Innovazione

Cosa chiede Federchimica-Assobiotec al governo su biotecnologie e non solo

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biotecnologie

Come incentivare le biotecnologie in favore dell’economia circolare, della transizione energetica e della sperimentazione dei farmaci. Serve “sbloccare la sperimentazione animale, allineando la legislazione italiana a quella europea”, hanno chiesto i vertici di Federchimica-Assobiotec

 

Più impianti per le biotecnologie sul territorio, una politica organica dell’end of waste, ma anche interventi importanti per ricerca e sviluppo, lo sblocco della sperimentazione animale e una sburocratizzazione del processo di approvazione delle sperimentazioni cliniche.

Sono questi i maggiori interventi che Federchimica-Assobiotec, associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, auspica per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) cui lavora il governo Draghi.

Ecco che cosa è emerso dall’audizione parlamentare dei vertici di Federchimica-Assobiotec.

LE BIOTECNOLOGIE

Partiamo da una premessa. Si stima che le biotecnologie, nel 2030, “avranno un peso enorme nell’economia mondiale: saranno biotech l’80% dei prodotti farmaceutici, il 50% dei prodotti agricoli e il 35% dei prodotti chimici e industriali, incidendo nel complesso per il 2,7% del PIL globale”, scrive Federchimica-Assobiotec nel documento depositato al Senato, in occasione dell’audizione tenutasi il 10 marzo.

PIU’ BIOTECNOLOGIE NEL PNRR

Le biotecnologie, dunque, possono rappresentare una leva di sviluppo e la risposta ad un aumento della popolazione e dei suoi fabbisogni. E su “queste tecnologie abilitanti, dunque, si può e si deve costruire il rilancio dell’economia e dell’occupazione anche in Italia, dove il comparto del biotech vale circa 11,5 miliardi di euro, conta un numero di addetti che supera le 13.000 unità e presenta investimenti in ricerca e sviluppo per più di 2 miliardi di euro, con un potenziale che risulta ancora ampiamente sotto utlizzato ed inespresso”, scrive Federchimica-Assobiotec, associazione di Confindustria, che rappresenta circa 130 imprese e parchi tecnologici e scientifici operanti in Italia nei diversi settori di applicazione del biotech: salute, agricoltura, ambiente e processi industriali.

GLI INTERVENTI PER ACCELERARE L’ECONOMIA CIRCOLARE

Per dare impulso alla bioeconomia, in primis, è necessario, spiega l’associazione, “l’innalzamento della capacità impiantistica del Paese e l’abbattimento delle barriere non tecnologiche, ossia la semplificazione dei procedimenti amministrativi”.

“L’economia circolare deve essere un cambio di paradigma che ha effetti non solo sul bene ambiente, ma anche a livello di collettività e di industria. – spiega Federchimica-Assobiotec – Utilizzare in maniera più efficiente le risorse di cui si può disporre attraverso l’economia circolare, che consente il risparmio di materie prime vergini attraverso politiche di riduzione e reimpiego dei rifiuti, si traduce inevitabilmente in vantaggi per quel che attiene l’approvvigionamento di risorse naturali, il costo dei rifiuti e dell’energia, così come la percezione sociale del business, che rappresentano, inevitabilmente, fattori di competitività sui quali l’impresa è chiamata ogni giorno a confrontarsi”.

Non solo. Serve anche avviare una politica organica sull’end of waste, “prefigurando il riconoscimento di nuovi codici EER/ATECO connessi alla Bioeconomia e alle Bioraffinerie integrate, che ne valorizzino la produzione sostenibile e innovativa, consentendo il riutilizzo e la valorizzazione degli scarti”.

RINNOVABILI E AGRICOLTURA

L’associazione parla anche di energie rinnovabili. E su questo fronte chiede di “aumentare quota di prodotti da fonti rinnovabili con lo sviluppo di una filiera industriale in questo ambito. La transizione energetica si compie in tutti i settori produttivi: dall’agro-alimentare alla chimica, dove l’impiego di scarti, sottoprodotti e rifiuti consente di realizzare prodotti innovativi a maggior valore aggiunto”.

Sul fronte agricolo, il Governo dovrebbe incentivare la rigenerazione dei suoli, attraverso “l’adozione di prodotti ausiliari biodegradabili in suolo dove è più alto il rischio di inquinamento, nonché il riconoscimento del ruolo del compost di qualità”. Per il settore si propone anche “un nuovo approccio alla certificazione di molecole fitosanitarie per accelerare l’introduzione di biomolecole naturali a basso impatto”.

RICERCA E SVILUPPO

Essenziale, per una vera crescita del settore, sono gli investimenti in Ricerca e sviluppo. È necessario, in tal senso, “rivedere la disciplina del credito d’imposta R&S&I così da renderlo efficace nel tempo, con aliquote d’agevolazione in grado di stimolare gli investimenti”.

Sempre per potenziare Ricerca e sviluppo, l’Agenzia Nazionale della Ricerca deve “fungere da organo di consulenza strategica per il Governo in materia di innovazione e di ricerca; unificare il processo di allocazione dei fondi destinati alla ricerca e, a tale scopo, dotarsi di un sistema di valutazione dei progetti rigoroso e basato sulla “peer review”; fondare e gestire un Osservatorio Permanente sullo stato della ricerca nel Paese, avvalendosi di scienziati ed esperti riconosciuti a livello nazionale e internazionale; o provvedere all’emissione di Bandi regolari e affidabili, anche sul fronte dell’erogazione dei finanziamenti; favorire partnership e collaborazioni pubblico-private”.

Con l’Agenzia dovrebbero collaborare “One Stop Shop” e una rete di centri di trasferimento tecnologico (TT), con un “percorso di valorizzazione del TT che parta da un piano d’investimenti nel reperimento di professionalità dedicate alla promozione degli scambi accademia-industria e, parallelamente, nella formazione di risorse junior con esperienze in azienda”.

SALUTE E SPERIMENTAZIONE FARMACI

Le biotecnologie interessano anche il campo della salute: il 50% dei farmaci in sperimentazione clinica sono biotecnologici.

Cosa chiede, per questo settore, Federchimica-Assobiotec? In primis, l’associazione confindustriale chiede di “sbloccare la sperimentazione animale, allineando la legislazione italiana a quella europea”; di incentivare la creazione di centri nazionali d’eccellenza e di “velocizzare il processo di approvazione delle sperimentazioni cliniche, in linea con i termini previsti dalla legislazione europea”.

È necessario anche “rafforzare il tessuto produttivo bio-farmaceutico, favorendo una trasformazione degli impianti produttivi italiani, nell’ottica di valorizzare la produzione innovativa e biotecnologica” e “rivedere in profondità il sistema di governance farmaceutica, considerato superato e penalizzante per l’innovazione con il payback della spesa convenzionata/ospedaliera, che colpisce soprattutto le aziende che innovano e portano valore a pazienti e SSN”.

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