Innovazione

Coronavirus, come il 5G aiuterà nelle emergenze sanitarie

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Le potenzialità del 5G nella gestione delle emergenze sanitarie del futuro, come i coronavirus. Estratto del report del Cesi a cura di Paolo Crippa

 

Durante la fase iniziale di un’epidemia su scala nazionale, come è stato sperimentato recentemente anche nel nostro Paese con il virus Covid-19, lo Stato mette in atto una serie di misure di contenimento per limitare la diffusione del patogeno. Da un lato vengono limitati drasticamente gli spostamenti, dall’altro aumenta considerevolmente il rischio per chi è chiamato invece ad operare all’esterno o a
contatto con le altre persone. Attualmente, qualora un individuo inizi a manifestare sintomi sospetti, deve rivolgersi in ogni caso al personale medico, che deve presentarsi sul luogo per svolgere i dovuti accertamenti.

Con una rete 5G estesa a livello nazionale sarebbe immaginabile, grazie all’utilizzo di dispositivi IoT (Internet of Things), monitorare i propri parametri vitali proprio dal luogo stesso di residenza e trasmettere i dati in tempo reale alle strutture sanitarie competenti. Potrebbe essere inoltre possibile interagire da remoto con il personale medico attraverso lo streaming di immagini ad altissima risoluzione (4K o superiore), così da consentire a quest’ultimo di effettuare un primo screening, individuando celermente i potenziali infetti e distinguendo i casi più gravi e compromessi da quelli meno gravi. In questo modo, creando una scala di priorità, sarebbe possibile contribuire a smaltire alcuni processi e ridurre l’intasamento delle strutture di accoglienza che, in situazioni emergenziali, si trovano sovraccariche. La ricezione e la condivisione dei dati, attraverso architetture cloud dedicate, potrebbero, inoltre, consentire di aggiornare in tempo reale la mappa del contagio, per avere un quadro sempre più preciso e affidabile dell’evolversi dell’epidemia.

Durante le fasi più acute della gestione dell’emergenza sanitaria, la rete 5G sarebbe in grado di agevolare una varietà di compiti. Consentirebbe innanzitutto agli ospedali di scambiare in tempo reale, sempre tramite cloud, i dati sulle condizioni dei propri pazienti. Dal numero dei posti letto disponibili (per ottimizzare lo smistamento degli arrivi) al numero dei decessi, dai parametri vitali alle storie
cliniche pregresse, dai giorni di decorso della malattia alle risposte a diverse tipologie di trattamento. Ciò consentirebbe, da un lato, di efficientare le attività operative in un contesto congestionato, mentre, dall’altro, di reperire enormi quantità di dati, preziosissimi e indispensabili per lo studio del fenomeno. Una volta raccolta una massa critica di dati, questi possono essere infatti analizzati da algoritmi di deep learning e software di intelligenza artificiale (AI), con lo scopo di individuare trend e pattern utili per lo sviluppo di cure, nonché per creare modelli previsionali circa l’evoluzione del contagio. Tali informazioni, a livello sistemico, risultano essenziali per le autorità pubbliche preposte per meglio pianificare e coordinare le attività di contenimento e di pubblica sicurezza.

Un ulteriore risvolto pratico dell’utilizzo del 5G per la gestione delle emergenze sanitarie del futuro (già per altro sperimentato, seppur limitatamente, in Cina durante l’emergenza coronavirus) potrebbe essere quello della creazione di ‘ambulanze smart’. Connettendo l’ambulanza e i dispositivi IoT a bordo con l’ospedale, sarebbe possibile informare già durante il tragitto la struttura ricevente circa le condizioni del paziente, accorciando così i tempi utili a predisporre le attività di ricezione e di trattamento.

All’interno di scenari in cui l’esposizione all’aria aperta e l’interazione uomo-uomo dovranno essere il più possibile circoscritte, un ruolo sempre più importante verrà probabilmente giocato dai veicoli a guida autonoma, che attualmente sono in fase di test in diversi Paesi del mondo, non ultima l’Italia. Già oggi, in Cina, durante il lock-down della regione di Hubei a causa del Coronavirus, molti servizi sono stati espletati utilizzando mezzi a guida autonoma, tra cui la consegna di cibo, materiali e medicinali all’interno delle aree più colpite dall’epidemia.

Anche negli Stati Uniti, più precisamente in Florida, è stato recentemente sperimentato l’uso di veicoli autonomi per il trasporto dei test per il Covid-19 da e verso gli ospedali. Il 5G, in questo caso, potrebbe consentire di mettere a sistema tali tecnologie, attualmente operanti tramite rete 4G+, creando architetture logistiche interamente basate su veicoli autonomi, riducendo drasticamente i rischi di
esposizione per il personale.

C’è inoltre un’ulteriore fase estremamente delicata da tenere in considerazione, ovvero quella che interessa la coda terminale della curva del contagio, durante la quale si iniziano a riaprire gradualmente le attività e ad allentare le maglie della quarantena. In tale periodo è più che mai necessario un capillare e oculato monitoraggio della popolazione, al fine di evitare lo scoppio di ulteriori focolai e di invertire di nuovo la curva, vanificando così gli sforzi pregressi. Uno strumento che si è rivelato estremamente utile nella gestione di questa complessa transizione, già ampiamente impiegato in Cina e in altri Paesi, è l’utilizzo di telecamere termiche e di altri dispositivi per la misurazione di dati biometrici dalla distanza. Tali sensori vengono posizionati all’interno dei principali punti di passaggio e assembramento, come possono essere stazioni della metro, centri commerciali o aeroporti, al fine di isolare immediatamente potenziali nuovi contagi. Anche in questo caso, la possibilità di condividere, incrociare ed analizzare enormi quantità di rilevamenti in tempo reale e senza latenza è garantita da un’infrastruttura 5G dedicata.

Questi sono solo alcuni esempi di come tale innovazione potrebbe agevolare ed efficientare il lavoro degli operatori sanitari durante le emergenze sanitarie del futuro. Già oggi la Cina, estendendo la rete 5G agli ospedali e alle aree più colpite dal Coronavirus, ha intrapreso un importante benchmark test, che ha consentito di sperimentare ed apprezzare in breve tempo il potenziale di tale tecnologia in una situazione di forte stress. Il futuro dei sistemi sanitari, soprattutto in Occidente, anche a fronte del progressivo invecchiamento della popolazione, dovrà irrimediabilmente passare dalla digitalizzazione dei propri servizi e da una sempre maggiore condivisione dei propri dati. Ciò può essere possibile solamente tramite la creazione di un’infrastruttura telematica potente e affidabile che consenta la piena espressione di tali capacità senza limiti strutturali, come la rete 5G. Da un lato, è indubbio che il ruolo sempre più intrusivo della tecnologia e della raccolta-dati all’interno della sfera privata riaccenderà, in futuro, importanti dibattiti etici, ascrivibili all’antica diatriba tra privacy e sicurezza collettiva. A fronte di tali indifferibili domande, ogni singolo Stato sarà chiamato a rispondere secondo il proprio terreno valoriale di riferimento.

Dall’altro lato, anche a fronte della recente esperienza cinese, risulta invece difficile non intuire i dirompenti benefici che l’applicazione di tecnologie IoT, AI e di Big Data analytics possono apportare al comparto sanità pubblica. Dunque, in un mondo che inevitabilmente si muoverà sempre di più verso la costruzione di sistemi sanitari 4.0, la rete 5G risulterà il prerequisito fondamentale per qualsiasi opera di informatizzazione, in quanto infrastruttura telematica in grado di moltiplicare le possibilità di impiego di device e servizi tecnologici ad un ampio spettro di attività mediche e gestionali. Ciò potrebbe rivelarsi un vero e proprio game-changer, non solo per il futuro della sanità pubblica at large, ma in particolare per la gestione delle prossime emergenze sanitarie.

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