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Come influisce l’inquinamento sui malati Covid-19? Report Harvard

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Secondo uno studio dell’Università di Harvard condotto su 3.080 contee, i pazienti Covid-19 nelle zone più inquinate degli Stati Uniti hanno maggiori probabilità di morire rispetto a quelli delle aree più pulite.

Report a sorpresa di Harvard sulla pandemia da Covid-19.

Secondo una nuova analisi dell’Università di Harvard condotto su 3.080 contee in tutto il Paese, i pazienti affetti da coronavirus nelle zone più inquinate degli Stati Uniti hanno maggiori probabilità di morire per la malattia rispetto a quelli delle aree più pulite.

Lo studio, secondo quanto riporta Axios, indica una correlazione tra l’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico e l’aumento del tasso di mortalità associato al virus. I risultati potrebbero avere un impatto su come le risorse mediche necessarie per rispondere al virus vengono distribuite negli Stati Uniti, secondo il New York Times.

Tutti gli autori fanno parte del Dipartimento di Biostatistica, Harvard TH Chan School of Public Health, Boston, MA, 02115, USA: Xiao Wu MS, Rachel C. Nethery PhD, M. Benjamin Sabath MA, Danielle Braun PhD, Francesca Dominici PhD.

I NUMERI DELL’ANALISI

L’analisi ha dimostrato – sintetizza Axios– che anche lievi aumenti del livello di inquinamento da particelle – la maggior parte dei quali deriva dalla combustione di carburante, così come da riscaldamento – hanno avuto impatti negativi associati al Covid-19.

Per capirlo basta guardare ai numeri, secondo la ricerca: chi ha vissuto per decenni in una contea con livelli di inquinamento pericolosi, sopratutto di alta esposizione al PM 2,5, ha il 15% di probabilità in più di morire a causa del coronavirus rispetto a un individuo in una zona con meno inquinamento.

L’abbassamento del particolato medio a Manhattan di una singola unità negli ultimi 20 anni avrebbe portato a 248 morti in meno di COVID-19, secondo lo studio.

UTILIZZATI I DATI DELLA JOHNS HOPKINS UNIVERSITY

Per condurre l’analisi, i ricercatori hanno raccolto dati sul particolato da oltre 3.000 contee negli ultimi 17 anni. Hanno compilato le statistiche dei decessi COVID-19 fino al 4 aprile in ogni contea, utilizzando i dati del Centro per la scienza e l’ingegneria dei sistemi della Johns Hopkins University.

I ricercatori hanno anche condotto sei analisi secondarie per adeguarsi a fattori esterni che potrebbero influenzare i risultati. Lo studio dovrà essere confermato da ulteriori analisi, poiché può solo determinare una connessione causale senza esaminare i dati dei singoli pazienti, ha detto il capo ricercatore al Times.

I STUDI NON MOSTRANO IL PERCHE’

Nessuno degli studi, infatti, ha cercato di rispondere al motivo per cui l’esposizione all’inquinamento atmosferico potrebbe peggiorare i risultati di COVID-19, ma molti medici credono che il particolato fine dell’aria e l’ozono danneggino i polmoni proprio come il fumo, causando l’infiammazione e lasciandoli meno in grado di combattere le infezioni di qualsiasi tipo, anche dal nuovo coronavirus.

PIÙ POLMONITI IN GENERE DOPO GLI ALLARMI DI INQUINAMENTO ATMOSFERICO

Gli ospedali sperimentano spesso un aumento dei ricoveri per polmonite pochi giorni dopo l’allarme per l’inquinamento atmosferico. “Ha assolutamente senso vedere un effetto sinergico tra l’esposizione all’inquinamento atmosferico e i peggiori risultati di COVID-19″, ha detto Jack Caravanos, professore clinico di scienze della salute ambientale alla New York University secondo quanto riportato da Axios.

L’inquinamento atmosferico potrebbe essere, inoltre, il fattore di un’altra anomalia statistica che emerge dalla pandemia COVID-19: tassi di mortalità insolitamente elevati per gli afroamericani, che hanno più probabilità di vivere in contee con problemi di inquinamento atmosferico persistente.

COSA ACCADDE CON LA SARS E LA SPAGNOLA

Nel 2003, i ricercatori avevano scoperto che i pazienti affetti da SARS nelle zone più inquinate della Cina avevano il doppio delle probabilità di morire a causa del virus rispetto a quelli che vivevano in zone a basso inquinamento. E uno studio sulla pandemia di influenza del 1918 ha scoperto che le città americane che bruciavano più carbone per l’elettricità avevano avuto più morti rispetto alle città che non utilizzavano tanto carbone.

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