Innovazione

Chi ha architettato Olli, il piccolo bus a guida autonoma battezzato a Torino

di

cervello Watson

Olli (primo minibus a guida autonoma d’Europa) è nato da una stampante 3D della statunitense Local Motors e ha apparati tecnici dell’americana Robotic Research, attiva nelle applicazioni militari.

 

Presto ci sarà un piccolo bus a guida autonoma che girerà per il centro di Torino. Questione di mesi, non di anni. Il tempo necessario per risolvere alcuni problemi, come l’aspetto assicurativo, e poi si parte.

Si chiama Olli e già può circolare lungo i viali alberati dell’Itcilo, il campus delle Nazioni Unite scelto per sperimentarlo a Torino. Il primo minibus a guida autonoma d’Europa, che accompagna nei loro spostamenti studenti e professori, ha otto posti a sedere in quattro metri di lunghezza, motore elettrico, 50 chilometri di autonomia, velocità massima di 45 chilometri orari.

A bordo nessun autista, solo un addetto alla sicurezza per valutare che tutto funzioni. Il luogo per la sperimentazione è stato scelto attraverso una sfida tra città europee, il challenge internazionale di Local Motors, vinta lo scorso anno da Torino (insieme ad Amsterdam) per la selezione dei migliori contesti urbani di sperimentazione dello shuttle a guida autonoma.

Tra quattro mesi dovrebbe essere pronto ad affrontare la sfida più complessa, la strada, in una città che non ha ancora metabolizzato l’avvio dei servizi di sharing per i monopattini elettrici partiti tra le polemiche per l’assenza di normativa e segnaletica che avevano spinto il comandante dei vigili a usare il pugno duro e staccare multe da diverse migliaia di euro, poi annullate.

“Più sperimentazioni ci sono nelle varie città e meglio è”, ha commentato la ministra all’Innovazione Paola Pisano, tra le prime passeggere di questo veicolo dotato di intelligenza artificiale e con telecamere, all’interno e all’esterno, per avere tutto sotto controllo. “Si capiscono potenzialità e problematiche delle tecnologie, si capisce come migliorarle e quali sono le applicazioni che interessano i cittadini – ha aggiunto l’ex assessora torinese – Si crea una squadra coesa per lavorare al futuro della mobilità”.

Olli è nato da una stampante 3D della statunitense Local Motors e deve il suo apparato di sensoristica e telecamere all’americana Robotic Research, alle spalle vent’anni di esperienza nelle applicazioni militari. “Rappresenta un pezzo di mobilità futura – ha aggiunto Pisano – che sarà fatta di una parte autonoma e di una parte ancora normale, quindi bisognerà pensare all’interazione tra queste due mobilità. Inoltre, sarà fatta di nuove competenze, per cui serve un processo di formazione, coinvolgendo anche le Università, per formare quelli che noi chiamiamo i ‘meccanici del futuro’, perché ci sarà bisogno di nuove professionalità e si dovranno riformare le professionalità che oggi lavorano su macchine che non hanno una sensoristica così avanzata”.

Alla sperimentazione lavora anche Reale Mutua che sta studiando formule innovative per le polizze di questi veicoli. “Serve una regolamentazione della mobilità autonoma su cui stiamo lavorando”, ha annunciato la ministra. Un aspetto su cui si è soffermata anche la sindaca Chiara Appendino. “La rivoluzione tecnologica che è in atto deve essere governata – ha sottolineato – Bisogna costruire politiche per monitorarla, mitigarne i rischi, coglierne le opportunità”.

Torino vuole essere capofila di questa sperimentazione, sulla scia del lavoro impostato in città dalla ministra quando era a Palazzo di Città. Però per farlo si affida anche a una massiccia dose di marketing e ha alle spalle vari tentativi non entusiasmanti. Il marketing, in questo caso, è tutto a favore del M5S perché a seguire un corso di formazione per poi illustrare agli utenti il funzionamento del minibus ci saranno anche destinatari del reddito di cittadinanza che i navigator stanno cercando di aiutare a trovare lavoro.

Nel capitolo figuracce, resta memorabile il semaforo rosso bruciato dall’auto a guida assistita che la sindaca Appendino stava testando in diretta Facebook l’anno scorso per la prima volta in un breve tratto di traffico cittadino.

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