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Cosa dicono gli analisti sui chip fatti in casa di Samsung, Xiaomi, Google e Oppo

Chip Stellantis

La corsa dei produttori di smartphone a implementare i propri processori comporta alcuni rischi. Secondo alcuni analisti i chip potrebbero non funzionare in modo affidabile come le offerte standardizzate di fornitori affermati

Alla carenza dei chip, produttori di smartphone e colossi tecnologici rispondono con processori fai-da-te.

Per ultimo Oppo, uno dei maggiori produttori di smartphone della Cina, che ha intrapreso lo sviluppo di chip proprietari per i suoi modelli premium. Lo ha riportato in settimana un servizio di Nikkei.

In questo modo l’azienda cinese tenta di ridurre la dipendenza dai fornitori stranieri come la statunitense Qualcomm e la tawainese MediaTek. Il costruttore cinese di smartphone, che ad oggi è il quarto a livello mondiale per volume di vendite, intende commercializzare modelli con sistemi su circuiti integrati (Soc) proprietari non più tardi del 2024.

L’azienda segue così lo stesso percorso intrapreso da Samsung, Xiaomi e Google, che in settimana ha svelato il suo Pixel6, il primo smartphone a fare uso del suo processore mobile Tenor.

Inoltre, sempre in settimana, anche il gigante tecnologico cinese Alibaba ha dichiarato di aver sviluppato un chip che sarà utilizzato per alimentare i server nei suoi data center.

Senza dimenticare Apple. Il 18 ottobre il colosso di Cupertino ha presentato i suoi chip M1Pro e M1Max utilizzati per alimentare i nuovi computer portatili MacBook Pro. Apple afferma che il chip M1 Max, con 57 miliardi di transistor, è il più potente che abbia mai costruito.

I nuovi chip sono stati presentati quasi un anno dopo che l’azienda ha rivelato il processore M1. Ovvero il primo SoC di Apple progettato appositamente per Mac. Per anni Apple ha utilizzato chip progettati da Intel. Il passaggio alla progettazione del proprio microcomponente al silicio è stato positivo per l’azienda, afferma Ben Wood, analista capo di CCS Insight.

“Il fatto che Apple abbia progettato i propri chip non significa necessariamente che sia immune dalla più ampia carenza di chipset”, ha aggiunto Wood.

Inoltre, gli analisti avvertono sui rischi legati allo sviluppo di chip “fatti in casa” a esclusione dei casi di successo di Apple, Huawei e Samsung.

Tutti i dettagli.

I VANTAGGI DI AVERE I “PROPRI CHIP”

Per la maggior parte dei produttori di smartphone, avere i propri processori mobili porta due vantaggi principali, la differenziazione e un migliore controllo della catena di approvvigionamento, ha commentato Brady Wang, analista di Counterpoint, a Nikkei Asia.

I RISCHI SECONDO GLI ANALISTI

“Se tutti utilizzano i chipset di Qualcomm per i telefoni di punta, è molto difficile affermare di avere prestazioni e prodotti unici”, ha affermato Wang. “Nel frattempo, devi competere per l’allocazione di chip e risorse con i tuoi concorrenti durante un periodo di carenza e non hai visibilità diretta della tua catena di approvvigionamento di chip”.

Ma finora pochi sforzi interni sui chip sono stati ripagati, ha aggiunto Wang.

Anche Eric Tseng, analista capo di Isaiah Research, ha dichiarato a Nikkei Asia che la corsa dei produttori di smartphone a implementare i propri processori comporta alcuni rischi, vale a dire che i chip potrebbero non funzionare in modo affidabile come le offerte standardizzate di fornitori affermati.

“Ecco perché non vediamo molti giocatori usare audacemente i propri processori mobili e perché la maggior parte di loro ha iniziato dallo sviluppo di chip di elaborazione del segnale di immagine prima” ha sottolineato Tseng.

NESSUN CASO DI GRANDE SUCCESSO FINORA DOPO APPLE, HUAWEI E SAMSUNG

“Ancora non vediamo casi di grande successo dopo Apple, Huawei e Samsung”, ha aggiunto Tseng. “Dopo tutto, ci sono barriere all’ingresso ed è necessario lo sforzo continuo di un grande team, così come le complicate integrazioni di sistema. Anche i costi stanno aumentando con l’avanzare della tecnologia di produzione dei chip”.

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