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Come farà la Nasa a impedire che l’umanità faccia la fine dei dinosauri?

Nasa

La Nasa non solo il 24 novembre lancerà una missione storica con l’obiettivo di salvare l’umanità in caso di un Armageddon ma progetta anche di portare una rete elettrica sulla luna per le prime colonie umane che nasceranno con il programma Artemis. Tutti i dettagli

 

Grande fermento in queste ore presso la Nasa. L’agenzia spaziale americana ha annunciato che il 24 novembre lancerà una missione per sperimentare la prima deviazione dell’orbita di un asteroide. Ma non finisce qui. Tra gli altri progetti, ci sarebbe anche l’intenzione di portare il nucleare sulla luna.

COME DEVIARE UN ASTEROIDE E NON FARE LA FINE DEI DINOSAURI

Per cercare di alterare l’orbita di un asteroide – ed evitare all’umanità di fare la stessa fine dei dinosauri, scrive il Guardian – la Nasa domani tenterà una missione storica: cercare di interferire nel movimento gravitazionale del sistema solare, andando a lanciare un veicolo spaziale proprio contro l’asteroide.

La missione della Nasa, denominata Double Asteroid Redirection Test (Dart), è il primo tentativo che mira a testare se un simile progetto è realistico. L’obiettivo, infatti, è quello di raccogliere dati per capire come allontanare l’Armageddon dalla Terra.

IL PIANO

L’agenzia spaziale per mettere in pratica la missione ha intenzione di usare la navicella Dart che è programmata per decollare domani alle 6:21 circa, ora del Regno Unito, dalla Vandenberg Space Force Base in California a bordo di un razzo SpaceX Falcon 9.

610 kg che puntano a colpire il sistema Didymos, una coppia di asteroidi che, mentre orbitano intorno al sole, di tanto in tanto passano relativamente vicino alla Terra. Il piano è far schiantare Dart contro uno dei due asteroidi quando si troverà nel punto più vicino – indicativamente tra il 26 settembre e il 1° ottobre 2022.

COME VERRANNO RACCOLTI I DATI

Circa 10 giorni prima dell’impatto, fa sapere il Guardian, un satellite miniaturizzato chiamato Light Italian CubeSat for Imaging of Asteroids (LICIACube), si separerà dalla navicella principale per trasmettere sulla Terra le immagini dell’impatto.

Queste, combinate con le osservazioni dei telescopi a terra e una telecamera a bordo che catturerà gli ultimi momenti prima della collisione, dovrebbero consentire agli scienziati di calcolare il grado in cui l’impatto ha alterato l’orbita dell’asteroide.

QUANTE POSSIBILITÀ CI SONO CHE UN ASTEROIDE DISTRUGGA TERRA?

Il nostro pianeta, come ricorda il quotidiano britannico, è costantemente bombardato da piccoli pezzi di detriti, che però solitamente vengono bruciati o frantumati molto prima che arrivino sulla Terra. Una volta ogni tanto, però, qualcosa di abbastanza grande da fare danni significativi colpisce il suolo.

Circa 66 milioni di anni fa, si pensa che una di queste collisioni abbia messo fine al regno dei dinosauri, espellendo grandi quantità di polvere e detriti nell’atmosfera, che hanno oscurato il sole e causato il collasso delle catene alimentari.

Un giorno, secondo gli esperti, qualcosa di simile potrebbe mettere ugualmente fine all’umanità – a meno che non troviamo un modo per evitarlo.

IMPORTARE IL NUCLEARE SULLA LUNA

Oltre a questa missione rivoluzionaria, la Nasa ha anche annunciato di voler costruire una rete elettrica sulla luna e l’energia di cui vuole servirsi è quella nucleare. Come parte del programma Artemis, che vuole riportare le persone sulla Luna – e forse anche su Marte – l’agenzia spaziale ha proposto di lanciare il primo dispositivo entro 10 anni.

A COSA SERVE

L’elettricità è indispensabile per la vita e, infatti, il motivo che potrebbe portare alla costruzione di un reattore nucleare sull’unico satellite naturale della Terra sarebbe mantenere in vita gli astronauti che ci abiteranno.

Secondo i piani della Nasa, gli astronauti vi passeranno periodi lunghi fino a due mesi quando la luna diventerà un punto di partenza per missioni più lontane nel sistema solare.

“L’abbondanza di energia sarà la chiave per la futura esplorazione dello spazio”, ha detto Jim Reuter, amministratore della Space Technology Mission Directorate (STMD) della NASA.

IL REATTORE

Il reattore nucleare, fanno sapere, dovrà essere molto più piccolo di quelli utilizzati sulla Terra e, se sopravvive al lancio e all’atterraggio, deve essere trasportabile e dove produrrà almeno 40 kilowatt di potenza continua per un massimo di 10 anni.

Inoltre, secondo il bando pubblicato dalla Nasa e rivolto alle aziende statunitensi, “il reattore deve essere completamente autonomo” poiché “non può fare affidamento su alcuna potenza esterna o supporto robotico, né sul coinvolgimento degli astronauti per l’avvio, lo spegnimento, il funzionamento o la manutenzione del sistema”.

POSSIBILI OSTACOLI

La tecnologia però, scrive Euronews, presenta alcuni importanti ostacoli. Il reattore funzionerebbe a temperature superiori a 2.500 gradi, il che significa che qualsiasi materiale circostante dovrebbe sopravvivere al calore estremo generato.

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