percezione di avere su naso e bocca una protezione superiore rispetto a quella garantita dalle chirurgiche, ma i test — fatti in più laboratori qualificati — rivelano che siamo sotto di svariati punti. Insomma le U-Mask filtrerebbero meno di quelle da 50 centesimi e costano pure 35 euro».

COSA SAPPIAMO SU U-EARTH

In U-Earth Biotech Ltd, la startup italiana di Betta Maggio con sede a Londra (e, dal luglio del 2019, anche con una filiale a Milano), lavorano 5 persone. “Partendo dalle ricerche dello zio scienziato, Betta Maggio ha fondato U-Earth nel 2012. Ha creato un bioreattore capace di catturare e digerire gli agenti contaminanti dell’aria attraverso l’uso di batteri naturali. Funziona come un piccolo «concentrato di foresta». Purifica l’aria e consuma pochissimo, quanto una lampadina. Ci sono voluti anni di studi e test. «Ma ogni porta in faccia è una palestra. Più ne prendi e più sei preparata»”, si legge sempre su Millionaire.

COSA FACEVA PRIMA DEL COVID

La controllata italiana, Pure Air Zone Srl, costituita a fine 2018, è interamente di U-Earth, con Betta Maggio come Amministratore unico. Prima delle mascherine l’azienda era nota soprattutto per i suoi purificatori: “Ha creato – scrive Millionaire – un bioreattore capace di catturare e digerire gli agenti contaminanti dell’aria attraverso l’uso di batteri naturali. Funziona come un piccolo «concentrato di foresta». Purifica l’aria e consuma pochissimo, quanto una lampadina. Ci sono voluti anni di studi e test”. “La startup – si legge su GQ – nata ben prima dell’emergenza coronavirus, ha come mission quella di purificare l’aria degli ambienti, per definizione più sporca di quella che c’è fuori contaminata com’è da muffe, tessuti, persone: quando però anche l’aria esterna è molto inquinata aprire la finestra non basta più e una riflessione sulla qualità dell’aria che respiriamo è d’obbligo, anche in un contesto extra pandemia”.

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA:

Mantengono quanto promettono sulla loro capacità di filtraggio oppure no? Per un diretto concorrente, certamente no: le U-Mask, le mascherine trendy dalle caratteristiche alette sporgenti, non sono paragonabili alle Ffp3. «U-Mask rispetta pienamente le legge in materia» sanitaria, risponde il produttore. Per vederci chiaro, la Procura di Milano ha sequestrato un campione di 15 mascherine con relativi filtri e il tutto sarà analizzato da due periti nominati dai magistrati.

A dare il via all’inchiesta, diretta dai procuratori aggiunti Tiziana Siciliano ed Eugenio Fusco, che ipotizza come atto dovuto il reato di frode in commercio a carico di Betta Maggio, rappresentante legale della U-Earth Biotech di Londra e della sede di Milano, è un esposto di un’azienda concorrente che ha fatto esaminare le U-Mask sostenendo che il filtro rimovibile, garantito per una durata di 150-200 ore riuscirebbe a garantire un filtraggio tra il 70 e l’80%, lontano dal 98-99% delle Ffp3.

Sul sito dell’azienda, fa notare il legale della U-Earth Biotech, l’avvocato Fabrizio de Sanna, le mascherine non vengono «equiparate» alle Ffp2 o alle Ffp3 perché si fa solo riferimento alla durata dei filtri e alle loro caratteristiche tecniche che sono state accertate con test dai costi «notevoli» eseguiti da laboratori accreditati. Tra le certificazioni presenti sul sito di U-Mask, però, è allegata anche una prova di laboratorio secondo la quale le proprietà del «supporto Biolayer» delle mascherine sono «paragonabili alle prestazioni di efficacia raccomandata per la protezione microbiologica della maschere facciali Ffp3/N99».

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