Innovazione

Ecco come la Cina lancia la sfida tecno-finanziaria alla giapponese Softbank

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La Cina prova con un fondo tecnologico da 15 miliardi di dollari a competere con Vision Fund, il fondo da 100 miliardi di dollari creato dalla giapponese Softbank che intimorisce la società di venture capital della Silicon Valley.

Il colosso pubblico China Mercants Group e SPF Group, un piccolo gestore di fondi con sede a Pechino – che conta tra i suoi partner Joshua Fink, figlio di Larry Fink, fondatore della più grande società di investimenti al mondo BlackRock– uniranno le forze con la britannica Centricus per costituire un fondo per investire e acquistare società tecnologiche cinesi.

LA CORSA CINESE CON NEW ERA TECHNOLOGY FUND

Secondo il Financial Times, il nuovo fondo da 100 miliardi di yuan sarà denominato China New Era Technology Fund. Nell’ambito dell’accordo, China Merchants Capital Investment Management Co, la società di investimento del conglomerato China Merchants Group, insieme ad altri investitori con sede cinese, contribuiranno fino al 40% al fondo. China Merchants Group è una delle più grandi imprese statali del paese con un totale attivo di 1,1 trilioni di dollari alla fine dello scorso anno, secondo il sito web della compagnia. Nel 2017 ha registrato entrate per circa 88 miliardi di dollari.

Nel frattempo, sarà creata una nuova joint venture tra Centricus e SPF Group incaricata di gestire il nuovo fondo insieme a una filiale del China Merchants Group.

Centricus e SPF Group puntano a raggiungere il restante 60% raccogliendo capitali da governi, università e altre società tecnologiche.

IL RUOLO CHIAVE DI CENTRICUS

Allearsi con Centricus non è una scelta casuale per Pechino, visto che la società britannica aveva fornito la propria consulenza alla giapponese SoftBank per l’iniziativa da 100 miliardi di dollari. Centricus è guidata dall’ex dirigente della Deutsche Bank Nizar Al-Bassam e dall’ex partner di Goldman Sachs Dalinc Ariburnu, che hanno stretti legami con i fondi sovrani del Golfo. Quest’ultimi avrebbero aiutato SoftBank ad assicurarsi un investimento di 60 miliardi di dollari da parte dei fondi statali dell’Arabia Saudita e di Abu Dhabi.

INARRIVABILE VISION FUND

Pechino si affianca agli altri investitori globali nella corsa per raccogliere investimenti sempre più grandi per competere con il megagalattico fondo di SoftBank, guidato dal visionario Masayoshi Son, che ha ribaltato il tradizionale approccio al capitale investito in venture capital investendo ingenti somme in start-up.

Dalla fondazione nel novembre 2016, Vision Fund ha effettuato massicci investimenti in Uber Technologies, nel gigante di co-working globale WeWork, nella startup per la consegna di cibo DoorDash e nell’app per la camminata del cane Wag. Due settimane fa, il fondo giapponese ha iniettato un investimento di 250 milioni di dollari in Cohesity, società di storage con sede in California che fornisce servizi per aiutare le aziende a memorizzare, gestire e proteggere i propri dati.

PARTITA TRA GIGANTI

“La rivoluzione tecnologica sta avvenendo molto più rapidamente del previsto e questo sta creando una grande corsa per gli investimenti nel settore. Siamo in una fase in cui le dimensioni dei fondi disponibili e la possibilità di accedere ai grandi mercati saranno il punto di svolta del gioco” ha dichiarato Dalinc Ariburnu di Centricus.

La scorsa settimana, sempre il Ft aveva riportato che Sequoia Capital, la società di venture capital della Silicon Valley, aveva raccolto i primi 6 miliardi di dollari di quello che sarà un fondo globale di 8 miliardi di dollari, in quanto il fondo giapponese di Son intimidisce anche gli Stati Uniti.

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