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Come prosegue la guerra della Francia a Google e Facebook

Francia Gafam

La Francia multa (di nuovo) Google e Facebook per i cookie. Come finirà la disputa? Fatti e approfondimenti

 

Prosegue il braccio di ferro tra la Francia e le cosiddette Gafam, ovvero i colossi del digitale Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft. Questa volta a finire nel mirino sono stati Google e Facebook. “Rifiutare i cookie dovrebbe essere facile come accettarli”, ha ribadito la Commission Nationale de l’Informatique et des Libertés (Cnil), l’autorità francese per la protezione dei dati personali.

Secondo il Cnil, infatti, le due società non darebbero agli utenti la possibilità di rifiutare i cookie nelle stesse modalità con cui questi vengono accettati e quindi ha annunciato due multe a loro carico: 150 milioni di euro per Google e 60 per Facebook.

IL POTERE DEI COOKIE

Perché secondo il Cnil c’è un problema? I cookie sono piccoli file informatici installati dai siti web sui terminali dei loro visitatori a fini tecnici o di pubblicità mirata. In particolare, permettono alle agenzie pubblicitarie di tracciare le abitudini di navigazione degli utenti per inviare loro pubblicità personalizzata in linea con i loro interessi.

Per dei giganti come Google e Facebook rappresentano una miniera d’oro in quanto gli consentono di profilare gli utenti e personalizzare la pubblicità, ovvero la loro principale fonte di guadagno.

Il Cnil, riferisce AFP, ha inviato 90 avvisi formali ai siti web da aprile.

COSA PREVEDE LA NORMATIVA UE

Dall’entrata in vigore del regolamento europeo sui dati personali (Gdpr) nel 2018, i siti web sono tenuti a seguire regole più severe. Quando gli utenti aprono un sito ricevono, infatti, un avviso per autorizzare, modificare l’utilizzo dei cookie o non accettarli proprio.

Secondo il Gdpr, gli utenti devono essere informati sull’uso di questi cookie e decidere in modo “libero e informato”.

L’ACCUSA DEL CNIL

“Il Cnil ha constatato che facebook.com, google.fr e youtube.fr [controllato da Google, ndr] non permettono di rifiutare i cookie così facilmente come quando l’utente sceglie di accettarli”. Questa l’accusa del Cnil riportata sul loro sito.

“Offrono un pulsante per accettare i cookie immediatamente. Tuttavia, non forniscono una soluzione equivalente (pulsante o altro) per permettere all’utente di rifiutare facilmente. Sono necessari diversi clic per rifiutare tutti i cookie, invece ne basta solo uno per accettarli”.

https://twitter.com/CNIL/status/1479000269031682048

LE MAXI MULTE

Da qui sono scattate le maxi multe: 150 milioni di euro per Google e 60 per Facebook. L’importo dell’ammenda a Google è un “record”, scrive Le Monde, e infatti si tratta della più grande multa in Francia per la società. Tuttavia, ricorda il quotidiano, l’azienda era già stata multata per 100 milioni di euro nel dicembre 2020 a causa degli stessi motivi.

In merito alla recidività di Google, Le Figaro riportando le parole del Cnil scrive: “Ha scelto di non offrire ai suoi utenti la possibilità di rifiutare facilmente i cookie”, il che “rivela una chiara volontà di non cambiare le sue pratiche” per non incidere “sui considerevoli profitti realizzati dall’azienda, attraverso le entrate pubblicitarie generate indirettamente dai dati raccolti dai cookie”.

COSA SUCCEDE ORA

Le piattaforme, fa sapere il Cnil, hanno tre mesi di tempo per adeguarsi, altrimenti “le aziende dovranno pagare una penale di 100 mila euro per ogni giorno di ritardo”.

COME HANNO REAGITO GOOGLE E FACEBOOK

Google, scrive Le Monde, dopo la decisione del Cnil, ha annunciato un cambiamento nelle sue pratiche. “Al fine di rispettare le aspettative degli utenti […] ci impegniamo ad attuare nuove modifiche, così come a lavorare attivamente con il Cnil in risposta alla sua decisione, nel quadro della direttiva ePrivacy”, ha assicurato il gigante americano.

Facebook, ormai Meta, ha detto che stava “valutando la decisione” del Cnil e che avrebbe continuato “a lavorare con le autorità di regolamentazione” per “sviluppare e migliorare gli strumenti di controllo” degli utenti sui cookie.

LA BATTAGLIA DEL CNIL

I casi di Google e Facebook, tuttavia, in Francia non sono una novità. Il giornale francese Le Figaro è stato il primo a essere sanzionato con una multa di 50 mila euro a luglio per aver permesso l’installazione di cookie da parte di partner pubblicitari senza l’approvazione diretta degli utenti, o anche dopo che questi li avevano rifiutati.

E oltre a Google che aveva già ricevuto e contestato l’ammenda di 100 milioni di euro nel dicembre 2020 [la questione verrà esaminata il 12 gennaio dal Consiglio di Stato, ndr], nello stesso anno, anche Amazon era stata multata per 35 milioni di euro, sempre per l’uso non adeguato dei cookie e aveva pagato la sanzione.

LA LEGITTIMITÀ DEL CNIL

Google e Facebook, tuttavia, sottolinea Le Figaro, hanno messo in dubbio la legittimità del regolatore francese perché “secondo loro, la questione dei cookie ricade sotto il Gdpr, la cui corretta applicazione è supervisionata dal regolatore irlandese – criticato per la sua lentezza e le sue deboli sanzioni. Il Cnil contesta questa interpretazione e dice che si basa sulla direttiva ePrivacy, che permette alle autorità nazionali di agire”.

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