L’Italia è tra i Paesi europei più attivi sul fronte della regolamentazione dell’Intelligenza artificiale. Con la legge quadro n. 132 del 2025, il nostro Paese è stato il primo in Europa ad adottare una normativa organica in materia di Ai, in linea con le disposizioni dell’Ai Act europeo. Una legge che definisce i confini e i princìpi per un utilizzo etico, trasparente e responsabile dell’Intelligenza artificiale, ribadendo la centralità dell’uomo e la necessità di preservare il controllo umano sui processi decisionali. L’Intelligenza artificiale è la sfida del nostro tempo, una rivoluzione che si vince attraverso la formazione e l’aggiornamento delle competenze e conoscenze.
Un percorso intrapreso, con convinzione, dalla Pubblica amministrazione, attore centrale nella partita dell’Intelligenza artificiale. Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, nella conversazione con la rivista Start Magazine, ci ha spiegato in che modo la nuova legge sull’Ai, i programmi di formazione e i progetti innovativi come Syllabus e il portale Italia Semplice stiano contribuendo a costruire una Pubblica amministrazione più moderna, digitale e vicina ai cittadini, capace di governare le tecnologie mettendo al centro l’uomo.
L’Italia è stata il primo Paese europeo a introdurre una legge quadro sull’Intelligenza artificiale, in linea con l’Ai Act europeo. In che modo la legge n. 132/2025 migliora la fruizione di strumenti di Intelligenza artificiale?
Questa norma ribadisce l’attenzione che il nostro Paese ha nei confronti dell’Intelligenza artificiale, definendone princìpi generali in linea con l’Ai Act europeo. La legge n. 132/2025 sottolinea con chiarezza che l’Ai non esclude il potere decisionale dell’uomo: è definito in modo cristallino che l’Ai ha la finalità di favorire la semplificazione dei procedimenti che disciplinano il rapporto tra istituzioni e cittadini e di ridurre i tempi di lavorazione dei provvedimenti amministrativi. Quindi lavora per migliorare la qualità dei servizi. La legge, inoltre, spiega che tutti i provvedimenti che vengono creati con l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale non escludono l’uomo il quale conserva l’ultima parola. Un altro aspetto significativo è il richiamo alla necessità di lavorare sul miglioramento dei processi che disciplinano il funzionamento delle nostre organizzazioni e quindi utilizzare l’Ai per renderli sempre più efficaci.
Come si raggiungono questi obiettivi?
Attraverso la formazione del nostro personale. La legge quadro prevede, infatti, un importante investimento in termini di formazione. Se noi vogliamo utilizzare le potenzialità di questa nuova tecnologia dobbiamo mettere le persone nelle condizioni di conoscerla e di utilizzarla in modo corretto.
Quali sono le attività già in campo in termini di formazione delle persone all’uso degli strumenti di Intelligenza artificiale?
Stiamo compiendo uno sforzo straordinario sul fronte della formazione dei dipendenti pubblici. Quando questo governo ha avviato la propria attività, alla fine del 2022, il tempo medio dedicato alla formazione dei lavoratori del pubblico impiego era di appena sei ore all’anno: un dato evidentemente troppo basso in un’epoca in cui le competenze diventano rapidamente obsolete. Un impegno formativo così limitato era ‒ e resta ‒ assolutamente inadeguato a garantire l’aggiornamento del nostro personale e, di conseguenza, la qualità dei servizi offerti ai cittadini.
Oggi, invece, abbiamo invertito questa tendenza e dedichiamo alla formazione dei dipendenti una media di 35 ore annuali. Un investimento compreso e apprezzato dai nostri dipendenti. Ora l’obiettivo, come previsto nell’ultima direttiva di gennaio, è di arrivare alla fine dell’anno a una media di almeno 40 ore di formazione per dipendente.
Quali iniziative sono state adottate?
Abbiamo lavorato sul potenziamento del portale digitale Syllabus. Una piattaforma che eroga corsi di formazione in continuo aggiornamento con un approccio customizzato: dopo una autoverifica delle proprie competenze, il portale definisce corsi su misura e offre anche comunità di pratica. Ad oggi sono iscritte oltre 9mila amministrazioni con 650mila dipendenti che hanno iniziato percorsi formativi e solo nei primi sei mesi del 2025 sono state erogate 1,6 milioni di ore di formazione. A Syllabus si aggiungono, poi, i Poli formativi territoriali istituiti grazie al contributo delle amministrazioni, delle Università, del sistema imprese e delle associazioni di categoria.
Come funzionano i Poli formativi territoriali?
Sono luoghi di riferimento fondamentali per la formazione dei dipendenti pubblici che hanno sede in ogni regione. Il dialogo con le realtà territoriali ci permette di sviluppare percorsi formativi mirati per rispondere ai fabbisogni specifici di competenze connessi a quel determinato territorio. Ne sono un esempio i Poli formativi che abbiamo istituito come quello in Calabria sull’immigrazione, la sanità in Lombardia, l’Intelligenza artificiale in Piemonte, solo per citarne alcuni. Tutto ciò contribuisce a creare un vero e proprio “ecosistema”, che riconosce nella formazione continua una leva strategica per la valorizzazione e la gestione del capitale umano.
Quali sono gli strumenti digitali già presenti e in uso dalla Pubblica amministrazione italiana?
Sono diverse le iniziative già operative nell’ambito della gestione dei dati. Le faccio due esempi. Il primo: il SUAP, sportello unico delle attività produttive, e il SUE, sportello unico dell’edilizia, sono riferimenti fondamentali nel rapporto tra Pubblica amministrazione e imprese che raccolgono e gestiscono una grande quantità di dati relativi al sistema produttivo del territorio. L’obiettivo è quello di renderli completamente interoperabili per fare in modo che i nostri utenti possano orientarsi senza perdersi tra moduli e procedure differenti. Ecco allora che, come primo passo, abbiamo stanziato circa 100 milioni di euro per rendere interamente interoperabili i SUAP e ad oggi agli avvisi di finanziamento hanno risposto il 99% dei Comuni e il 56% ha già adeguato il proprio sistema informativo alle nuove regole di interoperabilità.
Il secondo esempio?
Il secondo riguarda i processi di reclutamento. Entro il 2033, circa un milione di dipendenti pubblici raggiungeranno l’età pensionabile e dovranno essere sostituiti. È quindi indispensabile rendere più efficienti e veloci i percorsi di selezione.
Per questo motivo ci siamo mossi seguendo due direzioni: la prima è stata quella di ridurre i tempi di reclutamento considerato che prima del 2022 la durata media di un concorso era di 2 anni. Oggi, con la digitalizzazione di tutte le fasi siamo passati a una durata media di circa 180 giorni.
La seconda direzione è stata quella del potenziamento del portale inPA, l’unica porta di accesso alla Pubblica amministrazione, che permette di incrociare in tempi rapidissimi domanda e offerta di lavoro. Su inPA sono registrati 2,6 milioni di utenti e più del 50% hanno meno di 40 anni: questo vuol dire che la Pubblica amministrazione è più che attrattiva. Solo nel 2024 sono stati banditi oltre 22mila concorsi per un totale di 350mila posizioni e da gennaio 2025 a oggi sono stati pubblicati oltre 13mila bandi per più di 107mila posizioni.
Il 30 settembre è stato rilasciato Italia Semplice. Cos’è e in che modo contribuirà a migliorare la relazione tra Pa e cittadini?
Italia Semplice rappresenta una novità assoluta e rivoluzionaria nel rapporto tra Pubblica amministrazione, cittadini e imprese. Con questo progetto stiamo portando avanti un profondo lavoro di semplificazione amministrativa, con l’obiettivo di rendere la vita dei cittadini e delle imprese più semplice. Nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, abbiamo già realizzato 357 interventi di semplificazione normativa: un risultato significativo, che vede il dipartimento della Funzione pubblica in linea con gli obiettivi del Pnrr, e che dobbiamo spiegare prima di tutto ai nostri utenti. Proprio per questo è nato “Italia Semplice” (italiasemplice.gov.it), un portale ‒ online dal 30 settembre ‒ che consente di consultare in tempo reale tutte le semplificazioni introdotte, suddivise per comparto. Attraverso pochi e intuitivi clic, ogni cittadino può verificare le modifiche apportate, confrontando la disciplina previgente con le novità normative. È uno strumento di trasparenza e partecipazione. I cittadini chiedono una Pa semplice, accessibile e di supporto alla loro vita quotidiana, non un ostacolo. Con Italia Semplice stiamo costruendo una Pubblica amministrazione più chiara, vicina e trasparente.
Andiamo al di là dell’Adriatico. L’Albania ha “brevettato” una ministra–avatar per gestire gli Appalti pubblici e i fondi statali. Uno stratagemma che, nelle intenzioni, dovrebbe contrastare la corruzione. Crede che l’impiego di tecnologie di Ai possa essere utile alla causa? Non c’è il rischio che i bias culturali influenzino anche la macchina?
Le nuove tecnologie possono essere molto efficaci per rendere più trasparente l’attività della Pubblica amministrazione. Questi nuovi strumenti riducono significativamente gli spazi per svolgere attività corruttive. Dobbiamo però stare attenti a non abusarne. Gli avatar possono fornire un contributo in termini di rapidità di analisi dei dati e di output che non richiedono la discrezionalità umana. Detto ciò, dobbiamo partire da un presupposto: non ci sarà mai alcuna macchina che sostituirà l’uomo. Dobbiamo essere chiari. L’Intelligenza artificiale non ha coscienza, non ha anima, è una macchina costruita dall’uomo per aiutare l’uomo, non possiamo pensare che ne diventi il sostituto. Quindi, è da considerare come un complemento all’attività umana che permette di liberare le nostre persone da attività a scarso valore aggiunto per potersi dedicare ad attività dove la discrezionalità umana è necessaria.
Tali tecnologie servono a rendere i nostri processi più agili. A ridurre gli errori e, come dicevo prima, a rendere più trasparente il nostro rapporto con gli utenti ma mai potremo considerare l’Intelligenza artificiale un succedaneo dell’uomo.





