skip to Main Content

Come cambierà la difesa missilistica dell’Italia

Difesa Missilistica

Il ruolo della difesa missilistica per l’Italia tra Nato e Ue. L’approfondimento di Affari Internazionali

Il progressivo smantellamento dei regimi di non proliferazione, disarmo e controllo degli armamenti che hanno regolato le relazioni tra le maggiori potenze fin dalla Guerra fredda, e l’innovazione tecnologica galoppante e globalizzata, rappresentano una sfida cruciale per l’Italia, l’Europa e la Nato.

La rapidità con la quale le nuove tecnologie mischiano le carte in tavola nello scacchiere strategico-militare spesso supera la capacità degli Stati e delle organizzazioni internazionali di adattarsi con la stessa velocità ai nuovi equilibri di forza che tali rivoluzioni tecnologiche provocano.

Un tassello importante in questo contesto quanto mai mutevole è quello della difesa missilistica, perché gli equilibri in questo particolare aspetto della difesa sicurezza nazionale sono stati intaccati dalla caduta di regimi di controllo cruciali, quali l’Intermediate-range Nuclear Forces (Inf) Treaty, dallo sviluppo di sistemi ipersonici e tecnologie stealth, e dal perfezionamento e aumento della letalità di missili da crociera. Questi ultimi sviluppi rendono in certi casi desueti i regimi che regolano l’uso dei vettori missilistici, mentre in altri casi tali regimi sono del tutto assenti.

In più, la parte offensiva gode di un vantaggio dal punto di vista capacitivo ed economico; infatti, tecnologie missilistiche anche datate sono oggi potenzialmente alla portata di molti attori, statali e non, mentre mettere in campo una difesa efficace è molto più costoso e difficile.

TRA NATO E UE

In questo quadro, la responsabilità per la protezione del territorio europeo da minacce missilistiche rientra nella missione di deterrenza e difesa collettiva della Nato. L’Integrated Air and Missile Defence (Iamd) dell’Alleanza comprende la difesa contro i missili balistici (Ballistic Missile Defence – Bmd) e mira a proteggere sia il territorio europeo sia le forze alleate dispiegate nei teatri operativi da missili balistici a corto e medio raggio. Il pilastro fondamentale della Bmd alleata in Europa è lo European Phased Adaptive Approach (Epaa), statunitense, con il sistema americano Aegis Ashore schierato in Romania e le navi Aegis per la Bmd stazionate nelle acque spagnole. Il sistema radar della Iamd si trova in Turchia, e l’infrastruttura di comando e controllo in Germania. Nei prossimi anni, anche la Polonia ospiterà un sistema Aegis Ashore.

La difesa missilistica è dunque interforze e interoperabile per eccellenza, nonostante i differenti approcci nazionali e culture strategiche degli alleati, poiché il fallimento o il ritardo anche di un solo elemento può produrre il fallimento dell’intero sistema.

L’Ue contribuisce alla difesa missilistica dell’Europa con il progetto Timely Warning and Interception with Space-based TheatER surveillance (Twister), nel quadro della Permanent Structured Cooperation (Pesco), la cooperazione strutturata permanente in materia di difesa. Twister svilupperà entro il 2030 un intercettore europeo endo-atmosferico multi-ruolo, capace di rispondere tanto a obiettivi convenzionali come aerei da caccia di prossima generazione, quanto a minacce provenienti da missili balistici di manovra con distanze intermedie, missili da crociera ipersonici o supersonici, alianti ipersonici. Non è un caso che Twister sia tra i progetti Pesco più ambiziosi in termini capacitivi, né che siano coinvolti in questa iniziativa alcuni tra i Paesi più forti nella difesa missilistica quali Francia – con un ruolo di guida – Germania, Italia e Spagna, insieme a Finlandia e Paesi Bassi.

LA POSIZIONE DI ROMA

Per l’Italia, la partecipazione attiva alla Iamd svolge un ruolo molteplice, oggetto di discussione in un webinar organizzato dallo Iai il prossimo 7 aprile. In primis, il Paese ospita armi nucleari tattiche degli Stati Uniti e partecipa all’iniziativa di nuclear-sharing della Nato. Ciò rende il territorio italiano un potenziale bersaglio di minacce e attacchi da parte dei rivali dell’Alleanza, come la Russia che sta fortemente investendo in capacità missilistiche, e lega ancor più l’Italia alla dimensione transatlantica di difesa collettiva e deterrenza.

Allo stesso tempo, in un passato non lontano la condizione di instabilità nel vicinato nel Mediterraneo allargato ha già prodotto attacchi missilistici diretti contro l’Italia, in particolare nel 1986 con il lancio di missili SS-1 Scud verso la Sicilia da parte del regime libico di Gheddafi. Il rischio da sud è oggi aumentato anche a seguito del saccheggio post-2011 degli arsenali libici da parte delle varie fazioni in lotta nel Paese nordafricano.

La partecipazione particolarmente attiva delle Forze armate italiane in missioni all’estero, inclusi i teatri di conflitto a più alta intensità, rende le capacità di difesa missilistica un asset fondamentale anche per la protezione delle forze in teatro. Alla luce del recente ruolo guida che Roma ha assunto nella missione Nato in uno dei teatri più pericolosi – l’Iraq –, la rilevanza di una adeguata protezione da questa minaccia aumenta d’importanza.

Gli asset di difesa missilistica infine hanno permesso a Roma di sostenere alleati come la Turchia, con un dispiegamento di una batteria Samp-T per rassicurare Ankara di fronte alle minacce missilistiche provenienti dalla Siria, in un’ottica di solidarietà transatlantica e come strumento a sostegno della politica estera italiana.

CAN CHE ABBAIA NON MORDE…?

La difesa missilistica rimane uno strumento che l’Italia auspica di non dover mai utilizzare, e qualsiasi sviluppo capacitivo in questo settore non può prescindere da un’attenta valutazione di tutti gli aspetti che determinano oggi una condizione difficile dello scenario internazionale, con l’obiettivo di evitare pericolose dinamiche di escalation.

Le attuali tensioni tra Russia e Occidente, come tra Stati Uniti e Cina, non permettono in nessun modo scivoloni in questo senso e impongono a tutti strategie quanto più ponderate, in raccordo con gli alleati in seno alla Nato e con i partner europei. L’auspicio è di seguire –  senza eccezioni – il principio del can che abbaia ma non morde; ma se non dovesse bastare, mostrare i denti a volte è necessario.

 

Articolo pubblicato su affarinternazionali.it

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Start Magazine

Errore

Back To Top

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Start Magazine

Errore