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Coronavirus: smart working o cottimo 4.0? Il Senno di Po

di

alzheimer

Potenzialità e incognite sullo smart working nel “Senno di Po”, l’audio-blog di Ruggero Po su Start Magazine

Potenzialità, incognite e rischi (specie per le donne) dello smart working, al centro del Senno di Po”, l’audio-blog di Ruggero Po su Start Magazine.

 

 

Di seguito un estratto dell’articolo di 2 giorni fa del Sole 24 Ore:

“Se passiamo in rassegna solo alcune comunicazioni arrivate nelle ultime ore, si legge che Allianz, Axa, Generali, Cattolica assicurazioni, Boston consulting group, Aon, Snam, Ubi, Accenture, hanno dato, ognuna con modalità diverse, la possibilità di lavorare in smart per più giorni rispetto a quelli normalmente previsti e orari molto più flessibili. illimity, la banca fondata da Corrado Passera, ha previsto due settimane continuative, grazie soprattutto alla sua architettura fully digital e fully on cloud. Il risultato, ieri, è stato avere presenze in sede più che dimezzate e meno persone in movimento, attraverso i mezzi pubblici e i mezzi propri, ma conservando comunque l’operatività. Pressoché piena. Qualche tensione dal punto di vista tecnico non è mancata perché per i sistemi un conto è avere il 10-20% di persone che lavorano da remoto, un conto è averne il 100% o quasi.

I numeri dello smart working, però, «fanno scivolare l’Italia in fondo alle classifiche europee e mostrano grandi margini di miglioramento. Oggi, del potenziale bacino di 5 milioni di addetti che potrebbero lavorare in smart working, gli smart worker sono 570mila, quindi poco oltre l’11%. In costante crescita, ma ancora pochi», interpreta Corso, sulla base dei dati dell’Osservatorio. A mancare all’appello sono soprattutto le piccole e medie imprese. Oltre due terzi delle grandi imprese infatti ha introdotto lo smart working in maniera strutturata, ma questa percentuale nelle Pmi, che sono la vera ossatura del nostro sistema produttivo, scende a un terzo. Se poi prendiamo le piccole imprese, una percentuale piccola, ma non irrilevante, dice di non conoscere questa modalità di lavoro. Dal punto di vista geografico, gli smart worker sono per il 53% nel Nord Ovest, (Valle d’Aosta, Lombardia, Piemonte, Liguria), per il 16% nel Nord Est (Emilia Romagna, Veneto, Friuli, Trentino), per il 24% al centro (Lazio, Toscana Umbria e Marche) e per il 7% al Sud e nelle Isole”.

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