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La Cina si prepara ad allentare la morsa sulle big tech?

Cina

Le autorità di regolazione in Cina annunciano l’inizio della fine della stretta sulle società tecnologiche, dopo due anni difficili per il settore. Tutti i dettagli

Svolta tech in Cina.

Secondo Guo Shuqing, segretario del Partito comunista per la Banca popolare cinese (il nome ufficiale della banca centrale della Cina), la stretta delle autorità di Pechino sul settore digitale sta per giungere alla fine.

COSA HA DETTO GUO SULLA CAMPAGNA DI “RETTIFICAZIONE” DELLE BIG TECH

Guo ha detto infatti che la cosiddetta “campagna speciale di rettificazione”, avviata più di due anni fa e che ha riguardato le attività finanziarie di quattordici società tecnologiche cinese, è quasi conclusa: rimarrebbero alcune questioni da risolvere, ma la supervisione sul settore verrà normalizzata e saranno anche offerti aiuti alle piattaforme più importanti per livelli occupazionali e presenza internazionale.

LA CINA ALLENTERÀ LA STRETTA SUL SETTORE TECNOLOGICO?

Guo è anche il presidente della China Banking and Insurance Regulatory Commission (CBIRC), l’agenzia governativa che vigila sul mercato bancario e assicurativo cinese.

Le sue dichiarazioni – ha scritto il giornale cinese Caixin – rappresentano “il primo segnale da parte di un alto funzionario di regolamentazione che il governo sta concludendo un massiccio giro di vite che ha colpito le maggiori società Internet del paese”, tra cui Alibaba Group, concentrata sull’e-commerce, e Tencent Holdings, focalizzata invece sull’intrattenimento.

La stretta regolatoria della Cina sull’industria tecnologica nazionale è iniziata nell’ottobre del 2020, mossa dalla volontà di riportare questo settore sotto il controllo statale. Le autorità dissero che gli operatori delle piattaforme digitali potevano abusare del loro potere e limitare la concorrenza nel settore.

LE SOCIETÀ COLPITE

Il giro di vite ha riguardato molte attività diverse, dalla formazione online al trasporto privato (ride-hailing) al commercio elettronico. E ha portato, tra le altre cose, alla sospensione dell’offerta pubblica iniziale di Ant Group, la società di servizi finanziari fondata da Jack Ma, e alla revoca delle negoziazioni di Didi Global, vero e proprio gigante del ride-hailing, dalla borsa di New York dopo appena cinque mesi dal debutto.

Pechino ha inoltre imposto ad Alibaba il pagamento di multe record. E ha obbligato Meituan, piattaforma di consegna di cibo a domicilio, ad abbassare le tariffe applicate ai ristoranti e a migliorare il trattamento dei suoi driver.

La durezza del governo nei confronti delle compagnie tecnologiche ha ovviamente avuto delle ripercussioni sulle azioni delle compagnie tecnologiche cinesi: Caixin scrive che ne ha cancellato fino al 70 per cento del loro valore di mercato a Hong Kong e negli Stati Uniti.

I PRIMI SEGNALI AMMORBIDIMENTO

I primi segnali di ammorbidimento della postura governativa nei confronti dell’industria tecnologica – benché non provenienti da un alto funzionario di un’autorità di regolazione – sono giunti a marzo del 2022, quando il vicepremier Liu He dichiarò che gli sforzi per “rettificare” le piattaforme di Internet dovevano venire ultimati “il prima possibile” in modo da permettere una crescita stabile di queste società.

Due mesi dopo, la banca centrale cinese disse che avrebbe adottato una supervisione normalizzata delle attività finanziarie delle compagnie tecnologiche e che avrebbe sostenuto lo “sviluppo sano” del settore, riporta Caixin.

A dicembre, durante la Central Economic Work Conference, durante la quale è stata definita l’agenda di politica economica per la Cina nel 2023, le autorità hanno parlato di rapido sviluppo dell’economia digitale, di normalizzazione della regolazione per il settore, di sostegno del contributo delle piattaforme alla crescita economica complessiva e di competizione globale sul digitale.

Stando alle fonti di Caixin, già il 20 settembre i regolatori cinesi si erano riuniti con quattordici grandi compagnie tecnologiche e avevano detto loro che non sarebbero più state emesse politiche restrittive per il settore.

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