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Come e quando le banche dati pubbliche dovranno comunicare tra loro

Pa

Che cosa cambierà per le banche dati pubbliche secondo le ultime novità normative. L’articolo di Antonino Neri

 

Interoperabilità delle banche dati pubbliche. In parole semplici, le banche dati delle pubbliche amministrazioni saranno obbligate a comunicare tra loro. La novità è contenuta all’interno del Decreto legge 31 maggio 2021 n. 77, in vigore dall’1 giugno 2021 e che rafforza le norme sulle notifiche digitali già introdotte con il decreto Semplificazioni del 2020.

LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI DIVENTANO DIGITALI

Verrà fissato un termine perentorio entro il quale i singoli database saranno tenuti ad accreditarsi alla Piattaforma digitale nazionale dati e a condividere le informazioni. Piattaforma che sarà obbligatoria anche per le notifiche ma potrà riguardare anche la trasmissione di atti e comunicazioni per i quali non sia previsto obbligo di notifica.

Il principio di base è infatti che la Pa debba comunicare con cittadini e imprese solo con strumenti digitali, perciò la ricezione di una notifica digitale sarà accompagnata da un “avviso di cortesia” recapitato a chi ha comunicato un indirizzo email non certificato o un numero di telefono. Si potrà inoltre eleggere un domicilio digitale speciale per determinati atti o per presentare un’istanza alla pubblica amministrazione, e sarà possibile anche delegare l’accesso a uno o più servizi digitali e analogici a un altro soggetto titolare di identità digitale (anche con la classica delega cartacea).

IL DECRETO LEGGE N.77/2021 E IL SUPERAMENTO DEGLI ACCORDI QUADRO

Il dl n.77/2021 potenzia l’Anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr), l’anagrafe unica comunale che ha già messo in rete 7.500 municipi e i dati di oltre 64 milioni di cittadini. Per i certificati anagrafici rilasciati in modalità telematica non si pagherà più l’imposta di bollo, né i diritti di segreteria.

I comuni potranno utilizzare l’archivio nazionale dei registri dello stato civile contenuto nell’Anagrafe nazionale della popolazione residente, che conterrà anche le liste elettorali.

Per superare l’atavico problema tutto italiano della mancanza di dialogo tra le banche dati e realizzare il principio europeo del “once only” (che vieta alla Pa di chiedere a cittadini e imprese dati che siano già in suo possesso), il decreto legge supera il vecchio sistema degli accordi quadro, estendendo l’operatività della Piattaforma digitale nazionale dati. Viene incrementato il numero di banche dati coinvolte, in quanto “di interesse pubblico”, e si aggiungono la banca dati Isee, l’archivio nazionale dei veicoli, l’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida, l’anagrafe nazionale dei numeri civici e delle strade urbane e l’anagrafe dei domicili digitali. L’Agid avrà il compito di monitorare il rispetto delle norme sull’uso del digitale e, eventualmente, anche di sanzionare quei dirigenti che tenteranno di frenare la transizione al digitale.

LE LINEE GUIDA AGID PER L’INTEROPERABILITÀ NELLA PA

La stessa Agid nei primi mesi del 2021 aveva pubblicato per una consultazione pubblica le “Linee guida sull’interoperabilità tecnica delle Pubbliche Amministrazioni” , un documento ampio e articolato che aveva l’obiettivo di:

– definire le modalità di integrazione tra le Pa, e tra queste, cittadini e imprese, armonizzando le scelte architetturali di interoperabilità delle Pa;

– individuare le scelte tecnologiche che favoriscano lo sviluppo, da parte delle Pa, cittadini e imprese, di soluzioni applicative innovative che semplifichino e abilitino l’utilizzo dei dati e dei servizi digitali;

– promuovere l’adozione dell’approccio «API first» per favorire la separazione dei livelli di backend e frontend, con logiche aperte e standard pubblici che garantiscano ad altri attori, pubblici e privati, accessibilità e massima interoperabilità di dati e servizi digitali;

– privilegiare standard tecnologici, de iure e de facto, che soddisfino l’esigenza di rendere sicure le interazioni tra le Pa, e tra queste, cittadini e imprese;

– favorire l’interazione tra Pa, e tra queste, cittadini e imprese, attraverso un approccio Contract-First.

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