Innovazione

Con l’Intelligenza artificiale si tornerà all’analogico? Report Axios

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intelligenza artificiale

Alcuni scienziati scommettono sul calcolo analogico per “svezzare” i sistemi di intelligenza artificiale.

Gli scienziati scommettono sul calcolo analogico per “svezzare” i sistemi di intelligenza artificiale con le mostruose quantità di elettricità che attualmente richiedono. È quanto scrive l’editor gestionale di Axios, Alison Snyder, anticipando, dunque, un ritorno a un tecnologia largamente utilizzata dagli anni ’60.

IL PERCHÉ DELL’APPARENTE PASSO INDIETRO

Perché questo apparente passo indietro? È presto detto: L’IA, sottolinea Snyder, “è sulla buona strada per consumare un decimo dell’elettricità mondiale entro il 2025”, almeno secondo le stime. “E la riduzione del consumo potrebbe avere enormi implicazioni climatiche” oltre al fatto che “è essenziale che i dispositivi mobili e le auto autonome facciano calcoli complessi sempre più velocemente”.

L’ANALOGICO DETRONIZZATO NEGLI ANNI ’60

Il calcolo analogico è stato “detronizzato” negli anni ’60 dalle macchine digitali dominanti di oggi. Da allora, l’informatica è stata “più veloce, più precisa, più produttiva”, come ha testimoniato Jeff Wesler di IBM. “Ma man mano che l’intelligenza artificiale diventa onnipresente, alcuni di questi requisiti fondamentali dei computer vengono riconsiderati – ammette Snyder -. In alcuni remoti angoli del mondo tecnologico sta nascendo la consapevolezza che ‘forse siamo stati troppo veloci a fare a meno dell’analogico 60 anni fa’, ha detto Eli Yablonovitch, professore a Berkeley.

I CALCOLI DELL’IA POTREBBERO NON AVER BISOGNO DI ESSERE COSÌ PRECISI

Le reti neurali che guidano la maggior parte dei sistemi di intelligenza artificiale si basano su una moltiplicazione dei numeri molto, molto veloce. E attualmente utilizzano la precisione e la potenza del calcolo digitale per questo lavoro. Ma i calcoli dell‘IA potrebbero non aver bisogno di essere così precisi. “Quando si comincia ad essere spinti ai limiti di ciò che il calcolo digitale può offrire, quando si ha una nuova classe di problemi, allora diventa interessante rivisitare l’analogico”, ha detto Shahin Farshchi, informatico e Venture Capitalist della Lux Capital. Per questo IBM, ma anche diverse startup, ricercatori accademici, stanno ripensando all’analogico.

L’IDEA È DI LASCIARE CHE LE DINAMICHE NATURALI DEL SISTEMA FISICO RISOLVANO IL PROBLEMA

In un computer digitale, tutto funziona su codice binario, un linguaggio universale e altamente preciso fatto dall’uomo. Un computer analogico, invece, è costruito sulle proprietà fisiche dei suoi componenti. Può eseguire la moltiplicazione, per esempio, utilizzando le proprietà dei transistor. “L’idea è di lasciare che le dinamiche naturali del sistema fisico risolvano il problema”, ha spiegato Garrett Kenyon del Los Alamos National Laboratory. Tuttavia, ha aggiunto, “questi sistemi presentano degli ostacoli: possono essere incoerenti e difficili da programmare”.

“I moderni esperimenti con la tecnologia analogica probabilmente non approderanno a un computer completamente analogico ma in un ibrido, con una porzione analogica che approssima una risposta che può essere inserita in una parte digitale per essere perfezionata”, evidenzia Snyder di Axios.

RINASCITA DI INTERESSE PER APPROCCI NUOVI E DIMENTICATI ALL’INFORMATICA

In sostanza, quello che pare emergere in questi ultimi anni, è “una più ampia rinascita di interesse per approcci nuovi e dimenticati all’informatica”. “Entrambe le aree più futuristiche a cui stiamo guardando non sono in realtà tutte digitali”, ha detto Wesler parlando dell’informatica analogica e quantistica. Per questo i ricercatori a Los Alamos ma anche altrove stanno sviluppando chip neuromorfici, un sottoinsieme dell’informatica analogica che rispecchia più da vicino i neuroni nel cervello.

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