Innovazione

Connettività intelligente, per Huawei l’Italia è 27esima su 79 Paesi

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Numeri, confronti e tendenze del Global Connectivity Index (GCI) 2019 di Huawei

Il nostro Paese incassa una sufficienza stiracchiata in fatto di connettività intelligente. Secondo il Global Connectivity Index (GCI) 2019 di Huawei, infatti, ci posizioniamo 27esimi sulle 79 nazioni finite sotto la lente. Un risultato solo apparentemente positivo perché, spiegano gli analisti del report, non ci consente di agguantare le opportunità di crescita economica offerte dal settore in termini di crescita del Pil.

CONNETTIVÀ INTELLIGENTE, QUEL TRENO CHE RISCHIAMO DI PERDERE

Il discrimine tra front-runner e Paesi inseguitori è aver ottenuto il punteggio minimo di 65 nella classifica del GCI 2019. L’Italia si ferma a 57 e rischia così di vedersi scivolare tra le dita la chance di crescita di oltre 1 punto percentuale del prodotto interno lordo. Tanto, infatti, può valere la connettività intelligente secondo Huawei.

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CHI FUGGE E CHI RESTA INDIETRO

Aprono la graduatoria gli Stati Uniti, con 85 punti. Segue, inaspettatamente, la Svizzera, mentre la Svezia riesce a competere con Singapore. Il resto del Nord Europa, rappresentato da Danimarca e Finlandia, se la gioca alla praticamente alla pari con il Giappone. Norvegia e Olanda subito sotto affiancati a Inghilterra e Australia. Sono loro gli apripista, considerando canoni quali: Decision Makers, Data Scientist, Data Collectors, Ict companies e utenti finali. Quindicesima la Germania, diciassettesima la Francia, quindi Irlanda, Austria e Belgio in zona salvezza.

IL GRUPPO IN CUI CORRIAMO

La vera sorpresa è che l’Italia (che ha guadagnato una posizione rispetto al 2018, benché attualmente corra nel gruppo di chi insegue, si posizioni in termini di intelligenza artificiale, smart connectivity, cloud, banda larga e Internet of things) tra la Cina (ventiseiesima con 57 punti), Lituania e Slovenia. Dieci posizioni dopo troviamo invece Romania e Grecia. A frenarci la mancata copertura della rete 4G che fatica ancora oggi a raggiungere i territori rurali. Siamo un Paese geograficamente difficile, con valli e catene montuose e, con i nostri circa 8mila campanili, demograficamente diffuso. Insomma, non è sempre colpa della politica, ma è pur vero che sarebbe dovuto partire da tempo un piano di investimenti pubblico per sanare questo gap rispetto agli altri Paesi con cui meritiamo di competere.

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