Innovazione

Cosa faranno i super computer di Eni e Leonardo-Finmeccanica

di

hpc5

Tutti i dettagli sui super computer di Eni e Leonardo (ex Finmeccanica). L’articolo di Carlo Terzano

Installato nel Green Data Center di Ferrera Erbognone, in provincia di Pavia, l’High Performance Computing 5 – per gli amici semplicemente Hpc5 -, è un unicum tutto italiano. Un super computer in grado di elaborare oltre 52 milioni di miliardi di operazioni. Quando sarà affiancato dal suo predecessore, l’Hpc4, che non è stato portato in soffitta ma continuerà a lavorare, si stima che i due elaboratori, assieme, processeranno la cifra record di 70 milioni di miliardi di operazioni al secondo. Un record in ambito industriale. Ma cosa se ne farà Eni?

A COSA SERVE IL CERVELLONE DI HPC5

Hpc5 sarà utilizzato per potenziare e perfezionare i complessi processi aziendali a supporto delle attività del personale Eni, accelerando la trasformazione digitale interna all’azienda e suggerendo dove intervenire per spingere le performance e assicurare elevati standard di sicurezza sul lavoro per gli operai. In più, permetterà l’utilizzo dei Big Data per velocizzare i processi di ricerca e sviluppo di fonti energetiche non fossili. I calcoli di Hpc5 miglioreranno infatti i processi relativi alle nuove fonti energetiche, supportando lo sviluppo di energia pulita dagli oceani, la ricerca sulla fusione a confinamento magnetico e sulle tecnologie per l’ambiente, venendo impiegato anche dai più prestigiosi istituti di ricerca al mondo che hanno stretto partnership con Eni.

ALLA RICERCA DI GIACIMENTI DI GAS

Ma Hpc5 farà molto di più. Con ogni probabilità verrà infatti utilizzato per le investigazioni nel sottosuolo alla ricerca di nuovi giacimenti. I precedenti incoraggianti, del resto, non mancano: sono stati questi calcolatori di ultima generazione a individuare il giacimento a gas di Zohr, in Egitto, il più grande del Mediterraneo finora conosciuto. “Grazie all’utilizzo di tecnologie avanzate – spiegano da Eni – abbiamo integrato le fasi di esplorazione e di sviluppo attraverso lo studio del giacimento con modelli 3D, la progettazione ingegneristica e gli approvvigionamenti. Durante l’esplorazione svolgiamo attività di analisi propedeutiche allo sviluppo e le informazioni raccolte ci aiutano a migliorare l’ingegneria di progetto e a ridurre il tempo per arrivare alla decisione finale di investimento. Il modello design-to-cost consiste infatti nella suddivisione dei progetti in fasi che riducono i rischi per il sottosuolo. Con Zohr, attraverso questo approccio, siamo arrivati alla FID a febbraio 2016 e al first gas a fine 2017, a poco più di due anni dalla scoperta”.

COME FUNZIONA HPC5

Addentrandoci nella terminologia tecnica, ineludibile quando si parla di macchine uniche al mondo, almeno in ambito aziendale, il cervello elettronico di Hpc5 (ne avevamo già parlato qui), fornito da Dell Technologies, è un supercalcolatore dalla potenza di picco di 51,7 PetaFlop/s, pari a 52 milioni di miliardi di operazioni matematiche al secondo. Una potenza triplicata rispetto a quella del suo predecessore HPC4, che resta tra i computer più performanti al mondo ma, rispetto al suo successore di colpo sembra tremendamente invecchiato.

LA PARTNERSHIP CON DELL

Nell’impianto si trovano 1.820 server Dell Emc PowerEdge C4140, dotati ciascuno di 2 processori Intel Xeon Scalable Gold 6252 da 24 core dotati internamente di acceleratori AI e quattro acceleratori Nvidia Tesla v100 Gpu. La connessione è una rete Mellanox InfiniBand Hdr di velocità 200 Gbit/s full non-blocking. Come già si anticipava, i due supercomputer affiancati hanno ora una capacità di calcolo di 70 PetaFlop/s complessivi e rappresentano il cervellone non governativo più potente al mondo. O, per dirla in parole semplici, con le schede grafiche di Hpc5 si potrebbero giocare contemporaneamente almeno 7200 partite ai videogiochi di attuale generazione.

L’ALTRO SUPERCOMPUTER ITALIANO: LEONARDO

Ma quello di Eni non sarà il solo cervellone in Italia. Molto presto partiranno i lavori che porteranno all’accensione del supercomputer di Leonardo – Finmeccanica e che sarà collocato a Genova, nella zona della Fiumara. Non sarà completato prima dell’autunno 2020 e, se la road map verrà rispettata senza intoppi, la prima accensione è prevista entro la fine dell’anno. “La macchina deve avere 10-20 peta byte per iniziare”, aveva spiegato Roberto Cingolani, per 14 anni numero 1 dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) e oggi responsabile dell’innovazione tecnologica di Leonardo. Una volta a regime il supercomputer genovese sarà un mostro dall’hardware tra i 10 e i 20 betabyte di potenza di calcolo. Si completerà così lo schema progettato da Leonardo – Finmeccanica che trasformerà l’intera penisola un gigantesco hub tecnologico. Mentre Genova ospiterà il supercomputer dedito al supercalcolo, poco più a Nord, a Torino, si effettueranno ricerche sui velivoli mentre a Cascina Costa (Varese) sugli elicotteri. A Roma si studierà l’elettronica, mentre a Napoli materiali futuristici e sostenibili per rendere i velivoli del futuro meno inquinanti. Tanti nodi di una rete iperconnessa che vedrà nella tecnologia 5G la propria dorsale.

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