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Come e perché ho fatto il test sierologico in Campania

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test sierologico

Domenica 10 maggio, di ritorno da Lecce e diretta a Roma, al casello autostradale di Benevento – nella regione Campania presieduta da De Luca – sono stata sottoposta al test sierologico

 

Quando Giuseppe Conte ha annunciato che l’Italia era in lockdown ero a Lecce: la paura delle scuole chiuse per lungo tempo mi aveva fatto fiondare in Puglia a chiedere aiuto ai miei genitori nell’accudire le mie due figlie. Rimasta bloccata lì, sono riuscita a far ritorno a Roma solo il 10 maggio.

Durante il viaggio, in una Campania blindata, sono stata sottoposta al test sierologico veloce.

La polizia ha interrotto il viaggio in auto all’altezza del casello autostradale di Benevento, appurate le cause dello spostamento ha scoperto che noi passeggeri arrivavamo da fuori regione e ha chiesto a me e mio marito (risparmiando le mie figlie) di effettuare il test sierologico veloce, nonostante fossimo in Campania solo di passaggio.

Sono bastati 15 minuti esatti.

Un medico della Protezione Civile mi ha fatto le domande di rito: “Ha avuto tosse negli ultimi giorni? E’ stata a contatto con persone che hanno avuto il coronavirus? Ha sintomi particolari?”.

“No. No. No, allergia al polline a parte”, le mie risposte.

Allora si è avvicinato un secondo operatore, mi ha chiesto di sfilare il guanto che avevo alle mani e mi ha bucato l’indice con un piccolo ago (una punturina simile a quelle che si fanno quando bisogna controllare la glicemia). Ha fatto uscire una gocciolina di sangue e l’ha raccolta, inserendola in uno stick che avrebbe rivelato gli anticorpi IGM ed IGG a Covid-19.

Il test rapido, in pratica, ha rivelato se fossi mai venuta a contatto con il coronavirus: gli anticorpi IgM compaiono subito dopo l’infezione e scompaiono nel giro di qualche giorno, mentre gli IgG si sviluppano dopo 7-14 giorni dalla fine dell’infezione.

Nell’attesa del risultato mi è stato chiesto di allontanarmi dalla postazione medica allestita dalla Protezione civile, ho atteso lontana da operatori sanitari e dalle Forze dell’ordine. Non mi hanno rivolto parola (e a distanza, giustamente, quando lo hanno fatto) se non per necessità.

Quei 15 minuti sono risultati i più lunghi di tutto il viaggio. “E se fosse positivo come faccio?”, mi chiedevo.

Percezione a parte, allo scoccare del tempo mi hanno chiesto di avvicinarmi.

“Negativo. Faccia pure la foto al risultato del test”.

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