Innovazione

Vi racconto l’alleanza Stato-industria in Cina per la ricerca su armi smart con 31 liceali

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Non lanciano sedie alla professoressa, non bullizzano i compagni di scuola meno fortunati, non idolatrano la Ferragni o altri improbabili influencer, ma studiano e brillano per vivacità d’intelletto.

Non sono gli extraterrestri del “sigaro volante” sfrecciato nelle nostre galassie, ma preoccupano lo stesso.

Sono 31 i liceali cinesi scelti dal governo di Pechino per un avveniristico progetto di ricerca. Tra loro solo quattro ragazze e quest’ultima considerazione potrebbe far pensare ad un problema “di genere”, ma il dettaglio numerico è solo un pretesto. L’attenzione si incentra sul progetto e non sugli equilibri “gender” dei selezionati a lavorarci.

I più bravi scelti tra cinquemila candidati saranno impegnati per quattro anni in una attività sperimentale mirata alla realizzazione di armi “smart”. Li aspettano le aule del Beijing Institute of Technology (BIT), uno dei fiori all’occhiello del sistema universitario della Repubblica Popolare, dove lavoreranno al programma per lo sviluppo di applicazioni di intelligenza artificiale in tecnologia a destinazione militare. I giovanissimi (l’età massima non supera i 18 anni) potranno “giocare” con sottomarini nucleari dotati di microchip aventi capacità di autoapprendimento oppure con robot nanotecnologici in grado di “nuotare” e muoversi all’interno del sistema vascolare umano.

La delicatezza dell’iniziativa ha comportato l’assoluta blindatura di ulteriori elementi informativi in proposito. Per i super-teenager non è bastato dimostrare di essere dei geni: hanno dovuto dare prova di pensiero creativo, di determinazione a combattere per ottenere un risultato, di persistenza nel non mollare nei momenti difficili di una sfida, di indiscutibile spirito patriottico. A queste caratteristiche encomiabili, se ne aggiunge un’altra un po’ più inquietante ovvero la passione a sviluppare armi…

L’attività – la cui notizia è riportata dal South Morning China Post – rientra nel quadro della competizione planetaria nel settore delle applicazioni di intelligenza artificiale nello scenario bellico.

E’ stato previsto un “mentoring” attentissimo alla buona “crescita” dei prescelti e ogni studente avrà due “angeli custodi”, uno con background accademico e l’altro proveniente dal mondo industriale della Difesa.

Dopo un primo semestre introduttivo con tematiche multidisciplinari, ciascun “neo-arruolato” dovrà scegliere l’indirizzo di specializzazione e verrà assegnato al laboratorio più idoneo per lo sviluppo delle potenzialità del giovane talento.

Qi Yishen, uno di questi giovanissimi che arriva dalla provincia di Shandong, ha dichiarato di avere un interesse viscerale per pistole, fucili e armi in genere fin da quando era bimbo e ha coltivato la sua passione leggendo già da piccolo libri e riviste specializzate. Proprio questa predilezione lo ha spinto a rinunciare alla selezione a cui stava partecipando per accedere all’Ateneo di Tsinghua, uno delle più ambite università cinesi. L’attrazione fatale di Yinsen è un segnale da non trascurare, come certo non passa inosservata l’iniziativa nel suo complesso.

Il lancio del programma – lo scorso 28 ottobre – è avvenuto nel quartier generale della Norinco (uno dei principali contractor del governo di Pechino) e il rappresentante degli studenti Cui Liyuan nell’occasione ha dichiarato “Stiamo affrontando un nuovo cammino, pronti a fare cose che nessuno ha fatto prima d’ora”.

A voler rimanere geograficamente in zona, una frase simile viene attribuita a Mao Tse Tung: se è vero che “Un lungo cammino inizia sempre con un piccolo passo”, stavolta ci si trova dinanzi ad una falcata gigantesca che non può lasciare indifferenti.

Se oltre oceano la Defense Advanced Research Project Agency (la mamma di Arpanet, ossia la nonna di Internet…) non sta certo a curare le acconciature delle Barbie (“pettinare le bambole” sembrava troppo low level), ci si accorge che dalle nostre parti il ruolo degli spettatori è quello che maggiormente si addice alle nuove generazioni. Lo spaventoso orizzonte che si profila imporrebbe almeno di prendere in considerazione quanto sta accadendo.

La sinergia tra Difesa e industria può cominciare proprio come altrove accade. Il contesto universitario può essere il trait d’union, i giovani il motore e al tempo stesso la speranza.

La cooperazione deve superare il patetico livello dei protocolli d’intesa e delle strette di mano dinanzi ai fotografi. Se ci si ubriaca solo di chiacchiere e non si passa ai fatti, si perde persino il diritto di criticare chi dall’altra parte del mondo prende iniziative discutibili o potenzialmente pericolose.

Aspettiamo di conoscere le 31 promesse italiane, nella speranza che trovino l’antidoto alle minacciose ipotesi progettuali che altri Paesi stanno plasmando e – magari – riescano ad applicare la loro intelligenza per il bene di tutti e non per seminare morte.

Umberto Rapetto
Generale GdF in congedo – già comandante del GAT Nucleo Speciale Frodi Telematiche
Docente universitario, giornalista e scrittore
CEO @ HKAO Human Knowledge As Opportunity 
Consigliere di amministrazione di Olidata con delega alla cybersecurity

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