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Come si muove Microsoft in Italia tra pubblico e privato

Microsoft Italia

Compie un ulteriore passettino in avanti il progetto Ambizione Italia #DigitalRestart, piano quinquennale di investimenti per l’Italia del valore di 1,5 miliardi di dollari annunciato lo scorso 8 maggio da Microsoft Italia. La filiale italiana ha infatti battezzato l’Alleanza per la Sostenibilità, iniziativa corale che chiama in causa diversi attori, pubblici e privati, di primaria importanza sul piano economico. A iniziare da growITup, la piattaforma di Open Innovation rivolta alle startup finanziata da Cariplo Factory.

CHE COS’È ALLEANZA PER LA SOSTENIBILITA’ DI MICROSOFT

Nome un po’ renziano (come del resto Ambizione Italia, impossibile non pensare alla #buonascuola o a #passodopopassoitalia) per un progetto tramite cui Microsoft intende promuovere la crescita sostenibile dell’Italia attraverso il digitale. L’iniziativa si traduce in una stretta collaborazione con pubblico e privato, ovvero tra aziende, mondo accademico e startup. Hanno già aderito B4i – Bocconi for innovation, Coop, Energy & Strategy MIP – Politecnico di Milano, FLOWE, Intesa Sanpaolo, Italgas e Snam. Tutte queste realtà “si impegnano a mettere a fattor comune competenze ed esperienze per programmare e realizzare, insieme a Microsoft e growITup, iniziative per promuovere la sostenibilità ambientale all’interno e all’esterno della propria azienda”. Ma, soprattutto, nell’alleanza figura anche CDP (ultimamente molto attenta all’ambiente, basta fare un giro sul loro sito e restare fermi col mouse per alcuni secondi per vedere oscurarsi il monitor).

CHE COS’È AMBIZIONE ITALIA

Ma Alleanza per la sostenibilità è solo un tassello di un piano molto più grande e ambizioso, da 1,5 miliardi spalmati su un lustro. Microsoft peraltro ha anche annunciato l’intento di avviare la prima Regione Data Center di Microsoft in Italia, a Milano, che permetterà alle aziende di ogni dimensione e settore di accedere a servizi cloud locali di livello enterprise con le massime garanzie di sicurezza. E proprio il Cloud è il piatto che fa gola alla software house statunitense: la pandemia di Covid-19 ha accelerato l’esigenza di operare da remoto tanto nel privato quanto nel pubblico. Si va quindi verso la dematerializzazione di scartoffie, fascicoli e il trasferimento di interi archivi sulle nuvole. Un business in gran parte vergine, soprattutto in un Paese arretrato come il nostro, sia nel privato sia, lo sappiamo fin troppo bene, nel pubblico.

QUALCHE NUMERO SUL CLOUD

È sempre Microsoft a dirci che razza di gallina dalle uova d’oro sia il cloud italiano. Nel report stilato assieme a The European House – Ambrosetti, per esempio, si legge che il 18,7% delle aziende dichiara di non far ricorso a soluzioni di Cloud Computing, forbice destinata ad allargarsi ancora se invece si prendono in considerazione solo le PMI (30%) o grandi aziende (47,6% del campione). Sempre lo studio ha calcolato che, a fronte di un’operazione di modernizzazione e ottimizzazione dei Data Center della Pubblica Amministrazione, sarebbe possibile generare un risparmio fino a 1,2 miliardi di euro all’anno. Se invece le PMI italiane raggiungessero il livello di adozione del Cloud Computing del Regno Unito – il Paese più avanzato da questo punto di vista in Europa – crescerebbero in media dello 0,22% anno su anno, vs. una crescita dello 0,4% registrata nel periodo 2000-2019, generando una crescita del PIL di 20 miliardi di euro da qui al 2025.

E MICROSOFT CI SPINGE SULLA (SUA) NUVOLA

Non è del resto un caso se il report si conclude formulando tre proposte: definire un Piano di Migrazione della Pubblica Amministrazione sul Cloud di orizzonte triennale; incentivare l’adozione di soluzioni di Cloud Computing da parte delle Piccole e Medie imprese italiane e, infine, sviluppare le competenze digitali della popolazione italiana. Tutto giusto, vorremmo anzi che fosse il governo ad avere un piano d’azione così lungimirante e pragmatico. Il problema è che questi consigli, benché esatti, vengono sussurrati al legislatore da chi non è certo terzo e imparziale, ma è giocatore della partita. Per usare un termine molto in voga quando c’era Silvio Berlusconi al governo e poi caduto misteriosamente in disuso, si sente odore di conflitto di interessi

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