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Ecco come Google googleggia fra riforma Copyright e regolamento ePrivacy

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I sostenitori della riforma Ue del copyright accusano Google di aver boicottato la proposta sguinzagliando i suoi lobbisti. In realtà il colosso di Mountain View sarebbe più concentrato su un altro dossier: il regolamento eprivacy

Se il Parlamento europeo ha rimandato la discussione della direttiva sul copyright a settembre, molti sostengono che i giganti del Web – Google in prima linea – abbiano fatto ricorso a una massiccia attività di lobbying tra i corridoi di Bruxelles. Ma la realtà è molto più sfumata, secondo alcuni osservatori.

DIRITTO D’AUTORE IN STAND-BY

Lo scorso 4 luglio la seduta plenaria del Parlamento europeo ha deciso di non approvare il mandato per negoziare con il Consiglio la riforma delle regole Ue sul copyright nel mercato digitale. Di conseguenza, la posizione del Parlamento sarà ora oggetto di discussione, emendamento e votazione durante la prossima sessione plenaria, a settembre.

LA MAIL FIRMATA GOOGLE CONTRO IL COPYRIGHT

Per Google, la proposta di modifica della legge sul copyright dell’Unione europea impedirebbe il libero flusso di informazioni sul web. In virtù di questo timore il colosso di Mountain View ha inviato una mail agli editori che partecipano alla sua Digital News Initiative invitandoli a fare pressione contro la proposta di riforma avanzata dalla Commissione Affari Giuridici, contattando i membri del Parlamento europeo per esprimere le proprie opinioni, secondo l’indiscrezione del Financial Times.

MA GLI SFORZI DI BIG G SONO RIVOLTI AD ALTRI DOSSIER

Tuttavia, a Bruxelles “Google sta concentrando le attività di lobbying su altri testi, tra cui il prossimo regolamento sull’e-privacy [che prevede nuove regole vincolanti sul rispetto della privacy], anziché il diritto d’autore”. A sostenerlo è Olivier Hoedeman, ricercatore del Corporate Europe Observatory (Ceo), l’osservatorio che analizza l’influenza delle lobby nell’Unione europea.

IL REGOLAMENTO EPRIVACY

Il progetto di regolamento sull’ePrivacy, pubblicato il 10 gennaio 2017 dalla Commissione europea, sostituirà l’attuale direttiva ePrivacy (2002/58/CE) in tutta l’Unione europea. Pianificato per entrare in vigore in concomitanza con il Gdpr, il regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, il regolamento ePrivacy sarà finalizzato forse entro la fine dell’anno. La nuova normativa abrogherà la direttiva ePrivacy, nota anche come “legge sui cookie”. Mentre il Gdpr si occupi di dati personali, ePrivacy mira a rafforzare il diritto alla privacy e al controllo dei dati di tutti i cittadini europei scambiati con servizi di messaggistica, email e voce.

CHI RIGUARDA

Il regolamento ePrivacy si rivolge sia ai tradizionali metodi di comunicazione (email e sms) sia ai moderni come siti Web, social network, blog, app, testo, VoIP, video e audio (come Skype), messaggistica istantanea, social media messaging (come WhatsApp e Facebook Messenger) e dispositivi IoT.

OTT INCLUSI

I colossi tech come Facebook, Google e Microsoft saranno dunque costretti a garantire la riservatezza delle conversazioni e dei metadati (come durata e posizione) di quelle conversazioni nel tempo. In sostanza, l’adozione del Regolamento comporterebbe che il trasferimento di questi dati possa avvenire solo con il consenso dell’utente, e non in automatico come avviene oggi. Come infatti il Gdpr non riguarda solo le aziende che si trovano fisicamente nell’Unione europea, anche le aziende con sede negli Usa o altri paesi che trattano con i cittadini Ue dovranno conformarsi, proprio come è avvenuto con il Regolamento sulla protezione dei dati personali entrato in vigore o scorso 25 maggio.

RISCHIO SANZIONI

In caso di violazione del nuovo regolamento, le società possono incorrere in multe fino al 4% del loro fatturato globale, come vale già per il Gdpr.

LA FINE DI UN MODELLO DI BUSINESS FONDATO SUI COOKIE

Sempre più sviluppatori in Europa e in tutto il mondo basano il loro modello di business sulla pubblicità, ma la proposta di regolamento ePrivacy potrebbe interferire.

Attualmente, un numero significativo di servizi online è gratuito proprio perché finanziato dalla pubblicità. Il comportamento degli utenti nei siti Web e nelle app viene monitorato dai fornitori di tali servizi o da terze parti. Sulla base dei dati raccolti (cookie), i consumatori sono indirizzati alla pubblicità personalizzata. Se il testo del regolamento ePrivacy rimane invariato e il monitoraggio del comportamento online dei consumatori diventa illegale senza consenso, numerosi fornitori di servizi o applicazioni online gratuiti dovranno ripensare alle proprie strategie di business o addirittura uscire dal mercato.

OCCHIO A GOOGLE ANALYTICS

Tornando al colosso di Mountain View, è interessante notare che a differenza del Gdpr, il nuovo regolamento ePrivacy fa anche riferimento specificamente alla “misurazione web” che tradotto per Google significa una maggiore attenzione a Google Analytics. La piattaforma targata Big G è di gran lunga lo strumento più popolare per i proprietari di siti Web per ottenere informazioni su come viene utilizzato il loro sito. Se da una parte la proposta chiarisce che il consenso del cookie non sarebbe richiesto ai fini dell’analisi, per esempio i cookie per migliorare l’esperienza su Internet o i cookie che contano i numeri dei visitatori, dall’altra questa esenzione può applicarsi solo all’analisi di prima parte e non all’analisi di terze parti – come nel caso di Google Analytics.

UN ITER ACCIDENTATO

Con il polverone sollevato dal Gdpr, anche l’ePrivacy sta incontrando non poche difficoltà in seno al Consiglio europeo. La prima bozza del regolamento è stata presentata dalla Commissione europea nel gennaio 2017 con l’obiettivo dell’entrata in vigore a maggio 2018. Visto lo stallo dell’iter legislativo, è probabile che il nuovo regolamento ePrivacy non potrà essere adottato prima della fine del 2018, sempre che venga adottato.

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